Il concerto a Villa Grugana
Il 19 giugno a Villa Grugana sarà l’occasione per assistere a un omaggio al maestro Ennio Morricone. Per questo evento speciale, in cui i Solisti di Milano Classica proporranno le sue indimenticabili colonne sonore, ci sembrava doveroso riflettere sul film Ennio: splendido documentario diretto da Giuseppe Tornatore che riporta non solo la musica, ma anche le luminose parole del maestro.
Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori della storia del cinema, racconta la sua carriera a partire dagli studi iniziati al conservatorio come trombettista fino ad arrivare all’ambito Oscar. Le testimonianze e le immagini d’archivio svelano ciò che del maestro non si conosce: dalla sua passione per gli scacchi, che forse ha misteriosi legami con la sua musica, all’origine di certe sue intuizioni musicali.
Il documentario: un omaggio intimo al maestro
Giuseppe Tornatore firma un documentario dall’elevata carica emotiva, contraddistinto dalle testimonianze intime, ricche e precise di Ennio Morricone e di tanti grandi artisti (tra cui Bertolucci, Hans Zimmer, Springsteen, Tarantino, Argento) alternate a immagini di repertorio di grande impatto, il tutto supportato da un ottimo montaggio. L’omaggio sincero al maestro è evidente dal modo in cui, sempre rispettosamente, il regista gli si avvicina con la macchina da presa, per concentrarsi su quegli occhi da cui sfocia tutta la commozione e sulle sue mani rugose, sempre in armonioso movimento.
Nell’incipit del documentario abbiamo uno scorcio intimo di Ennio: un metronomo scandisce il tempo nel silenzio di una stanza circondata da libri e il compositore esegue esercizi fisici intervallati a momenti in cui, chino sulla sua scrivania, completa uno spartito a matita. Un’immediata metafora della sua genialità artistica: il maestro raccolto nel suo silenzio creativo, in cui la musica non la sente, ma riesce a immaginarla.
Si percepisce la mastodontica importanza di un’artista che ha lavorato con tormento, sacrificio e dedizione dietro l’ombra melodiosa delle note rimaste impresse nella mente di tutti, a tal punto da avere la sensazione che non fosse la musica nel film, ma il film nella musica.
La difficile carriera di un genio
Ennio parte dall’inizio della carriera di Morricone, con i primi soldi guadagnati come trombettista nei locali notturni, motivo di estenuante umiliazione, per poi diventare arrangiatore di grandi musicisti alla RCA Italiania e riuscire a diplomarsi in composizione al conservatorio, con il maestro Petrassi, professore e fonte di grande ispirazione.
Quando approda al cinema cresce in lui un sentimento muto di disonore, poiché le colonne sonore nei film venivano considerate dai musicisti accademici la morte dell’intellettualismo della musica. Successivamente, l’incontro folgorante con Sergio Leone sancisce l’inizio di una rivoluzione assoluta: la sua idea di musica viene riconosciuta come l’estremo livello artistico mai raggiunto, tanto che tutti i cineasti vogliono lavorare con Ennio (arriva persino a fare circa 50 film all’anno).
È forse proprio nel formato del documentario biografico che la dimensione uditiva assume un valore ancor più importante. D’altronde, come ci ricorda quella famosa fotografia di Morricone con il dito alzato che ci invita al silenzio, è soprattutto attraverso l’ascolto che ognuno di noi può imparare, conoscere e creare. Dunque non serve dire altro. Ascoltiamo la storia meravigliosa che inizia così: c’era una volta Ennio…
Di Matteo Malaisi
Esperto cinematografico