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C’è ancora domani: la speranza delle donne

La trama

La Seconda guerra mondiale è finita. Per la prima volta nella storia italiana le donne hanno il diritto di andare a votare. Siamo alle porte del referendum: repubblica o monarchia? È questo il contesto storico che Paola Cortellesi sceglie per la sua opera prima dietro la macchina da presa.

Delia è una madre di famiglia del proletariato romano che deve badare al suocero misogino, a due figli e una figlia (prossima al fidanzamento con un ragazzo di una famiglia facoltosa), facendo di tutto per portare soldi a casa: ripara ombrelli in una bottega, fa iniezioni ad anziani signori, rappezza vestiti sgualciti per rivenderli, lava e stende i panni di una famiglia borghese. Anche il marito Ivano (Valerio Mastandrea) lavora duro e non ammette errori: è lui il capo supremo della famiglia e non rinuncia alle maniere forti, commettendo violenze ripetute contro sua moglie Delia.

In occasione della ricorrenza dell’8 marzo, la Giornata internazionale dei diritti delle donne, il recente C’è ancora domani è il film perfetto per riflettere sul ruolo delle donne nella nostra società, sulla loro forza, sulla loro invidiabile dignità e sul loro estremo coraggio.

La guerra quotidiana delle donne

Con venature spesso comiche e grottesche, Paola Cortellesi ha il coraggio di mostrare tutto l’orrore di una società patriarcale che pensa di costruire un domani solido attraverso la violenza e la privazione della parola: più volte nel film alle donne, indistintamente a quelle appartenenti all’aristocrazia, alla borghesia o al proletariato, viene ribadito dagli uomini di stare zitte. Una continua negazione dell’opportunità di espressione, della semplice volontà di proferire un pensiero attraverso la parola. Le donne devono solo concretamente occuparsi delle faccende della vita, non possono pensare, non possono parlare. La regista ci offre l’occasione per una presa di coscienza significativa: la mentalità e la società maschilista, è vergognoso ribadirlo, sono state così come vengono dipinte nel film. E lo sono ancora sotto per molti aspetti.

Delia, però, è una donna forte, accumula ogni giorno sempre più coraggio dentro di sé, anche se deve sopportare momenti di estremo conforto. D’altronde, ironizza il film, le donne devono essere comprensive, devono capire questo lecito nervosismo maschile perché, come dice Ivano, «Scusa, ma ho fatto due guerre». Peccato che le donne la propria guerra la combattano ogni giorno; perché ancor peggio della violenza in battaglia è la costante e perpetua sensazione di sentirsi sole, mai considerate e mai valorizzate.

Il successo di un film ben congegnato

L’enorme successo di pubblico riscosso dal film dimostra che la gente ha ancora voglia di un buon cinema in grado di restituire valori importanti. Su alcuni temi ricorrenti è facile cadere nella retorica e nell’esagerazione, ma Paola Cortellesi riesce a calibrare bene la sua narrazione per realizzare un progetto ben congegnato, in grado di intrattenere il pubblico e di farlo commuovere. L’intensa fotografia in bianco e nero è emotivamente efficace e ci riporta sulla scia del Neorealismo italiano e del successivo Neorealismo rosa che tanto hanno reso celebre il cinema nostrano in tutto il mondo.

 C’è ancora domani è un film drammatico che riesce a restituire speranza come nell’ultimo sensazionale colpo di scena, poiché dobbiamo continuare a credere nel cambiamento, in un domani migliore pieno di nuove opportunità per essere liberi.

 

Di Matteo Malaisi
Esperto cinematografico

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