di Matteo Malaisi
Esperto cinematografico
La trama
Iddu – L’ultimo padrino racconta una storia che si muove sul confine sottile tra realtà e finzione, ispirandosi liberamente alla latitanza di Matteo Messina Denaro: il boss di Cosa Nostra arrestato il 16 gennaio 2023 e morto poco dopo in carcere. Spicca la figura di Catello Palumbo, un ex politico (interpretato da Toni Servillo) che, uscito di prigione, viene arruolato dai Servizi Segreti per rintracciare Matteo, un tempo suo figlioccio. Ma non si tratta di un film tradizionale sul fenomeno mafioso: è un’operazione intima, psicologica, in cui Catello tenta di attirare Matteo in una trappola attraverso lettere cariche di memorie, sensi di colpa e richiami emotivi.
Il cuore della storia è questo duello a distanza, una sorta di scacchiera morale in cui i pezzi si muovono lentamente, sotto l’occhio sonnacchioso di un’Italia amorale, indifferente pronta a scendere a compromessi per il male minore.
Iddu – L’ultimo padrino, disponibile in streaming su Now Tv, è l’occasione per riflettere sul tema della legalità da un punto di vista particolare, poiché non è mai banale ricordare le gesta di coloro che la mafia l’hanno conosciuta, combattuta e in parte sconfitta.
La tecnica
Il sonoro è frutto di un lavoro davvero ben realizzato da Colapesce: stupisce con musiche assolutamente pertinenti, ispirate ai film di Elio Petri e Pietro Germi degli anni ‘60 e ‘70. La colonna sonora gioca in sottrazione (proprio come la violenza mai spettacolarizzata), ma quando è più preponderante riesce a creare quella tensione legata al fatto di trovarsi davanti ai più efferati uomini e donne della malavita.
La regia di Grassadonia e Piazza è sempre attenta a non cadere nella trappola del folklore mafioso o della spettacolarizzazione. La fotografia, calda e polverosa, evoca una Sicilia quasi mitica, che sembra sospesa nel tempo. O meglio, sempre ferma nelle sue dinamiche omertose.
I personaggi, in primis Matteo Messina Denaro (interpretato da Elio Germano), si muovono in una messinscena ombrosa, notturna, lontano dalla luce del sole, quasi come se il film avesse paura di disturbare e svelare il mistero che racconta.
Il tema
Non è un film sulla mafia in sé, ma sul potere che la mafia esercita anche in sua assenza e nella solitudine. Iddu non cerca l’azione, ma la riflessione. È una parabola sulla complicità, sulla vecchia politica che ha flirtato con il crimine, e su come certe alleanze abbiano lasciato macerie morali, più che giudiziarie.
Il vero tema è la solitudine del potere: sia quello esercitato nell’ombra, sia quello perduto. Tutti i personaggi sono soli, incastrati in un sistema che li ha già dimenticati.
Ma la storia raggiunge sicuramente l’apice di interesse grazie all’esplorazione del rapporto padre-figlio. Il film riesce a restituire con grande vividezza l’idea di un legame profondamente condizionante tra il boss e la figura paterna, un rapporto segnato da una totale dipendenza mentale e identitaria. Questo legame viene rappresentato con forza attraverso l’immagine del “pupo” siciliano, che diventa metafora di un’infanzia segnata sin da subito dalla violenza del potere e da un destino criminale che non ammette deviazioni. Una missione trasmessa come una fede cieca, che – come dice il personaggio di Catello – “inizia laddove la ragione finisce”.
Iddu – L’ultimo padrino è un film sottile e malinconico, una meditazione sulla fine di un’epoca, raccontata attraverso due uomini legati da colpa e solitudine. Ha il coraggio di raccontare la mafia senza mostrarla, di evocare il male attraverso la sua assenza. È un’opera inquieta, ci ricorda che le radici del male sono profonde e interrate, ma pur sempre estirpabili seguendo le orme di chi la mafia l’ha saputa combattere a volto scoperto.
Parlando di legalità…
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