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In viaggio: in cammino con Papa Francesco

di Matteo Malaisi
Esperto cinematografico

 

“Non pensare mai che la lotta che conduci quaggiù sia del tutto inutile. In noi palpita un seme di assoluto. E soprattutto sogna. Non avere paura di sognare. Sogna un mondo che ancora non si vede ma che di certo arriverà!”

Con queste parole di speranza inizia In viaggio, il documentario che il regista Gianfranco Rosi dedica ai viaggi apostolici di Papa Francesco: un pellegrinaggio laico e spirituale attraverso le ferite aperte del nostro tempo, uno sguardo sul mondo dal punto di vista di chi ha scelto la via dell’umiltà, della compassione e dell’ascolto come forma di testimonianza.

Il tema del viaggio, nel cinema come in tutte le arti, diventa sempre occasione per capire quanto sia importante nella vita di tutti i giorni rimettersi in moto verso qualcosa o verso qualcuno; perché il viaggio alimenta la nostra condizione di ascolto e di misericordia, e in qualche modo ci cambia sempre.

Era doveroso, quindi, ricordare un uomo che ha saputo fare del viaggio uno strumento di pace.

La trama: un umile pellegrino

In nove anni di pontificato, Papa Francesco ha compiuto 37 viaggi in 53 Paesi: dalle isole del Mediterraneo ai deserti del Medio Oriente, dall’Africa al Sud America, dalla Corea al Giappone. Francesco Rosi, già autore di documentari come Fuocoammare e Notturno, raccoglie e rielabora questo materiale (in parte d’archivio) costruendo una narrazione emotiva e spirituale. Il flusso della voce del Santo Padre accompagna dolcemente l’intero film catapultando lo spettatore in un’esperienza di costante preghiera e meditazione, ma lo spazio filmico è enormememente riempito anche dalle sequenze fatte di lunghi silenzi.

Non ci sono interviste, non ci sono spiegazioni didascaliche: In viaggio è un film costruito su immagini e parole, quelle dei discorsi pubblici del Papa, che diventano via via più intense, più profetiche, più politiche. Francesco incontra l’umanità vera: migranti, rifugiati, detenuti, malati, giovani, poveri. Ogni tappa è un mosaico di volti, silenzi, lacrime, strette di mano. Il film è tanto sul Papa quanto sulle persone che lo circondano, che lo attendono, che lo ascoltano e che lo accolgono nei propri mondi.

I temi: quelli del nostro tempo

In viaggio affronta con pudore ma senza retorica i grandi temi del nostro tempo: l’emergenza migratoria, le guerre dimenticate, la crisi ecologica, le disuguaglianze economiche, il dialogo tra culture e religioni.

Papa Francesco appare come una figura fuori dagli schemi, capace di rompere protocolli e abitudini, di parlare a credenti e non credenti con la stessa intensità. È un uomo che ha scelto di esporsi, di mettersi a rischio, per testimoniare un’idea precisa di Chiesa: povera, attiva, misericordiosa e solidale.

La tecnica: l’inconfondibile mano di Francesco Rosi

Il documentario lascia che siano i discorsi del Papa a veicolare il messaggio. Francesco non esita a denunciare i mali del mondo: la “globalizzazione dell’indifferenza”, le “guerre dimenticate”, “l’economia che uccide”. Eppure c’è sempre un invito alla speranza, all’azione concreta, al prendersi cura degli altri.

Lo stile di Gianfranco Rosi è riconoscibile e coerente con il suo cinema documentaristico: essenziale e colmo di immagini profonde. Il suo sguardo è distante ma non freddo, osserva senza invadere, ascolta senza commentare. La macchina da presa è spesso fissa, o si muove con lentezza. Il ritmo è meditativo, quasi liturgico.

La scelta di alternare immagini ufficiali – riprese spesso dai media vaticani – a momenti più intimi, in cui il Papa appare stanco, pensieroso, ritirato in preghiera costruisce una doppia dimensione: quella del leader globale della Chiesa Cattolica e quella dell’uomo solo, in qualche modo impotente di fronte alle tragedie del mondo.

Spettatori in viaggio

In viaggio è un documentario che chiede allo spettatore di mettersi in ascolto. Non intrattiene, non cerca la lacrima, ma invita a riflettere. È un film dal ritmo cadenzato, lento ma necessario. In un’epoca dominata dalla velocità, dalla distrazione, dalla frammentazione, Rosi propone un tempo sospeso, un esercizio di attenzione e di empatia.

Papa Francesco, in questo ritratto, non è il messaggio, ma il messaggero. Il documentario, infatti, non parla solo di lui, ma parla attraverso di lui. Ed è proprio in questo passaggio che si coglie la forza politica e poetica dell’opera: un viaggio che non è solo geografico, ma etico; non solo papale, ma umano.

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