Di Antonella Fucecchi
docente di Lettere, redattrice per molti anni di Cem mondialità, esperta di didattica interculturale
Il patto che ci rende cittadini
La Costituzione del 1948, a cento anni dallo Statuto Albertino, rappresenta il fondamento del patto di cittadinanza che ha permesso al nostro Paese di rinascere. L’Italia, uscita rovinosamente sconfitta dal conflitto mondiale, martoriata dalla dittatura e in preda a una sanguinosa guerra civile, ha potuto rigenerarsi grazie alla capacità di dialogo e ascolto reciproco delle diverse anime della Resistenza: cattolica, liberale e comunista.
I Padri e le Madri Costituenti, attraverso giornate intense di lavoro e confronti infaticabili, hanno prodotto un documento di eccezionale rilievo. In un tempo breve ma denso di significato, si sono assunti la responsabilità storica di traghettare un paese diviso e battuto dalla monarchia alla repubblica.
La Costituzione merita di essere conosciuta e studiata approfonditamente, assumendo una posizione centrale nelle varie tematiche dell’insegnamento dell’Educazione Civica. L’asse giuridico fondato su cittadinanza e Costituzione rappresenta il campo di indagine, riflessione e pratica concreta più significativo nel percorso educativo delle nuove generazioni.
È compito di adulti, formatori e genitori trasmettere ai giovani il patrimonio di valori civili che la Costituzione incarna, affinché possano gestire con senso di responsabilità un’eredità così importante. Il patto costituzionale garantisce uguaglianza di fronte alla legge, pari dignità, libertà personale e accesso ai diritti fondamentali della persona. Grazie ai suoi principi fondamentali, abbiamo potuto vivere il più lungo periodo di pace continuativa nella nostra storia e definirci cittadini capaci di dialogo, rapporti diplomatici e interazioni pacifiche con altri paesi.
La Costituzione non consente derive sovraniste o suprematiste. È un patrimonio affidato alla nostra maturità politica, ancora incompiuto, aperto, ma anche fragile ed esposto a pressioni e tentativi di manipolazione.
Le parole che ci uniscono
I principi enunciati nei primi tredici articoli permeano l’intero documento, fornendo una base fondativa e interpretativa di tutta la normativa repubblicana.
La storia della sua genesi complessa, plurale e pluralistica testimonia lo sforzo straordinario compiuto da chi si è assunto l’incarico di redigerla, nelle interminabili sedute vissute come un servizio a un Paese avvilito e ferito.
Ogni parola è stata attentamente soppesata e negoziata con un atteggiamento di ascolto e rispetto delle varie posizioni politiche dei Costituenti: le anime della Costituzione sono essenzialmente tre – comunista, democristiana e liberale.
Un primo elemento di riflessione riguarda la lingua in cui il documento è stato concepito: non aulica né giuridicamente complessa, ma limpida e semplice nella sua nitida chiarezza, accessibile al maggior numero possibile di cittadini, all’epoca prevalentemente poco scolarizzati e penalizzati da un tasso altissimo di analfabetismo. Ne è emerso un testo che, pur evitando qualsiasi ambizione letteraria, ha prodotto un registro linguistico di cristallina purezza e trasparente leggibilità, utilizzando un repertorio lessicale di circa mille parole, mai ambigue o equivoche.
Meritano particolare attenzione alcuni termini rilevanti che indicano i soggetti dei diritti a seconda della mediazione operata tra diverse posizioni politiche: “lavoratore” richiama un’area comunista, “persona” deriva da contesti di tipo cattolico, “cittadino” è ascrivibile all’area liberale. La sintesi di questo scambio trova una coerenza interna di insuperabile spessore valoriale.
In questo senso è emblematico l’articolo 3 nella sua formulazione finale:
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Un esempio perfetto di intarsio di posizioni e sensibilità differenti che si armonizzano in una sintesi efficace e completa.
La riformulazione dell’articolo 9
L’articolo 9 nella sua formulazione iniziale garantiva la promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione. Da notare il ricorso al termine “Nazione”, intesa come comunità nazionale chiamata a farsi carico della gestione e preservazione dell’immenso patrimonio culturale ereditato dal passato.
Questo articolo ha subito importanti modifiche con la legge costituzionale dell’11 febbraio 2022, n. 1. Le integrazioni recepiscono una mutata sensibilità giuridica verso tematiche che nel 1948 non erano ancora state elaborate, estendendo la tutela non solo al paesaggio in senso antropologico, ma specificando che “la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità, gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni”. La legge dello Stato disciplina inoltre i modi e le forme di tutela degli animali.
Queste integrazioni potenziano l’articolo 9 perché fanno proprie alcune importanti prese di coscienza di portata planetaria:
- Il concetto di ambiente come habitat non solo umano, ma contesto di interazione tra specie viventi ed ecosistemi, al cui sfruttamento indiscriminato dobbiamo imparare a rinunciare in nome del concetto di limite e sobrietà.
- La preoccupazione per le future generazioni, per la garanzia e il rispetto di chi ancora non c’è ed è già titolare di diritti, pur non essendo presente.
- La salvaguardia di altre specie viventi, per la prima volta considerate soggetti giuridicamente rilevanti, il cui diritto alla vita e a condizioni di esistenza dignitose contribuisce anche alla protezione dal rischio di future pandemie.
Le modifiche dimostrano che la Costituzione è un documento vivo, che evolve alla luce dei progressi giuridici ed antropologici volti a migliorare la qualità della vita sul pianeta. La Carta recepisce così le sollecitazioni ispirate agli obiettivi dell’Agenda 2030, documento globale che adotta un approccio sistemico e olistico alla soluzione dei problemi, valorizzando le interdipendenze che ci uniscono da un capo all’altro del pianeta in un’ineludibile comunità di destino.