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Culture and History. Un nuovo modo di leggere la storia delle Filippine

Di Tommaso Abbenda
Volontario del Servizio Civile Universale presso la Biblioteca Pime

Nick Joaquin (4 marzo 1917 – 29 aprile 2004) è stato uno tra gli scrittori filippini più illuminati e prolifici del ventesimo secolo. Conosciuto principalmente per i suoi racconti brevi e per i suoi romanzi, Joaquin è stato anche un intellettuale, poeta, giornalista e saggista. Nel 1967 si è visto assegnare il titolo di artista nazionale delle Filippine per la letteratura, il riconoscimento più prestigioso conferibile dal governo filippino, ottenibile da chi, con il suo lavoro, ha contribuito significativamente al progresso delle arti del Paese.

Culture and History è il titolo della sua raccolta di saggi che studia gli effetti del periodo coloniale sulla società filippina, analizzandone tutti gli aspetti che hanno contribuito alla creazione dell’identità culturale del suo popolo.

Qui ci soffermiamo sul primo capitolo, da cui prende il titolo l’intera raccolta. Nick Joaquin parla della necessità di una decolonizzazione culturale e mentale che permetta ai filippini di costruire un’identità autentica e indipendente, e di come raggiungerla.

Filippini o colonizzatori: a chi appartiene la storia?

La storia delle Filippine è caratterizzata dalla secolare presenza di potenze straniere, che hanno plasmato la società dal 1565, anno dell’inizio della dominazione spagnola sull’arcipelago, fino al 1946, anno dell’indipendenza dagli Stati Uniti d’America. Seguono decenni di assestamento politico e sociale, dove la guerra civile prima e la dittatura di Marcos dopo, ostacolano lo sviluppo della democrazia. Nel 1986 la Rivoluzione del Rosario apre finalmente la strada per la libertà effettiva del Paese. Due anni dopo, nel 1988, viene pubblicato Culture and History.

La storia dell’arcipelago, viziata da 400 anni di dominazione straniera, è storia filippina? Il popolo filippino è da intendersi come una mera comparsa nel grande gioco dei colonizzatori occidentali? Se tutti gli aspetti della società sono stati plasmati dagli spagnoli e dagli americani, cosa rimane dei filippini? Interrogativi che attanagliavano gli storici filippini, incerti su come affrontare la loro storia per la prima volta da soli.

La cultura al centro della storia: una nuova prospettiva

Si, risponde Joaquin, la storia delle Filippine appartiene ai filippini, e i filippini hanno e hanno sempre avuto una loro identità unica. Per capirlo bisogna mettere la cultura al centro della ricerca storiografica.

La cultura, scrive l’autore, è il modo di vivere di una comunità, direttamente influenzato dalle tecniche e dagli strumenti a sua disposizione. In sostanza, siamo determinati dagli stessi strumenti con cui interagiamo, che siano essi creati da noi o portati da qualcun altro.

Per l’autore mettere questa idea di cultura al centro della ricerca significa riconsiderare il modo in cui guardiamo alla storia: a plasmarne il corso è la cultura stessa, ovvero il modo di vivere di una comunità. In questa ottica le epoche storiche non sono altro che gli strumenti (avanzamenti tecnologici o innovazioni nella comunicazione) che agiscono sulla comunità e che provocano effetti tali da influenzarne l’economia, la politica e le arti. Il 1565 non è solo l’anno che dà inizio alla dominazione spagnola, ma è soprattutto il momento in cui la cultura filippina, e quindi la sua storia, interagisce per la prima volta con nuovi strumenti capaci di alterare il suo corso.

Strumenti che plasmano la comunità

Se accettassimo questa prospettiva, scrive l’autore, perché dovremmo dire che ciò che è accaduto nelle Filippine tra il 1565 e il 1946 non è storia che appartiene ai filippini? L’arrivo degli spagnoli, con le loro istituzioni, tecnologie e modelli, non può forse essere considerato come uno dei tanti “strumenti” che, introdotti nella comunità, ne hanno alterato la cultura e la storia, proprio come hanno fatto in altri contesti l’orologio, il denaro e la stampa? L’aratro, scrive Joaquin, non ha corrotto i filippini, ma li ha creati.

Joaquin sottolinea che nella storiografia inglese, l’invasione dei romani, vista inizialmente come un evento negativo, è stata trasformata nell’arrivo dello strumento strada, che ha facilitato gli spostamenti nell’isola favorendo l’unità culturale che ha poi portato alla creazione della nazione. E ancora, gli antichi Greci hanno ridotto l’arrivo di un popolo invasore, probabilmente i Fenici, a una figura mitica, Cadmo, ricordato come tramite per acquisire un nuovo strumento: l’alfabeto.

A pochi anni dall’arrivo della democrazia nelle Filippine, Nick Joaquin indica ai suoi concittadini la strada per la piena indipendenza culturale e mentale, così come a tutti quei paesi che ancora oggi lavorano per eliminare i retaggi coloniali.

È difficile racchiudere in poche righe un pensiero tanto articolato quanto significativo. Culture and History, con i suoi saggi di carattere storico e sociale, non è solo testimonianza di una comunità finalmente in grado di autodeterminarsi, ma rappresenta anche un buon punto di partenza per approcciarsi alla storia, o alla cultura, di questo Paese.

 

Puoi consultare Culture and History e altri libri sulla storia delle Filippine nella biblioteca del Pime.

Filippine25

Un ponte per ogni isola

Le Filippine sono un arcipelago di oltre 7600 isole in cui le grandi città si affiancano a centinaia di piccoli atolli, in molti casi anche disabitati.

Una terra dove i missionari del Pime sono presenti dal 1968 e dove ben tre di loro, negli ultimi quarant’anni, – i padri Tullio Favali, Salvatore Carzedda e Fausto Tentorio – hanno vissuto l’amore per questo popolo fino a dare la propria vita.

Con la campagna Filippine25 intendiamo accendere i riflettori su alcuni percorsi di inclusione e di sostegno ad un Paese carico di gioia di vivere, ma anche attraversato da tante contraddizioni.

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