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Giuditta e Maria. Figure periferiche cambiano la storia

Di Valentina Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità

C’è una figura che è periferica sia nella cultura biblica media del cristiano sia nella cultura ebraica (perché rimossa dal canone ufficiale): Giuditta. Una donna che riesce a far crollare l’esercito nemico del suo popolo con l’inganno, la furbizia e la bellezza. Una donna appartenente, anche se in maniera privilegiata, a categorie periferiche della società in quanto, appunto, donna, ma anche vedova.

Giuditta ha molto da spartire con Maria: anche quest’ultima è una figura periferica nei vangeli, anche lei è donna e per di più incinta fuori dal matrimonio. Ma entrambe, con la loro fede e la loro lungimiranza, sono riuscite a cambiare le sorti di molti.

La preghiera di Giuditta: forza per gli umili

Allora Giuditta cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell’ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l’incenso della sera, Giuditta supplicò a gran voce il Signore: (…) Or ecco gli Assiri hanno aumentato la moltitudine dei loro eserciti, vanno in superbia per i loro cavalli e i cavalieri, si vantano della forza dei loro fanti, poggiano la loro speranza sugli scudi e sulle lance, sugli archi e sulle fionde e ignorano che tu sei il Signore che disperdi le guerre; Signore è il tuo nome. Abbatti la loro forza con la tua potenza e rovescia la loro violenza con la tua ira: fanno conto di profanare il tuo santuario, di contaminare la Dimora ove riposa il tuo nome e la tua gloria, di abbattere con il ferro il corno del tuo altare. Guarda la loro superbia, fa’ scendere la tua ira sulle loro teste; infondi a questa vedova la forza di fare quello che ho deciso. Con l’inganno delle mie labbra abbatti il servo con il suo padrone e il padrone con il suo ministro; spezza la loro alterigia per mezzo di una donna. Perché la tua forza non sta nel numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati. Sì, sì, Dio del padre mio e di Israele tua eredità, Signore del cielo e della terra, creatore delle acque, re di tutte le tue creature, ascolta la mia preghiera.

Gdt 9, 1 e 7-12

Il libro di Giuditta fa parte della Bibbia cristiana, ma non rientra in quella ebraica (il testo originale era già mancante all’epoca della fissazione del canone giudaico). La sua figura riemerse solo nel medioevo, quando alcuni rabbini la recuperarono come eroina femminile al pari della più famosa Ester.

La pericope che ho scelto si colloca prima dell’episodio risolutivo della vicenda, che molti hanno sicuramente in mente grazie al meraviglioso dipinto di Caravaggio nel quale una giovanissima, bellissima, risoluta Giuditta sta tagliando la testa a Oloferne, generale supremo dell’esercito di Nabucodonosor.

È bene riassumere l’intera vicenda, dato che è così poco nota (rientra raramente nei messali). Durante l’assedio della città israelita di Betulia da parte dell’esercito assiro guidato da Oloferne, generale di Nabucodonosor, gli assedianti hanno tagliato le fonti d’acqua e il popolo, stremato dalla sete, chiede ai propri capi di arrendersi. I governanti decidono di attendere ancora cinque giorni: se Dio non interverrà, si consegneranno al nemico. Giuditta, una vedova pia e rispettata, fedele a Dio e al marito che l’ha lasciata nell’agio, decide di intervenire. Rimprovera duramente i capi per aver messo alla prova Dio ponendogli un ultimatum. Dopo aver ottenuto la loro fiducia, Giuditta prega intensamente (la bellissima preghiera riportata qui sopra), poi si fa bella, si reca al campo nemico e seduce Oloferne. Durante un banchetto, quando il generale è ubriaco e addormentato, Giuditta gli taglia la gola con la sua stessa spada. Tornata a Betulia con la testa del nemico, scatena il panico tra gli assiri che fuggono permettendo così la salvezza del popolo.

