Homepage » Blog » Inviati a essere missionari | Secondo le Scritture

Inviati a essere missionari | Secondo le Scritture

Il mandato missionario che chiude il Vangelo di Matteo contiene quattro verbi che rendono molto chiaro quello che il Risorto chiede ai missionari. Ma anche a chiunque voglia essere cristiano fino in fondo

❮❮ Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Mt 28, 19-20) ❯❯

Con queste parole, nel racconto di Matteo, il Risorto saluta gli undici lasciando a loro e al discepolo di ogni tempo e luogo un compito; o, meglio, una missionela missione per eccellenza.

Nel corso della storia questa esortazione è stata interpretata in modi differenti: dai battesimi “di popolo” compiuti dai sovrani cristiani delle popolazioni chiamate “barbare” dai romani, alle conversioni forzate di intere comunità ebraiche nella Spagna di fine 1400, per arrivare alle missioni cattoliche (ma non solo) che registravano il proprio successo sulla base del numero di Battesimi impartiti, i quali però troppo spesso non erano un sacramento richiesto e offerto liberamente e con gioia, ma la chiave di accesso a servizi e aiuti senza i quali la vita risultava difficile.

E oggi come possiamo interpretare questo comando?

Chi è missionario?

La prima domanda che ci dobbiamo porre riguarda i destinatari odierni di questo incarico: sono coloro che lasciano la propria casa per aiutare, insegnare ed imparare da altri popoli oppure i destinatari sono tutti i lettori del Vangelo? Quindi, la domanda ultima è: chi è missionario? Forse ciascuno di noi potrebbe definirsi tale in quanto in missione nel luogo dove la vita – o la Provvidenza – ci ha portato; che sia la famiglia, la comunità, il luogo di lavoro, la scuola e ogni relazione che viviamo, all’interno della Chiesa o meno.

Analizzando questi versetti possiamo notare che il mandato di Gesù consiste in quattro azioni: andare, fare discepoli, battezzare ed insegnare. Analizziamole una per volta.

Andare – poreuo πορεύω

Questo verbo si trova in altri punti della storia di Gesù secondo Matteo e vorrei richiamarne due che penso possano aiutarci:

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. (Mt 2,8)

In questo passo Erode, in preda alla gelosia e alla paura che un altro re possa rubargli trono, potere e averi, invita i Magi ad andare a rintracciare il bambino del quale erano già in ricerca. Siamo di fronte a un burocrate che, per i propri interessi e mentendo circa le sue reali intenzioni, manda a cercare una sola persona.

Gesù invece invita i suoi ad andare a cercare non un solo individuo bensì tutti i popoli; e di certo non lo chiede per un tornaconto personale, ma per fare un dono a tali persone, il Battesimo, e nella conoscenza della lieta Novella. Ecco la prima cosa che possiamo comprendere: siamo chiamati a cercare tutti per fare loro un dono, non per appropriarci di qualcosa.

Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? (Mt 18,12)

Questo è un passo della celeberrima parabola della pecora perduta e il verbo che ci interessa riguarda l’atteggiamento di colui (un folle agli occhi del mondo) che rischia tutto lasciando incustodite novantanove pecore per recuperare quell’unica smarrita. Si tratta dello slancio che siamo chiamati ad avere quando riconosciamo la preziosità di una persona, il valore di ciascuno che implica il mettersi alla sua ricerca, costi quel che costi. Così Gesù ci chiede di andare incontro alle persone: con la solerzia di chi sa che sta andando incontro ad un tesoro anche se ancora non né è completamente consapevole.

Fare discepoli – matheteuo μαθητεύω

Questo verbo non è molto comune nel Vangelo di Matteo, ma lo troviamo in una brevissima parabola di Gesù:

Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. (Mt 13,52)

Secondo un’interpretazione del biblista Jacques Dupont questa strana affermazione potrebbe spiegarsi considerando la religione giudaico-cristiana il tesoro di cui si parla: un discepolo, quindi, è colui che sa tenere insieme il vecchio – ovvero la Legge – con il nuovo – Gesù – dato che Gesù stesso “non è venuto ad abolire un solo iota” (cfr. Mt 5,17-18). Quindi, nel momento in cui andiamo a fare discepole tutte le genti, dobbiamo saper tenere insieme la tradizione autentica e gli insegnamenti che ci precedono, proponendoli però con le necessarie creatività e attualizzazione che i tempi e le varie latitudini impongono, come Papa Giovanni XXIII fece parlando di “segni dei tempi” alle soglie del Concilio Vaticano II.

Battezzare – baptizo βαπτίζω

Nel Vangelo di Matteo questo verbo viene riferito esclusivamente all’agire di Giovanni Battista, sia quando battezza genericamente la gente, sia quando viene narrato il battesimo di Gesù stesso. Poi, per tutta la narrazione matteana, il verbo scompare fino alla nostra pericope, che conclude l’intero racconto: siamo quindi chiamati a proseguire le azioni del Battista, mettendoci anche noi in prima fila per essere però subito pronti a passare in ultima. Giovanni, infatti, battezza senza tuttavia accendere i riflettori su di sé, ma rimandando sempre a colui al quale non è degno neppure “di portare i sandali”, pienamente consapevole della differenza tra la propria azione e quella del Maestro che battezzerà in “Spirito Santo e fuoco” (cfr. Mt 3,11).

Insegnare – didasko διδάσκω

Nel primo vangelo questo verbo è sempre riferito a Gesù, Maestro per eccellenza dei Dodici, delle folle, e di chiunque lo ascoltasse. È quindi molto interessante che in chiusura della storia questo verbo venga associato – dal Maestro stesso – a tutti coloro che decideranno di assecondare l’ultima richiesta del Messia. Siamo quindi autorizzati direttamente dal Risorto ad associarci alla sua attività, purché restiamo fedeli alla sua parola e non tradiamo l’afflato universale del suo messaggio.

Concludo questa riflessione soffermandomi sull’ultimo versetto: Ed ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo.

“Ecco” – Hinné – è un avverbio molto usato nell’Antico Testamento per indicare un repentino cambio di scena o per sottolineare un fatto. Qui il narratore vuole certamente sollecitare l’attenzione del lettore di ogni tempo, suggerendo che può partire con coraggio verso la sua missione, certo che Cristo sarà al suo fianco per ispirarlo, sostenerlo e assicurarlo in ogni passo.

 

Di Valentina Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità

Articoli correlati

Dialogo: l’arte di amare le differenze

Vivere e rilegare

A fare memoria ce lo insegna la Bibbia