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Il filo nascosto: l’etica della moda e i compromessi | Il film del mese

Un film mozzafiato che ci parla di relazioni, ma anche di passione, etica e cura per degli oggetti che usiamo tutti i giorni: i nostri vestiti

Il mondo della moda, senza dubbio, è stato il regno in cui grandi artisti e professionisti hanno potuto manifestare la propria dedizione e passione. Oggi, però, è un altro paio di maniche.

La contemporaneità, con la sua velocità spietata, causa dei problemi non indifferenti nell’industria tessile (anche quella dietro ai grandi brand), che conta migliaia di casi di sfruttamento di lavoratori senza garanzie; per non parlare dei metodi produttivi, che hanno un impatto ambientale devastante. Tutto questo va di pari passo con la nostra cultura del consumo sfrenato: i vestiti ormai sono usa e getta, pessima qualità e prezzi stracciati ci permettono di avere una quantità di vestiti inutile e prima impensabile.

La trama: dentro una casa di moda degli anni ’50

E allora forse, è il caso di recuperare il capolavoro di Paul Thomas Anderson Il filo nascosto (2017) per comprendere cosa c’era dietro una casa di moda della Londra degli anni ’50. Ci poteva essere uno stilista come Reynold Woodstock, un manicale perfezionista, che cuce su misura gli abiti, attento a ogni singolo dettaglio, devoto alla madre defunta che gli ha insegnato il mestiere.

Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) dirige insieme alla sorella Cyril (Lesley Manville) una celebre casa di moda, inconfondibile marchio di stile ed eleganza dell’alta società britannica. Mentre si trova fuori città, Reynolds conosce una timida cameriera di nome Alma (Vicky Krieps), che finirà presto per diventare la sua musa e la sua amante, con tutti i problemi relazionali che questo comporta.

 

Il dettaglio dell’etichetta

Certo siamo immersi in un ambiente aristocratico, ma quello che traspare non è solo sfarzo, quanto l’impegno e la professionalità, due elementi che ci dovrebbero consapevolizzare nel momento in cui gironzoliamo in un centro commerciale, dove troviamo una miriade di marchi in contrasto con una visione etica della moda. Dobbiamo informarci e conoscere il percorso di produzione dietro al capo che vogliamo acquistare.

In una scena del film, Reynold cuce una frase all’interno del vestito di una sua cliente, per augurarle il meglio nella vita. Non credo sia un caso che sia stata conferita tanta importanza a questo dettaglio, poiché l’etichetta che troviamo cucita su un capo è il mezzo principale attraverso cui possiamo orientare i nostri acquisti.

La tecnica, i costumi e un attore perfezionista

 

Il filo nascosto è un film sublime, di una potenza visiva ed espressiva impressionante grazie ai colori concreti che solo l’utilizzo della pellicola (35mm) riesce a restituire. Anderson si è confermato uno dei più grandi registi contemporanei, perfettamente capace di guardare ai suoi maestri: Martin Scorsese in primis, ma in questo caso sono vividi anche gli echi di Alfred Hitchcock. Senza dimenticare quanto sia splendida la colonna sonora di Jonny Greenwood, capace di immergerci in una dimensione uditiva inquietante e angosciosa.

Chiaramente una menzione speciale va ai costumi di Mark Bridges, che insieme ad Anderson stesso ha creato il protagonista de Il filo nascosto ispirandosi a leggendari stilisti di moda tra cui Balenciaga, Hardy Amies, Edward Molyneux e Victor Stiebel, dando vita a una fusione unica (e a volte sconvolgente) di tutte le idiosincrasie di questi artisti.

Daniel Day-Lewis, lui stesso un perfezionista, ha intrapreso un apprendistato di un anno presso Marc Happel, il direttore dei costumi del New York City Ballet, per acquisire le abilità e la mentalità di un couturier. Alla fine della sua formazione è stato persino in grado di ricreare una perfetta copia di un vecchio abito da giorno Balenciaga che ha poi regalato a sua moglie.

 

Una storia di compromessi

 

Questi sono alcuni degli spunti che possiamo trarre da Il filo nascosto per riflettere su quanto sia importante sostenere la moda etica, ma questo è anche un profondo film sull’amore, sulle ossessioni e soprattutto sulle relazioni umane. La trama ci mostra infatti come i rapporti tra lo stilista e l’amante si complicano. Reynolds è ossessionato dal suo lavoro e dal fantasma di sua madre. Alma si sente continuamente messa in secondo piano e non ci sta: vuole a tutti i costi prevalere. Troveranno i giusti compromessi per stare insieme? E noi a quali compromessi riusciremo ad arrivare con il mondo della moda?

 

di Matteo Malaisi
esperto cinematografico

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