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Quando l’arte libera | Arte e fede

L'arte è un atto liberatorio. Educare all'arte siginifica educare alla libertà, ma ricordare la funzione educativa della bellezza ci aiuta anche a riconoscere la presenza divina dietro ogni angolo delle nostre città

Sapete cosa sono le arti liberali?

È il termine con le quali si indicano le materie insegnate nel Medioevo. Erano sette, divise nel Quadrivio (Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica) e nel Trivio (Dialettica, Grammatica e Retorica). Erano dette “liberali”, in contrapposizione alle arti “servili”, perché coltivate dalle persone libere.

L’arte, infatti, ci libera. Questo è il suo valore educativo. L’idea di lasciare una traccia nel mondo, di essere in grado di modificarlo, ha da sempre un altissimo valore simbolico perché è un atto liberatorio e motivante. Nell’atto creativo bambini e ragazzi scelgono e si esprimono. A più linguaggi artistici li educheremo, a più modi di essere liberi li apriremo.

Diventare artisti nel Medioevo

Ma nel Medioevo come si diventava artisti? Bisogna ricordare che all’inizio l’arte non era considerata una materia nobile, tant’è vero che non la troviamo nell’elenco delle arti liberali: era una cosa da artigiani. Questo è il motivo per il quale, fino a un certo momento della storia dell’arte, non troviamo opere autografate, ma siamo dovuti risalire all’attribuzione di alcune opere tramite i documenti. Essere un artista era un lavoro come un altro.

Fino a che, invece, la figura del pittore crebbe e quelli che diventavano famosi mettevano su una propria bottega. Vi tornerà forse in mente il verso di Dante che, parlando di Cimabue e Giotto, recita: “Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura”. Tanti sono i maestri della storia dell’arte considerati tali perché fecero scuola per altri nomi illustri. Immaginiamoci la bottega del Verrocchio, dove transitarono nomi come Perugino e Ghirlandaio, rispettivamente maestri di Raffaello e Michelangelo, o il Cavalier d’Arpino che formò nel suo studio Caravaggio e Guido Reni.

Catechesi a cielo aperto

Ma cosa ha a che fare tutto questo con la fede?

La fede da sempre ha usufruito del linguaggio artistico per spiegare agli ultimi i grandi misteri della fede. La maggior parte delle opere artistiche presenti in Italia sono portatrici di un messaggio cristiano e le nostre città, con i loro monumenti, di fatto rappresentano una catechesi a cielo aperto. Riportare le opere d’arte al loro valore educativo significa riportarle al motivo per cui sono nate; educare a essere più consapevoli del messaggio cristiano veicolato da tante opere d’arte permetterà a ogni vicolo delle nostre città di fare eco allo Spirito, e a noi di riconoscere Dio dietro ogni statua, affresco, fontana, nicchia, impegnato a raccontarsi ai nostri ragazzi.

 

di Veronica D’Ortenzio
storica dell’arte ed educatrice di ArtOratorio

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