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Three letters from Sarajevo | Canzone del mese

Tre movimenti per violino, tre stili tradizionali, tre culture che compongono la sua città natale. Goran Bregović ci porta in un viaggio nella memoria della sua terra per insegnarci che è possibile vivere insieme

Mentre questo mese riflettevamo sull’educarci alla memoria e al dialogo, attraverso tante iniziative (come le giornate del dialogo e quella della Memoria), mi sono chiesto se fosse già successo che popoli diversi, con storie, tradizioni, lingue e religioni differenti avessero condiviso la quotidianità con successo. Chiunque conosca un po’ la Storia sa che è così: Sarajevo ne è un esempio.

 

La chiamavano “la Gerusalemme d’Europa”, con le sue tre fedi che abitavano lo stesso spazio in armonia. Una città in cui era normale sentire allo stesso tempo le campane e il richiamo del muezzin. Qualche nazionalismo e una decina d’anni di guerra più tardi, Sarajevo si ritrova a dover fare i conti con un passato di conflitti da sanare. Una guerra è un evento capace di lasciare ferite profondissime in un popolo, che dall’alba al tramonto deve ricominciare a convivere chi poco prima voleva invece distruggerlo.

Perché parliamo di Sarajevo? Perché Goran Bregović, musicista bosniaco che non ha bisogno di troppe presentazioni, nel 2018 ha dedicato un album a questa città, dove è nato e dove ha vissuto in contatto con le tre culture che la compongono.

 

In foto: veduta di Sarajevo

 

Three letters from Sarajevo è un mix di tutte e tre queste culture, realizzato in collaborazione con una manciata di artisti provenienti da ogni lato dei confini. È un album gipsy (è Bregović, d’altronde) e, in quanto tale, ascoltarlo equivale al catapultarsi in una festa molto scatenata. Se non vi piace il genere potrebbe essere difficile apprezzarlo.

Perciò ci concentreremo su sole tre tracce, le tre lettere che danno il titolo all’album: Christian LetterMuslim Letter e Jewish Letter  sono il filo rosso che lega le altre canzoni di questo disco, tre movimenti per violino suonati con i tre stili che contraddistinguono le tre culture di Sarajevo. Non ci sono testi. Sono un viaggio musicale nella memoria e nella storia di questa città. A volte i violini sembrano soffrire ancora per la guerra. A volte le trombe risollevano il morale, con quel suono ironico e sfaccendato tipico dei balcani. A volte – spesso – si percepisce la voglia di ricominciare.

Ma la cosa più bella è che, se le ascoltate una dopo l’altra, non è chiaro dove inizia l’una e finisce l’altra. Come tra le genti di Sarajevo.

Forse è vero che dobbiamo imparare da soli a vivere insieme tra diversi. Ma forse è vero anche che lo sappiamo già fare e che, cronicamente, ce ne dimentichiamo, ogni volta che iniziamo una guerra.

 

Di Gabriele Monaco

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