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Il Nüshu, la scrittura delle donne per le donne

Nella Cina del XIX secolo nasce un codice di scrittura conosciuto solo alle donne, usato per creare legami nonostante le restrizioni imposte dal matrimonio. Un messaggio di speranza dalle donne per le donne ora in mostra al Museo Popoli e Culture

Nüshu, meraviglia culturale del mondo.

Questa scritta accoglie chi arriva a Pumei, un piccolo villaggio nella provincia dello Hunan, nella Cina meridionale.

Ma cos’è il nüshu?

Nüshu letteralmente significa ‘scrittura delle donne’ ed è un sistema linguistico unico al mondo, creato circa duecento anni fa dalle donne di alcuni villaggi della contea di Jiangyong, nella provincia dello Hunan, usato solo da loro e considerato spesso come una scrittura “segreta”, nascosta agli uomini. In realtà gli uomini semplicemente non si interessavano a questi caratteri incomprensibili, privi di una degna tradizione letteraria.

La storia e la mostra

All’epoca, nella Cina imperiale, le donne non avevano accesso all’istruzione e venivano considerate delle “proprietà”, prima della famiglia di origine e poi del marito. Solitamente venivano date in spose a sconosciuti e dopo il matrimonio dovevano abbandonare il loro villaggio e venivano private della compagnia degli affetti più cari.

È in questo contesto così restrittivo che nasce quello che la sinologa Giulia Falcini, docente dell’Università di Macerata e curatrice della mostra Il nüshu. I caratteri che diedero voce alle donne, in corso al Museo Popoli e Culture fino al 10 febbraio 2024, definisce come «il codice di una libertà creativa dotata di una potenza formale conquistata con discrezione da donne che, attraverso la scrittura, il canto, il ricamo, hanno tramandato vicende quotidiane, moniti, leggende, ma soprattutto la solidarietà e la comprensione reciproca per il destino che le accomunava».

L’intento era innanzitutto quello di creare un proprio veicolo di espressione per mantenersi in contatto anche dopo il matrimonio, e a questo proposito, in mostra è esposto quello che è considerato un classico letterario del nüshu: il Libro del Terzo Giorno. Si tratta di una raccolta di poesie e canzoni che le donne del villaggio regalavano alle giovani spose dopo tre giorni dal matrimonio. Il libro, interamente tessuto e ricamato a mano, aveva il compito di alleviare il sentimento di solitudine della sposa.

Un messaggio dalle donne per le donne

La mostra propone inoltre numerosi altri esempi di testi nüshu scritti su vari supporti – stoffa, carta, ventagli – insieme ad alcuni video, che permettono ai visitatori di ammirare questa scrittura in tutta la sua bellezza. Nel nüshu infatti l’eleganza dei caratteri è molto importante e ancora oggi le eredi di questa cultura, quando realizzano un’opera, sono molto esigenti con sé stesse e fanno molti tentativi.

Purtroppo questo codice linguistico rientra tra le lingue a rischio di estinzione e dal 1995 fa parte del Patrimonio mondiale dell’umanità. Preservarlo significa non solo mantenere viva la lingua di un ristretto numero di donne, ma anche tutelare un simbolo importante per tutte le donne, come afferma la professoressa Liming nel libro Il leggendario Nüshu. La scrittura creata dalle donne per le donne: «Il Nüshu si batte per i diritti culturali: le donne hanno conquistato il diritto di scrivere tramite l’invenzione dei loro caratteri. il Nüshu incarna irremovibilità, la forza e la resilienza al destino ed è una grande fonte di ispirazione, un messaggio di incoraggiamento a tutte le donne», e come si legge su una moneta di bronzo scritta in nüshu rinvenuta in quelle zone: “Tutte le donne del mondo sono sorelle della stessa famiglia”.

 

Di Paola Rampoldi,
Curatrice del Museo Popoli e Culture

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