Di Antonella Fucecchi
docente di Lettere, redattrice per molti anni di Cem mondialità, esperta di didattica interculturale
Imparare a discernere e distinguere è una qualità necessaria per conquistare una piena maturità e raggiungere una capacità di assunzione di responsabilità. Una responsabilità che prevede, nell’orizzonte di senso, la rinuncia, l’interiorizzazione del limite, la sobrietà e una serena valutazione delle prospettive e delle opzioni possibili. Per iniziare a costruire il proprio modo di stare al mondo e conquistare l’autonomia è indispensabile affrontare il tema del dilemma, del dubbio, della sospensione tra due pulsioni, tra sentimenti contrapposti.
Tirarsi indietro, scantonare significa accettare l’indifferenza, il tepore della penombra, la rassegnazione. Non è possibile non scegliere: farlo è già una presa di posizione. Non si può essere neutri o neutrali, né nelle decisioni individuali né in quelle che riguardano la collettività. In questi tempi desertificati e ipertecnologici l’enciclica Magnifica Humanitas suona profetica e illuminata: ci ridesta, ci chiede di partecipare, di non assistere passivi, di renderci protagonisti di una riumanizzazione.
Scegliendo il linguaggio della narrazione per immagini, il documento cita due esempi biblici per indicare il modello di polis cui tendere nell’immaginare le traiettorie di un futuro che può finalmente tornare a essere pensato. Da un lato il modello verticale, verticistico, che tende a stringere la base della partecipazione e consegna la gestione del potere sulla vita e sul tempo nelle mani di pochi: la torre di Babele tecnologica, impenetrabile e irraggiungibile come il Castello di Kafka, in cui saremo dispensati dalla facoltà di decidere perché l’algoritmo lo farà per noi. Dall’altro la ricostruzione delle mura di Gerusalemme distrutta, da riedificare dopo la cattività babilonese pietra per pietra, casa per casa, in cui il progetto sarà condiviso e deciso dopo inevitabili contrasti e scontri sui punti di vista. Il modello della città dal basso in cui ciascuno si riconosce e riconosce l’altro perché tutti hanno partecipato all’opera di edificazione: una scelta fondata sull’interazione faticosa, sul compromesso, su un patto di cittadinanza che deve essere riaggiornato e ridefinito.
Da che parte stare? Quale modello scegliere e perché? Quali valori ispirano Babele e la città di Neemia? Decidere è un’azione responsabile, che richiede capacità di soppesare, di rischiare, di rinunciare al bene minore per ottenerne uno più grande, perché dove è il mio tesoro, là sarà anche il mio cuore.
Educare al limite
Il fine di una formazione sana è avviare la persona a prendere coscienza delle proprie potenzialità, sviluppando la consapevolezza delle conseguenze delle azioni, anche di quelle intraprese in modo avventato. Occorre coltivare la coscienza del limite, vero parapetto ontologico che definisce i contorni e il punto al di qua del quale comincio a esistere. Il limite non è un errore da correggere, ma un orizzonte di senso che preserva dalla distruzione, dall’eccesso, dalla dispersione. Non esiste una crescita infinita, un profitto infinito, non esiste una infinita espansione dell’ego. Ma nella finitudine è la fragile e preziosa grandezza della nostra condizione umana.
Educare al limite richiede da parte degli educatori la capacità di coltivare la vigilanza, lo sguardo attento, la postura curva di chi sa prendersi cura. La sfida più ardua è insegnare ai giovani ad allontanarsi dai pifferai magici, dalle seduzioni distruttive, da un edonismo vorace che consuma senza scaldare.
Eracle al bivio: il mito come esplorazione del senso
I miti nella loro saggezza millenaria rappresentano esplorazioni narrative che provano a costruire senso e a rispondere agli interrogativi che per natura di specie ci poniamo. Nessun sentiero imboccato dall’eroe è mai sicuro, né mai diritto. A un certo punto la strada si biforcherà: Eracle si troverà al bivio tra vizio e virtù e nessuna delle risorse cui abitualmente si affida sarà adatta alla scelta del percorso. Occorre decidere, correre il rischio di rinunciare. Ma soprattutto saper dividere il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso, il male dal bene.
Parlare di questa opzione agli adolescenti di oggi è già un’impresa perché il termine virtù è ignoto ai più. La desertificazione contemporanea ha reso alcune parole obsolete e incomprensibili. Virtù convoca ed evoca una galassia complessa di significati che hanno bisogno di essere esplorati insieme, ridefiniti perché ci sia un accordo condiviso sul loro contenuto, sulla realtà o sugli atteggiamenti e posture etiche che nominano. Anche il termine vizio suona strano e richiede una illustrazione perché alcuni saperi condivisi, incorporati e latenti, sono andati perduti.
Scendere nel labirinto con il filo di Arianna
Nella loro percezione della realtà gli adolescenti rischiano di perdersi in un labirinto abitato da molti Minotauri, ma non hanno un filo di Arianna che li porti fuori. Si tratta allora di scendere con il nostro filo per provare ad ascoltare e cercare insieme una via di uscita. Calarsi in un pozzo nero, in un ambiente ipogeo in cui la dimensione dominante è la paura: di sbagliare, di non essere adeguati, di non essere amabili, di essere ignorati.
Il vero compito è infondere speranza, alimentare la fiducia, favorire la risalita, restituire alla luce del possibile chi pensa di essere già scartato, già sconfitto. Per farlo occorre pazienza, l’arte del silenzio, della presenza vigile e discreta, della guida che non ti porta in braccio ma ti addita i passaggi possibili in un punto difficile. Ma non possiamo farlo se noi stessi non attingiamo fiducia e speranza di attraversare la notte e l’inverno della rassegnazione che sta durando tanto.
Nella Magnifica Humanitas si addita un percorso possibile, arduo ma necessario: tornare a pensare in un’ottica di condivisione, di restituzione di diritti, di diminuzione delle diseguaglianze. È un invito a reagire all’apparente ineluttabilità di questa corsa sfrenata che ricorda il carro di Fetonte. Perché una comunità di destino si può consapevolmente tramutare in una comunione di intenti se ha capacità di scelta. Ed è questa la strada che dobbiamo imparare a percorrere.