Nella storia della rimozione del femminile e della sua forza creativa (esemplificata dal mito di Zeus che divora la sua sposa Metis, la grande mente) si coglie in modo chiaro la scelta compiuta dalla specie umana di puntare esclusivamente sulla funzione maschile del pensiero umano, analitica e logico-deduttiva, il cui fondamento teorico è il logos inteso come struttura del pensiero, forma della conoscenza e forma della comunicazione.
Attraverso il logos si procede in modo lineare secondo lo schema causa-effetto: si conosce tramite la divisione, la classificazione, la gerarchizzazione allo scopo di possedere. Ǫuesta modalità di affrontare la realtà ha prevalso nettamente nel mondo occidentale, imponendosi come modello dominante nelle dimensioni culturali, politiche, sociologiche: lo sfruttamento delle risorse del pianeta, la logica del profitto, il ricorso all’uso della forza sono prodotti di questa funzione del pensiero.
La funzione femminile del pensiero umano, presente nella psiche sia collettiva che individuale, procede invece in modo diverso: non penetra l’oggetto della conoscenza, non separa o divide, ma raccoglie informazioni, esperienze, le pone in una relazione feconda, in una tessitura di senso che dà alle singole parti un valore in base al loro reciproco interagire. Non parcellizza, ma unisce, tiene insieme cogliendo affinità, somiglianze, abbinamenti simbolici: per agire ha bisogno di lentezza e di pazienza, di percepire il groviglio avvicinandolo con rispetto, scendendo a profondità audaci per poi risalire e riapparire carsicamente: è un pensiero ricettivo e non intuitivo, non scaturisce, cioè, da un’illuminazione folgorante (la lampadina dei fumetti), ma da un’opera di accostamenti, associazioni di elementi già presenti in zone non accessibili al pensiero puramente logico, recuperati attraverso un percorso non lineare, ma labirintico.
Le opere figurative dell’artista sarda Maria Lai lo rappresentano efficacemente, con i suoi libri di stoffa e le sue pagine scritte con fili che fuoriescono dal testo come lunghi capelli, come tentacoli. Non siamo abituati a riconoscere il linguaggio della grande madre e la carnalità nuda e filamentosa di queste opere può sconcertare in primis le donne il cui istinto è da tempo immemorabile addormentato e attutito. Ǫuesta funzione, infatti, ha subito un processo di silenziamento, di assoggettamento feroce che nel corso della storia ha assunto la forma dei roghi, del manicomio, dell’internamento, di una ribellione sanguinosa ad un ordine volto ad annientare le differenze.
La differenza necessaria
Le due funzioni hanno bisogno di cooperare insieme a livello individuale e collettivo per la salvezza della specie: il pensiero penetrativo (verticale e rettilineo) e quello ricettivo (curvo ed ellittico) garantiscono un’armonia nell’approccio alla soluzione dei problemi, una fecondità che coniuga pragmatismo e ascolto, fantasia e razionalità, pazienza ed efficienza. Il pensiero occidentale, costruendo dicotomie e antinomie, ha costantemente contrapposto ragione e sentimento, corpo e anima, materia e spirito, producendo separazioni artificiali e provocando reazioni antitetiche: delirio di onnipotenza della funzione mentale maschile e indebolimento e caos nella funzione femminile, denigrazione della sua carnalità e dei suoi istinti, addomesticamento in vista di un adattamento dell’indole, repressione, castrazione, mutilazione e inferiorizzazione.
Sono i mali che la specie umana a livello planetario oggi soffre di più: è necessaria e urgente una riattivazione delle funzioni rimosse del pensiero umano. Abbiamo bisogno di un mutamento di paradigma, di una metanoia, di una conversione degli approcci nel tentativo di salvaguardare la biosfera, gli ecosistemi, la nostra casa, consci di un destino comune che coglie le interdipendenze tra specie viventi; l’uomo ha imparato e sfruttare la terra, ma non sa alimentarla. Gli squilibri dovuti a una ossessiva gerarchizzazione, l’accumulo e la concentrazione di beni nelle mani di pochi sono i segnali di una patologia grave che affligge la nostra specie, la quale ha un disperato bisogno di ritrovare Metis, il suo pensiero curvo e non diritto, la sua capacità di riorientare le nostre bussole stanche.
Una riforma del pensiero: da Morin a Kate Raworth
Il longevo sociologo ed epistemologo Edgar Morin nel lontano 2001 aveva già additato nel suo I sette saperi necessari all’educazione del futuro un percorso di mutamento che si richiama alle posizioni espresse in contesti del tutto diversi da quelli presentati da Marina Valcarenghi; tra i sette saperi che devono ispirare un progetto educativo adatto ai tempi attuali, alcuni hanno più direttamente a che fare con la funzione femminile del pensiero umano:
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2 I principi di una conoscenza pertinente che punta sulla promozione di una conoscenza capace di cogliere la complessità dei problemi globali, di tenere insieme i diversi oggetti valorizzando le loro relazioni senza dividerli
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3 Insegnare la condizione umana: riconnettere i saperi e le conoscenze parcellizzate attraverso approcci interdisciplinari ed olistici.
Edgar Morin, senza esplicitarlo, ha individuato i punti cardine della riforma in questa riattivazione delle facoltà dimenticate: risvegliare la visione incentrata su una decostruzione degli approcci dominanti, delle categorie di pensiero che non possono risolvere problemi che la loro stessa modalità ha creato.
Un esempio di come possa essere efficace un mutamento di rotta è dato dal testo dell’economista statunitense Kate Raworth in un campo, quello dell’economia, che percepiamo come ostile e resistente ad ottiche olistiche e solidali. La studiosa, nel suo illuminante testo tradotto in italiano con il singolare titolo di Economia della ciambella, dimostra come sia possibile ripensare visione e agire economici senza comprometterne l’efficienza, anzi aumentandola attraverso alcuni fondamentali cambi di rotta. Il primo dei quali è garantire al pianeta e alla comunità dei viventi uno spazio sicuro, rappresentato dalla circolarità della ciambella che ha limiti necessari da rispettare, perché si è salvi solo all’interno. Le pareti della ciambella sono delimitate come una casa da un tetto e da un pavimento, che rappresentano la coscienza dei limiti dello sviluppo, altro concetto da decostruire: la riduzione degli squilibri ambientali e dello sfruttamento indiscriminato delle risorse, la riduzione delle diseguaglianze sociali (da quella di genere in poi).
Le tappe della rivoluzione necessaria sono sintetizzabili in sette punti:
- mutare obiettivo economico: non più crescita diseguale e infinita, ma subordinazione al rispetto dei diritti umani fondamentali e alle risorse disponibili
- ripensare l’economia in chiave sistemica, cioè cogliendo gli aspetti delle relazioni e delle interdipendenze tra la specie umana e le altre
- coltivare la natura umana superando individualismo e gerarchizzazioni fondate su accumulo e sfruttamento, alimentando altre modalità di approccio e di risposta alle domande più urgenti
- progettare per distribuire e non per accumulare: la diseguaglianza è un errore di progettazione
- acquisire la comprensione dei sistemi e la loro necessaria dinamicità
- creare per rigenerare, abbandonando una progettazione industriale degenerativa per studiare e proporre modelli alternativi
- essere agnostici riguardo alla crescita, scegliendo un approccio etico che valorizzi non l’efficienza o la produttività, ma la qualità della produzione e la sua sostenibilità ambientale e sociale.
Per affrontare le sfide presenti abbiamo davvero necessità di riscoprire ed ascoltare i suggerimenti e gli stimoli che provengono dalla saggezza della grande mente di Metis, di recuperare anche in chiave educativa questa essenziale funzione rimossa del pensiero umano.
Di Antonella Fucecchi
docente di Lettere, redattrice per molti anni di Cem mondialità, esperta di didattica interculturale