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Wall-e: manuale Pixar per imparare ad amare le persone e l’ambiente | Il Film del mese

Un piccolo robot ci insegna di nuovo ad amare e a prenderci cura delle persone e dell'ambiente, alla maniera di Charlie Chaplin

Wall-e, uscito nelle sale nel 2008, acquisisce di anno in anno sempre più valore grazie alla sua lungimirante capacità di affrontare la tematica ambientale e le sue disastrose conseguenze. La Pixar offre sempre uno spettacolo di altissimo livello, per i più piccoli ma soprattutto per noi adulti, ma probabilmente ha superato le aspettative di tutti con questo sublime film d’animazione, dotato di notevole spessore tecnico.

La trama

Sulla terra non c’è più possibilità di vita. Il nostro pianeta è diventato un’enorme discarica. È rimasto soltanto Wall-e, un robot congegnato per compattare rifiuti, al fine di ottimizzare lo spazio terrestre. Ma Wall-e è molto più che un semplice ammasso di metallo ed elettronica: è dotato di una sensibilità sovraumana e della capacità di riciclare i rifiuti, utilizzandoli per decorare la sua umile dimora.

Chiaramente sulla terra l’intera natura è scomparsa, motivo per cui, gli esseri umani, non ancora estinti, sono costretti a viaggiare su una nave spaziale dove la loro vita si è trasformata in una non-esistenza: vivono sdraiati su dei lettini in movimento, con uno schermo perennemente acceso davanti agli occhi, assumono liquidi per nutrirsi e l’inattività li ha resi visibilmente sovrappeso e quasi incapaci di muoversi.

La scintilla che sconvolgerà gli sviluppi della storia nasce dall’incontro tra Wall-e e Eve, un robot mandato sulla Terra dalla nave spaziale umana per verificare che ci siano le condizioni necessarie affinché si possa tornare a popolare il pianeta. E sarà proprio Wall-e a trovare la prima piantina, preoccupandosi immediatamente di metterla al sicuro e di preservarla.

Chaplin, Keaton e la critica al consumismo

Il regista Andrew Stanton rivolge una critica forte e chiara alla società consumisticaimmemore del proprio passato e incapace di costruirsi un futuro. Sarà proprio questo folgorante incontro tra Wall-e ed Eve (metafora del passato e del futuro) a riesumare sentimenti sepolti sotto le macerie della discarica.

Wall-e, per lo più assente di dialoghi, soprattutto nella prima parte del film, si pone come enorme omaggio al cinema muto di Charlie Chaplin e Buster Keaton, alla Slapstick Comedy tipica di questi giganti della storia del cinema che hanno elevato la settima arte “semplicemente” con la loro gestualità, la loro mimica e un’estrema sensibilità. Queste caratteristiche sono tutti insite in Wall-e, che ha moltissimo da insegnare a tutti noi, facendoci oltretutto divertire parecchio.

Wall-e non ha la pretesa di impartire lezioni di vita, è un esempio proprio perché ammiriamo le sue gesta e lui non sa di essere guardato; non ha bisogno di dirci nulla né di rimproverarci e gli spettatori diventano tutti magicamente bambini. Wall-e è un film che più di altri offre l’opportunità di osservare il mondo attraverso uno sguardo vergine, rapiti da un’anima buona e purissima che fa traboccare i cuori.

Uomo contro macchina, cura contro indifferenza

Wall-e, paradossalmente, è un robot dotato di un’immensa e umanissima capacità di amare. Quando è solo si prende cura dell’ambiente circostante; poi si prende cura di Eve, con tenerezza e generosità. L’uomo invece ha smarrito la via dell’amore: l’unica inesauribile fonte di luce, di energia, di motivazione e di speranza. È accecato dalla luce emessa dagli schermi, dalle spaventose comodità che la tecnologia offre, cieco del sopravvento che i robot hanno preso nei suoi confronti. In questo senso, è clamorosa la citazione a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), principalmente in merito ad “Hall 9000”: la macchina che, proprio come avviene in Wall-e, saboterà l’essere umano.

L’amore diffuso da Wall-e, un personaggio puramente controtendenza, offre l’opportunità di riscoprire il contatto fisico e intellettuale con le altre persone. Un contatto perduto, dimenticato e brutalmente sostituito da nuovi stili di vita che ci stanno portando verso la dis-umanizzazione totale, causata da un mondo di interconnessioni esclusivamente informatiche. E ci pone la domanda: perché oggi non siamo in grado di prenderci cura dell’ambiente? Perché la crisi climatica si aggrava sempre di più? Forse perché stiamo perdendo la nostra capacità di amare?

Wall-e veicola un messaggio essenziale: l’antitesi dell’amore non è tanto l’odio, bensì l’indifferenza nei confronti della vita, l’inattività, l’accidia, il non volersi prendere cura né delle persone né tantomeno dell’ambiente.

 

Di Matteo Malaisi
Esperto cinematografico

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