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Diseguaglianze di genere – parte 1

I tempi attuali richiedono un urgente ripensamento di ruoli, di identità, compiti e funzioni della relazione più significativa tra quelle che la specie umana ha elaborato per la propria sopravvivenza e la propria diffusione sul pianeta: la relazione tra maschile e femminile, declinata in tutte le sue accezioni e le sue figurazioni come alleanza di diversità complementari e feconde.

Le varie culture hanno rappresentato l’interdipendenza dei due sessi e dei due generi (in momenti in cui è esistita una pacifica e non problematica coincidenza tra le due dimensioni) anche attraverso immagini simboliche particolarmente significative, come lo yin e lo yang che si compenetrano reciprocamente e in modo specularmente paritario. Yin e yang, nella filosofia cinese, interagiscono in maniera equa e bilanciata per garantire un’armonia che nasce dalla loro interazione necessaria. Il simbolo scaturisce dall’osservazione dell’alternanza notte e giorno, che astronomicamente rappresenta il tempo, la rotazione del pianeta, le coordinate spazio temporali entro le quali la comunità dei viventi intreccia il tessuto della propria esistenza.

Nel caso della specie umana, però, agire secundum naturam è una scelta e non una necessità; e le scelte sono influenzate dall’essere, per natura, per inclinazione alla nascita, predisposti a costruire sistemi culturali soggetti a trasformazioni creative nello spazio e nel tempo. La relazione maschile femminile ha appunto subìto una serie di aggiustamenti e di ridefinizioni che hanno deciso il destino della specie.

Due fenomeni da affrontare

La riflessione appare urgente soprattutto perché sollecitata mediaticamente da eventi e situazioni estreme, che attraverso la rete e la sua pervasività richiamano l’attenzione collettiva. Citiamo due fenomeni differenti che richiedono di essere affrontati con un approccio complesso:

  • la cosiddetta disforia di genere, espunta dal novero delle malattie mentali ed inclusa nel capitolo salute sessuale, che potrebbe essere sintetizzata in modo semplicistico come non scontata coincidenza di sesso e genere: maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa. Con sesso si intende l’insieme di tutte le caratteristiche biologiche che connotano i due sessi: cromosomi, gonadi, genitali esterni e caratteri sessuali secondari; con genere si indica, invece, una modellizzazione costruita socialmente di atteggiamenti, attitudini e comportamenti attribuiti in modo rigido ai due sessi in base a criteri immodificabili e approvati dalla collettività.
  • il fenomeno risorgente della subalternità del femminile (sesso e genere) e della negazione del suo diritto ad essere soggetto di atteggiamenti, scelte ideologiche, narrazioni e non oggetto pensato, inferiorizzato per una deminutio ontologica variamente giustificata da sistemi filosofici e/o religiosi che hanno considerato il femminile ancillare, subordinato ad un progetto predeterminato dalla nascita: essere macchine da lavoro, da piacere, da carne, da figli.

Nella loro armonia, come nelle loro conflittualità e contraddizioni, il maschile e il femminile articolano nell’interazione la vocazione dialogica alla relazionalità propria della specie umana, ma con le rispettive specificità non sovrapponibili e non reciprocamente assimilabili. Per provare ad illustrare questa affermazione occorre farsi guidare da testi ed opere degne di interesse; una di queste è scritta da Marina Valcarenghi, psicanalista autrice del libro “L’aggressività femminile” che propone una ricognizione storica dell’inferiorizzazione del femminile, o meglio della funzione femminile del pensiero umano.

La subalternità del femminile e l’inerzia del maschile

L’aumento esponenziale dei cosiddetti femminicidi dimostra che il luogo più pericoloso in cui vivere le relazioni è la coppia. È nelle interazioni storicamente definite che si evince in modo drammatico il livello di crisi e di attrito tra maschile e femminile (tensioni che si possono configurare in modo non troppo dissimile anche in coppie non eterosessuali, sia cisgender che transgender). Le tensioni più o meno lungamente covate, rimosse o irrisolte esplodono con violenza inaudita quando appare una presa di coscienza e si manifesta una assertività femminile volta a chiedere ed esigere spazi di crescita, di espressione, o richiesta di ridefinizione di responsabilità.

A un’evoluzione del femminile, sia a livello individuale che collettivo, non è seguita una pari e speculare evoluzione del maschile o un ripensamento del proprio ruolo in seno alla coppia, alla relazione o alla famiglia. Alla stagione del femminismo anni Settanta è seguita una fase di stabilizzazione in cui la parità tra generi sembrava tacitamente acquisita, ma non è stata accompagnata da un’appropriata elaborazione del maschile, che si è limitato ad “accusare il colpo” senza reagire creativamente. Ben pochi movimenti di pensiero hanno proposto una riconsiderazione della funzione e della mansioni del maschile all’interno di una coppia in cui l’affrancamento femminile avrebbe, come è stato, modificato sensibilmente linguaggi, atteggiamenti, desideri e aspettative reciproche.

Si è tollerata una maggiore autonomia lasciando inalterate alcune strutture del cosiddetto patriarcato che hanno retto per inerzia fino al collasso attuale. Per questo motivo nel 2007 è sorta “Maschile Plurale”, un’associazione particolarmente attiva costituita a Roma ed estesa a tutto il territorio nazionale, che ha tra i suoi obiettivi la revisione di un modello di mascolinità tossica per approdare a modelli più complessi che possano declinare la virilità in termini alternativi, favorire l’ascolto reciproco e sperimentare l’autocoscienza maschile per liberarsi dagli schemi patriarcali interiorizzati.

Una nuova fase di riflessione

Occorre una riflessione collettiva che permetta di affrontare tutta la questione con lucidità e coraggio anche dal punto di vista educativo e formativo, resistendo alla tentazione di resuscitare un femminismo ormai consegnato alla storia; bisogna avere il coraggio di intraprendere una nuova stagione dialogica, necessaria per interpretare i segni dei tempi e il disagio che ne deriva. L’uscita dalla subalternità femminile stabilita dalla tradizione è un’operazione urgente che coinvolge tutte le comunità e le società del pianeta e si affronta per gradi in base alle appartenenze, alle culture e alle religioni.

Tra le diseguaglianze sociali a carattere planetario la più grave anche in base ai diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 è la disparità di genere. La subalternità del femminile si misura con il mancato rispetto di diritti umani fondamentali: il diritto alla vita (aborto selettivo, infanticidio femminile), alla salute, all’integrità corporea (mutilazioni genitali), all’istruzione, all’autodeterminazione. Una specie in cui uno dei due generi opprime l’altro sottomettendolo e castigandone la creatività e la soggettività attraverso il ricorso sistematico a violenze e sopraffazione è francamente votata all’estinzione. Il tema è attuale e richiede una mobilitazione educativa e sociale ad ampio spettro.

Nei prossimi contributi proveremo ad affrontare la storia dell’occultamento del femminile e a scoprire i modelli maschili più generativi e fecondi, sapendo che per uscire dal labirinto occorrono sia il filo di Arianna che la spada di Teseo.

 

Di Antonella Fucecchi
docente di Lettere, redattrice per molti anni di Cem mondialità, esperta di didattica interculturale

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