Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. (Genesi/Bereshit 2,2-3)
Il settimo giorno creato da Dio viene vissuto, nella tradizione ebraica, di sabato/Shabbat che è sospensione del tempo regolare perché anticipazione del tempo messianico (questo si riflette anche nella lingua ebraica, che non assegna un nome ai giorni della settimana dalla domenica al venerdì). Successivamente il cristianesimo identificherà quel tempo messianico nel tempo inaugurato dalla Resurrezione del Cristo, che viene celebrato e ricordato ogni domenica, il dies del Signore.
Venerdì, sabato, domenica
Versetto 2:
Aveva completato … cessò. Queste due parole hanno diverse connotazioni. La prima indica che l’opera di Dio della Creazione era stata completata, ed in effetti lo era; nulla di nuovo fu infatti creato dopo i primi sei giorni. La parola astenersi, invece, fa pensare che l’opera era stata interrotta, rimandata, ma non finita. Essa è rivolta agli esseri umani, e ci dice che c’è sempre ancora da fare, ma l’Uomo deve sospendere il suo lavoro creativo quando giunge lo Shabbat (Gaon di Vilna).
Versetto 3:
Benedisse … e santificò. Dio benedì lo Shabbat con abbondante bontà, poiché in esso c’è un rinnovo della forza fisica procreativa ed una superiore possibilità di ragionamento ed esercizio dell’intelletto. Lo santificò in quanto nessuna opera fu fatta in esso (Ibn Ezra). Dio avrebbe benedetto lo Shabbat, in futuro, con una doppia razione di manna il venerdì in suo onore; e lo avrebbe santificato non fornendo la manna lo Shabbat stesso (Midrash). Il significato letterale del verso è che lo Shabbat è santificato al di sopra del normale corso della attività fisica in questo mondo. Normalmente la gente deve lavorare per guadagnarsi da vivere, ma di Shabbat il lavoro è proibito, ed anche così lo Shabbat è un giorno che è benedetto con più cibo e più gioia del resto della settimana (Or HaChaim).
Riporto anche la seguente spiegazione del giorno di Shabbat presente su ucei.it (il sito delle comunità ebraiche italiane):
L’uomo per sei giorni lavora e si dedica soltanto a cose “materiali”, in questo giorno, invece senza l’ossessione dell’attività produttiva deve dedicarsi a se stesso, alla comunità, alla società, per stare con i propri familiari e gli amici, a studiare e riposare. Se durante i giorni lavorativi l’uomo tende a vivere secondo le modalità dell’avere, in un certo senso “l’uomo è solo ciò che ha”, il sabato prevale la modalità dell’essere e “l’uomo è ciò che è”.
Lavoro e società
Ovviamente ci sono lavori che non conoscono giorni di riposo fissi (penso alla sanità, alla ristorazione, al trasporto, ecc.), ma aver esteso questo concetto anche ad altre categorie forse non ha giovato: quante persone lavorano nel commercio e non possono mai organizzare una domenica al parco con gli amici o un pomeriggio al museo con i figli perché lavorano.
Date a Cesare quel che è di Cesare
“Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. (Mt, 22,17-21)
In generale possiamo interpretare questo passo come la concessione del diritto di esistenza di una forma di governo, che quindi va rispettata dal punto di vista amministrativo, ma attenzione a concedere a questa tutto il resto. Il governatore (leggasi anche l’economia, il lavoro, la globalizzazione, il diritto…) non è un dio; Dio è uno e solo a lui deve andare il nostro tutto, solo a lui dobbiamo obbedienza totale.
E quindi torniamo a quanto scritto all’inizio: cosa ci dicono dire le Scritture sullo stile da tenere nel mondo del lavoro? Di fermarci per riposare e contemplare la nostra opera, così come fece Dio stesso che, con l’osservanza del riposo, limitò anche la sua potenza: avrebbe potuto fare tutto secondo la sua esclusiva volontà, invece si è fermato. Siamo noi più potenti di Dio? Se non rallentiamo mai potremmo cadere nella tentazione di pensarci supereroi o semi-dei ai quali tutto deve essere restituito, non molto lontani dai cesari romani; invece dobbiamo accontentarci di una monetina, perché tutto il resto è per la gloria di Dio.
Di Valentina Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità