di Matteo Malaisi
esperto di cinema
In questi mesi, mentre il mondo continua a mostrarci la perdita di umanità nel fumo di continue guerre e tragedie, diventa sempre più necessario interrogarsi su cosa significhi davvero la parola comunità. E magari alzare una voce di speranza.
Il regista Ken Loach ha sempre confidato nel mezzo cinematografico per raccontare storie legate all’ingiustizia sociale, restituendoci un’eco malinconica di speranza, un riverbero capace di toccare il nostro animo e di renderlo più umano. The Old Oak, il suo ultimo film, è allora l’occasione perfetta per riflettere proprio sul tema della comunità: una parola spesso svuotata, ma che ha bisogno di essere ritrovata e vissuta nella quotidianità.
la trama: un villaggio segnato dalla rabbia e dall’abbandono
Il film è ambientato in un villaggio nel nord-est dell’Inghilterra, segnato dalla chiusura delle miniere e dall’abbandono dei giovani. Quella che un tempo era una comunità viva si ritrova ora immersa nella rabbia, nel risentimento e privata della speranza. Le case vuote diventano rifugio per alcune famiglie siriane, arrivate in Gran Bretagna in cerca di una nuova possibilità.
Gli abitanti del villaggio sono attraversati da una rabbia silenziosa, ciascuno schiacciato dai propri problemi. L’ignoranza si diffonde, e le parole che emergono sono spesso cariche di odio e razzismo. È più facile lasciar uscire la paura piuttosto che l’amore e la gentilezza. Eppure, noi spettatori sappiamo che questa non è tutta la verità: accanto al rumore dell’odio, esiste anche un bene silenzioso, meno evidente ma profondamente reale.
Tommy e il gesto che cambia tutto
Una giovane ragazza siriana arriva nel villaggio e la sua macchina fotografica viene distrutta. Tommy Joe, proprietario del pub The Old Oak, decide di aiutarla, riparandola. È un gesto semplice, ma rivelatore. “The Old Oak” significa “la vecchia quercia”: è il simbolo evidente di un luogo da un lato fragile, al suo tramonto, ma dalle radici solide e profonde, che può essere ancora occasione per infondere vita e speranza.
Tommy, insieme a un’amica, cerca di sostenere la comunità siriana offrendo cibo, vestiti, una bicicletta… Non è un atto eroico, ma qualcosa che nasce spontaneamente, quasi inevitabile per lui – simile al lavoro dei missionari, che non realizzano gesti straordinari, ma presenza, ascolto e condivisione. Tommy però sente che non basta mai, vorrebbe fare di più (proprio come i missionari). È disilluso, osserva i clienti del suo pub perdersi in discorsi vuoti e razzisti, e spesso non riesce a reagire, se non con il silenzio.
La fotografia: metafora della speranza fragile
La messa in scena è estremamente coerente: la fotografia restituisce perfettamente il legame tra forma e contenuto. La luce malinconica del paesaggio inglese, segnata da nuvole costanti e tonalità grigie, diventa simbolo di una speranza fragile, presente ma soffocata. Gli interni sono bui, attraversati da una tenue luce, quasi a voler suggerire una chiusura interiore.
E proprio qui emerge la forza simbolica del film: il pub stesso diventa metafora del suo proprietario. Un luogo chiuso che lascia entrare poca luce, ma che lentamente prova ad aprirsi. L’arrivo della comunità siriana diventa allora un’occasione: non solo per aiutare chi fugge dalla guerra e dalla morte, ma anche per riscoprire il senso della propria esistenza, avvolta nel dolore di un tragico passato.
Prendersi cura degli altri per illuminare la propria vita
Nell’aprirsi e nel prendersi cura degli altri, si accende una luce che illumina anche la propria vita. Ed è forse proprio questo il cuore del film: la comunità non è qualcosa che si eredita o si impone, ma qualcosa che si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso gesti semplici, concreti, profondamente umani.
Il vecchio pub The Old Oak ha una stanza inutilizzata da anni e che, dopo un lavoro di riassestamento, diventerà un nuovo luogo di incontro dove poter offrire pasti a tutti coloro che ne hanno bisogno. Si concretizza, così, il vero senso di comunità: un luogo – fisico o meno – dove poter aiutare tutti e stare insieme, uniti, condividendo sia le proprie storie di dolore che le gioie della vita.
The Old Oak ci ricorda che costruire comunità è sempre possibile, anche nelle situazioni più difficili. Basta un piccolo gesto di cura, perché può diventare una scintilla di luce nel buio del nostro tempo.