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La missione di don Lorenzo Milani

Prete e maestro: don Lorenzo Milani, a 100 anni dalla nascita, è ancora una figura capace di ispirare. Lo racconta padre Gianni Criveller, grande esperto di questo personaggio che sfugge a ogni definizione

Devo molto a don Lorenzo Milani, che è stato ispiratore delle mie scelte di vita fin da quando, da ragazzo, ho iniziato a leggere le sue lettere e i testi su di lui. Da giovane missionario a Napoli ho organizzato a Barbiana due campi-studio (1987 e 1988), partecipati da molti giovani. Gli alunni di don Lorenzo e Eda Pelagatti, sua cooperatrice domestica, stavano con noi.

Lo spettacolo dedicato a don Lorenzo Milani presso il Centro Pime marca i cent’anni dalla sua nascita, avvenuta a Firenze il 27 maggio 1923.

Nessuno è sicuro di aver capito perché il ventenne Lorenzo, estroso ragazzo e artista proveniente da una famiglia ricca, intellettuale, ebrea e non credente, decise di entrare in seminario. Divenne un prete obbedientissimo alla disciplina e alla dottrina, ma straordinariamente innovativo per la lettura della situazione sociale e dei mezzi pastorali e missionari per portare il Vangelo ai poveri.

Il tema della parola e della scuola è al cuore della missione di don Lorenzo, che denuncia un’educazione classista, basata sul nozionismo e sulla competizione. La disuguaglianza sociale, secondo don Milani, esisterà finché i poveri non avranno la parola, cioè gli strumenti culturali per difendere e promuovere i propri diritti. È la parola che rende uguali. E il Vangelo può essere accolto solo da chi comprende la parola. Per don Milani fare scuola era una missione evangelizzatrice.

Per i ragazzi operai di San Donato a Calenzano don Lorenzo iniziò una scuola serale (dal 1947 al 1954), che divenne un centro di consapevolezza sociale di grande impatto: un’iniziativa dirompente, che irritò politici, signori ed ecclesiastici.

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La scuola di Barbiana

Don Lorenzo fu allora esiliato a Barbiana (nel dicembre 1954), minuscolo e remoto villaggio di montagna, dove fondò un’altra scuola, ora universalmente nota come la scuola di Barbiana. La madre Alice voleva che lui lasciasse Barbiana. Ma lui le scrisse:

❮❮ La grandezza d’una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui s’è svolta, ma da tutt’altre cose. E neanche le possibilità di far del bene si misurano dal numero di parrocchiani. ❯❯

Don Lorenzo faceva lezione per dodici ore al giorno per 365 giorni all’anno. I grandi insegnavano ai piccoli e si imparavano le lingue straniere. Don Milani mandava i suoi ragazzi sedicenni all’estero per vedere il mondo e praticare le lingue. Una scelta mondialista coraggiosa e innovativa.

Nel 1965 e 1966 don Milani scrisse due documenti, divenuti famosi con il titolo improprio de L’obbedienza non è più una virtù, in favore dell’obiezione di coscienza agli ordini militari criminali e della non violenza. Nonostante la nobiltà elevatissima dei suoi scritti, don Lorenzo fu condannato, quando era già deceduto, per apologia di reato.

Nel luglio 1966 i ragazzi di Barbiana iniziarono la scrittura di Lettera a una professoressa, un best seller tradotto in molte lingue, che ebbe un impatto fondamentale nella riforma della scuola media italiana.

Il testamento di don Lorenzo

Da quando seppe di essere gravemente ammalato, don Lorenzo si dedicò solo ai suoi ragazzi, in particolare a Marcellino, un bambino con disabilità che non poteva parlare. Escluse persino i borghesi intellettuali che salivano a Barbiana per discettare con il prete rivoluzionario. Nel gennaio 1966 scrisse di getto e senza rileggerla una lettera a Nadia Neri, una ragazza di Napoli. Fu, secondo me, il suo testamento spirituale.

Si può amare solo un numero di persone limitato, forse qualche decina forse qualche centinaio. E siccome l’esperienza ci dice che all’uomo è possibile solo questo, mi pare evidente che Dio non ci chiede di più. E allora se vuoi trovare Dio e i poveri bisogna fermarsi in un posto e occuparsi solo di far scuola ai ragazzi della età dell’obbligo. Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza perché non si può far scuola senza una fede sicura. È inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio. Ai partiti di sinistra dagli soltanto il voto, ai poveri scuola subito prima d’esser pronta, prima d’esser matura, prima d’esser laureata, prima d’esser fidanzata o sposata, prima d’esser credente. Ti ritroverai credente senza nemmeno accorgertene.

Don Lorenzo morì a Firenze il 26 giugno 1967 a soli 44 anni.

Don Lorenzo Milani e la Cina

Don Lorenzo Milani aveva una certa fascinazione per la Cina. Conobbe Pietro Kuo, un prete cinese ‘esiliato’ a Firenze dopo l’ascesa del partito comunista. Kuo frequentava Barbiana, e fu confessore di don Milani.

Esperienze pastorali, l’opera che costò a don Milani una severa censura ecclesiastica si apre e si conclude con un forte riferimento alla Cina, ovvero ai futuri missionari cinesi in Italia. Il tono apocalittico e futuristico dell’incredibile dedica viene ripreso alla fine del libro. Don Milani riporta, nel suo tipico linguaggio immaginifico, una “Lettera dall’oltretomba – Riservata e segretissima – ai missionari cinesi” firmata da “un povero sacerdote bianco della fine del II millennio”.

Insegnando ai piccoli catecumeni bianchi la storia del lontano duemila non parlate loro dunque del nostro martirio. Dite loro solo che siamo morti e che ne ringrazino Dio. Troppe estranee cause con quella del Cristo abbiamo mescolato. Saprà il Cristo rimediare alla nostra inettitudine. A voi missionari cinesi figlioli dei martiri il nostro augurio affettuoso.

Concludo menzionando che ho curato la traduzione in cinese di Lettera ad una professoressa e L’obbedienza non è più una virtù (o meglio la Lettera ai cappellani militari e la Lettera ai giudici), fatta a Hong Kong con l’attivista Jackie Hung, il missionario del Pime Franco Mella e altri numerosi amici.

 

Gianni Criveller
Direttore del Centro missionario Pime

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