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Time Out: le testimonianze dei volontari

Un tirocinio per il futuro

Se dovessi riassumere in una parola l’esperienza di tirocinio al Pime nel progetto di Time Out userei arricchente. Entrare in relazione con gli adolescenti mi ha permesso di mettermi in discussione e di trovare dove migliorare nel lavoro educativo. Questo grazie alla presenza non solo dei ragazzi ma anche delle figure di riferimento presenti, tra cui le educatrici e i volontari; confrontarsi con persone di età differente è stato stimolante e da ognuno di loro ho imparato delle skill che potranno servirmi in prospettiva futura. Ma soprattutto quest’esperienza mi ha permesso di rispondere alla domanda “che cosa voglio fare nella vita”?

La risposta non è del tutto sicura perché la vita è imprevedibile e noi siamo sempre in evoluzione, ma di una cosa sono certo: vorrei lavorare con gli adolescenti. Sicuramente è un’occasione di sfida, ma voglio provarci. Spero di essere stato luce per questi ragazzi e per le persone con cui ho interagito, anche nel mio piccolo.

Colgo l’occasione di porre i miei ringraziamenti a tutti, dalle educatrici, ai ragazzi, ai volontari, passando per il personale Pime; mi hanno fatto sentire a casa anche con un semplice saluto.

Matteo, tirocinante Università Cattolica del Sacro Cuore

Un microcosmo speciale

Da un paio d’anni sono volontaria a Time Out e l’esperienza con gli adolescenti è per me un’opportunità di crescita sul piano umano. Ogni ragazzo/a che incontro è un valore unico e prezioso; entrare in ascolto dei loro desideri, passioni, sogni, speranze, paure e frustrazioni mi apre lo sguardo al mondo delle nuove generazioni, trasmettendomi tanta freschezza.

La realtà di Time Out è un bellissimo esempio di microcosmo in cui l’inclusione, la multiculturalità e il dialogo intergenerazionale e interculturale sono i gli elementi distintivi e i veri punti di forza. Francesca, che è il cuore pulsante del progetto, mi ha accolta fin dall’inizio in questa esperienza per me nuova e mi ha fatto sentire da subito a mio agio in un ambiente familiare e accogliente.

Il progetto mette gli adolescenti al centro, in un percorso in cui i volontari sono un ponte su cui possono camminare, un sostegno per rafforzare i loro talenti e la fiducia nelle loro possibilità, un aiuto ad affrontare la quotidianità partendo dalle capacità di cui spesso sono inconsapevoli.

L’apparenza inganna

Potrebbe sembrare uno “spazio doposcuola”, dove ragazzi/e dai 13 ai 17 anni si ritrovano per approfondire le loro materie di studio, colmando le lacune e preparandosi per le lezioni, con l’assistenza di un gruppo di adulti volontari organizzati da una Responsabile. I giovani sono quasi tutti di provenienza extracomunitaria, spesso con una conoscenza limitata della lingua italiana, e frequentano i più svariati indirizzi scolastici. I volontari, non necessariamente ex-docenti, dedicano a Time Out uno o più pomeriggi alla settimana con spirito di servizio, aiutando ciascuno di questi giovani nelle materie meglio conosciute.

Ma in realtà Time Out è molto più di un “doposcuola”. Vi si respira un’aria di profonda collaborazione, alla continua ricerca di un equilibrio tra la spontaneità, l’esuberanza e le oggettive difficoltà dei giovani e la maturità degli adulti; i quali sono chiamati, più che a mettersi in cattedra, a sedersi accanto per studiare insieme, esercitando un’importante attività di ascolto. L’obiettivo è quello di comprendere e aiutare, per infondere nei ragazzi fiducia in sé stessi e motivazione verso le materie di studio, perché riescano ad affrontare con spirito positivo le tappe di inserimento e crescita nella comunità.

Momenti fondamentali di sviluppo sono anche da una parte i lavori di gruppo tra i ragazzi (laboratori di comunicazione, di psicologia e di arte, scuola di teatro…) e dall’altra le riunioni tra i volontari e gli incontri con i responsabili del Pime, per lo scambio di idee ed esperienze, con approfondimenti sul modo migliore per affrontare le diverse problematiche. Non mancano momenti di svago per festeggiare i compleanni o le varie festività, che aiutano a conoscersi meglio e a stare insieme in allegria.

Un pomeriggio impiegato bene

Ho iniziato questa attività di volontariato solo da settembre scorso, cioè dal mio pensionamento. Che cosa mi ha mosso? Inutile negarlo, in primis la necessità di riempire un pomeriggio e poi, perché no, la voglia di fare qualcosa per gli altri.

Ho cominciato con molti dubbi: dubbi sulle mie capacità di relazione, dubbi sulle mie capacità di “insegnante”….

Alla fine del percorso continuo ad avere dubbi sulle mie capacità e temo sempre di non farcela, ma devo dire che Time Out è stato molto di più che riempire un pomeriggio. E di sicuro ho ricevuto più di quanto ho dato, sia sul piano dei rapporti personali sia sul piano dell’aiuto compiti: è appagante sapere di poter essere utile.

Perciò è vero, riempio un pomeriggio, ma quando non posso venire al Pime mi dispiace e mi sento in colpa, manco a un impegno, ma soprattutto manco nei confronti dei ragazzi anche perché (non ha dell’incredibile?) qualcuno di loro mi cerca!

Grazie di avermi offerto questa opportunità.

Manuela, volontaria

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