Giuditta e Maria: donne forti con il cuore saldo

Il nome Giuditta ha diverse interpretazioni etimologiche, la più interessante delle quali rimanda al verbo hodà e può significare “colei che riconosce e ringrazia”. Calza a pennello: Giuditta è colei che riconosce la potenza del Signore e la correttezza del suo popolo. Nel capitolo precedente inveisce contro i capi del suo popolo dicendo:

Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido se a lui piacerà. Realmente in questa nostra generazione non c’è mai stata, né esiste oggi una tribù o famiglia o popolo o città tra di noi, che adori gli dei fatti da mano d’uomo, come è avvenuto nei tempi passati.

Giuditta è una donna lucida che sa leggere le situazioni attorno a lei con realismo e coraggio e che riesce, al contempo, a mettersi nelle mani del Signore senza peccare di superbia, neppure dopo essere riuscita in ciò che né i capi né l’esercito erano riusciti a fare. Una donna che riconosce e ringrazia, come le radici del suo nome suggeriscono. Tutte caratteristiche che la accomunano a Maria.

Ecco forse perché l’unica lettura presa da questo libretto edificante che troviamo nei messali romano e ambrosiano anima una delle messe dedicate alla Beata Vergine: un’altra donna forte che ha il cuore abbastanza saldo e allo stesso tempo leggero da riconoscere ciò che accade attorno a lei. E per questo, ringraziare.

C’è un altro parallelismo, tra le due: “Benedetta tu sei!” A Giuditta viene rivolta questa parola da Ozia, il capo della sua città (cfr Gdt 13,18). La stessa identica frase la dirà a Maria sua cugina Elisabetta, non appena quest’ultima ne sente la voce e, insieme al bimbo che porta nel grembo, viene scossa da un sussulto (cfr Lc 1,41-42).

Due inni di lode: quando le donne cantano la salvezza

Vale la pena concludere questo viaggio di conoscenza della figura di Giuditta comparando i due inni che lei e Maria rivolgono a Dio. Quello di Giuditta, che troviamo al capitolo 16, è molto più lungo; quello di Maria è il celebre Magnificat del Vangelo di Luca.

L’inno di Giuditta (Gdt 16, selezione)

Canterò al mio Dio un canto nuovo: Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella potenza e invincibile. Ti sia sottomessa ogni tua creatura: perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte, hai mandato il tuo spirito e furono costruite, nessuno resisterà alla tua voce. I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque, davanti a te le rocce si scioglieranno come cera; ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio. Poca cosa è per te ogni sacrificio di soave odore, e meno ancora ogni grasso offerto a te in olocausto; ma chi teme il Signore è sempre grande. Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo: il Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio, metterà fuoco e vermi nelle loro carni, e piangeranno nel tormento per sempre.

 

Il Magnificat di Maria (Lc 1, 46-55)

L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre.

Il libro di Giuditta probabilmente non narra una vicenda storicamente accaduta ma è un racconto simbolico della battaglia contro il male del piccolo popolo di Israele che, se si affida a Dio e in lui ripone le sue speranze, non può che vincere e prosperare.

Ma, per quanto alcuni libri siano effettivamente “storici”, non è l’interesse principale della Bibbia quello di essere una raccolta di narrazioni storiche o di cronaca. La Bibbia mira a consegnarci le chiavi per interpretare la realtà nelle sue pieghe meno scontate, da scrutare e meditare con attenzione, avendo come faro la fede in un Dio che ci ama e ci sorregge anche nelle decisioni più difficili e coraggiose che dobbiamo prendere, se queste sono orientate al bene comune.

Giuditta, personaggio di finzione, e Maria, personaggio reale, ci insegnano che anche nei vicoli più periferici dell’esistenza possiamo trovare le spinte per cambiare il corso della storia. Salvando, se non un popolo o l’umanità intera, almeno le persone intorno a noi. Questo avviene quando ci affidiamo a Dio, dialoghiamo con lui, lo interroghiamo, con lui dibattiamo e ci arrabbiamo nel tentativo di riparare un mondo sbagliato, corrotto, che si ferma alle vicende mondane dimenticando l’umanità che ci accomuna, che ci rende fratelli e sorelle, in qualunque parte del mondo ci troviamo.

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