Avevo tra le mani un patrimonio ricchissimo: la sfida era farlo conoscere attraverso diversi mezzi, fra cui i social. Fu quindi fondamentale la guida e il confronto con la redazione di “Mondo e Missione”: un dialogo costante tra lo ieri e l’oggi di una rivista che da un secolo e mezzo racconta le periferie geografiche ed esistenziali del mondo. Proprio grazie a Giorgio, Anna e Chiara trovai il filo rosso che legava quei 150 anni di storia, ovvero la costante attenzione a dare voce ai senza voce, a fare missione ad gentes. L’apertura verso i popoli era da sempre l’obiettivo primario dei missionari, ma poi diventò proprio un modo di fare giornalismo, attraverso i numerosi reportage che ancora oggi si leggono nella rivista. Seguii le orme di “Le Missioni Cattoliche” e poi di “Mondo e Missione” e condivisi le mie scoperte con Giorgio Bernardelli – attento osservatore anche delle curiosità più interessanti nascoste nella rivista – e poi con Chiara Zappa, che le valorizzò con la rubrica “Pagine di storia”.
Quando fu il momento di fare una sintesi di tutto questo, Anna Pozzi ed io lavorammo alla realizzazione di una mostra, una collaborazione formativa che mi permise di fare ordine mentale anche per la stesura della tesi magistrale, che avevo deciso di scrivere proprio sull’evoluzione del reportage in 150 anni di “Mondo e Missione”. Il risultato fu una carrellata di tante immagini e testi per attraversare i grandi temi, la storia e le storie che hanno trovato spazio sulla rivista dal 1872 ad oggi.
Quest’ultimo tassello mi permise di mettere ancora più a fuoco il valore intrinseco di “Mondo e Missione” e la fortuna di averlo potuto scoprire grazie alla Borsa di studio Piero Gheddo. I 18 mesi passati tra gli archivi della rivista e i giornalisti che oggi ci lavorano furono un’occasione preziosa per la mia crescita non solo professionale, ma anche, e soprattutto, umana.
di Federica Pirola
vincitrice della Borsa di studio Piero Gheddo 2022