Il 23 maggio 1992, il giudice Giovanni Falcone, insieme a sua moglie e alla sua scorta, viene fatto saltare in aria da 500 kg di tritolo per mano di Cosa Nostra, capeggiata da Totò Riina e Bernardo Provenzano. Oggi sono passati 32 anni dalla strage di Capaci. Che cos’è cambiato? Come si è evoluto il fenomeno mafioso? Con questo film-documentario il regista eretico del cinema italiano, Franco Maresco, cerca di dare la sua onesta, sincera, spietata risposta sulla questione. Ci dice, innanzitutto, che la mafia non è più quella di una volta.
Un documentario sull’ignoranza
Il film inizia con una parata in ricordo della morte del giudice Giovanni Falcone. Franco Maresco segue la sua grande amica Letizia Battaglia, celeberrima fotoreporter testimone degli anni delle stragi mafiose nella Palermo degli anni 80’ devastata da Cosa Nostra.
Letizia è scandalizzata dal modo in cui oggi si rende onore a Giovanni Falcone: una sghemba, moralistica e insensata sfilata carnevalesca. «Oggi cantano. Allora, invece, piangevamo», interviene con amarezza la reporter, che decide di abbandonare la parata quando dal palco viene detto «Oggi è il 25esimo anno della scomparsa di Giovanni Falcone», come se fosse morto per cause naturali. Maresco ci mostra giovani palermitani completamente inconsapevoli del passato e una Palermo fin troppo attaccata alle proprie radici, mai del tutto estirpate, grazie al quale il crimine organizzato ha prosperato e prospera tuttora.
Un carnevale del grottesco
La mafia non è più quella di una volta perché oggi ha assunto la faccia del grottesco, si annida nell’ignoranza della gente e in personaggi strambi e paradossali. È attraverso di loro che possiamo farci un’idea del pensiero mafioso.
Per restare in argomento di palcoscenici dove accadono cose improbabili, il documentario mette sotto l’occhio della telecamera il già noto Cicco Mira (protagonista del precedente documentario di Maresco, Belluscone: A Sicilian Story). Organizzatore di feste di piazza, burattino al soldo della criminalità organizzata, Cicco Mira è alle prese con la preparazione di una serata in onore di Falcone e Borsellino intitolata “Neomelodici per Falcone e Borsellino”: un carosello di personaggi assurdi salirà sul palco, nel quartiere Zen, per esibirsi. Tra questi il giovanissimo Cristian Miscel, che dichiara di aver avuto l’apparizione di Falcone e Borsellino durante un coma, ma non rinnega la Mafia: è forse la più agghiacciante e contraddittoria storia dell’intero film, pur rimanendo incredibilmente spassosa. Chissà come mai, si chiede Maresco, d’un tratto sia le istituzioni palermitane che la criminalità organizzata decidono di permettere queste manifestazioni per ricordare le stragi dei due giudici.
Lo spettatore rimarrà esterrefatto, basito, incredulo e amaramente divertito da quello a cui sta assistendo. Non ci sono cali d’interesse durante tutto il documentario: si ride tanto, ci si commuove e alla fine arriva il momento di defilarsi da quello che è stato mostrato, come nell’ultima concettuale scena del film. La macchina da presa indugia all’indietro, allontanandosi dal palco del quartiere Zen, suggerendo una dolente e amara presa di distanza da quanto visto fino a quel momento.
Che cos’è la mafia oggi
La mafia non è più quella di una volta non è ovviamente soltanto un modo per esibire grottescamente personaggi inverosimili, bensì uno strumento per comprendere cosa sia la mafia oggi: un fenomeno capace di utilizzare l’arma più efficace per garantire controllo e potere, l’ignoranza. Il documentario è un’opera dotata di estremo fascino. Franco Maresco ha senza dubbio dato vita a uno dei film più belli sulla mafia, che ci spinge a ricordare chi ha dato la vita per un ideale di giustizia non con vuote manifestazioni, ma con le azioni.
di Matteo Malaisi
Esperto cinematografico