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Dialogo interreligioso: questione di famiglia

Di Valentina Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità

Cosa vuol dire dialogo interreligioso?

Partiamo dalle parole. “Dialogo” deriva da dia (attraverso) e logos (discorso). Dialogare significa attraversare un discorso, non evitarlo. Una discussione aperta, con spirito democratico”.

“Interreligioso” riguarda le religioni, e la parola “religione” potrebbe essere connesso a rilegare, cioè legare, tenere insieme. Una religione collega sfera umana e divina, oltre a creare comunità. Fare dialogo interreligioso significa non evitare differenze ma accoglierle, per conoscersi e rispettarsi. Tuttavia, il rischio è ridurlo a un’etichetta superficiale.

Per approfondire ho parlato con Alessandra. Classe 1992, è insegnante di religione cattolica e laureata in Scienze religiose con una tesi sul matrimonio islamo-cattolico. Una scelta dettata dal fatto che dopo cinque anni di fidanzamento sta per sposare Zakaria. Nato nel 1994 in Marocco e in Italia dall’età di 8 anni. Dopo la laurea in Ingegneria Aerospaziale, Zakaria lavora in consulenza e pur non essendo un musulmano praticante, rispetta il Ramadan e altre tradizioni.

Alessandra, come è iniziata la vostra storia?

Ci siamo incontrati a ottobre 2020 durante un’esperienza di volontariato. Una settimana dopo, mio papà ha scoperto di avere un tumore, la vita della mia famiglia è stata stravolta e io mi sentivo molto spaesata. In quel periodo avevo bisogno di certezze, di punti fissi. E Zak non me ne poteva dare: doveva ancora finire di studiare e non aveva una famiglia alle spalle che potesse più di tanto supportarlo.

Diciamo pure che quando ci siamo incontrati non è iniziata subito una grande storia d’amore come si vede nei film perché per me è stato molto complicato.

Dentro a questa complessità possiamo anche inserire il differente background culturale?

Certamente! In realtà Zakaria è praticamente italiano a tutti gli effetti, però all’inizio i pensieri ci sono stati, penso sia normale. In me nascevano di continuo dei dubbi. Ci ho messo un po’ per conoscerlo davvero, capirlo e capire che mi voleva bene e mi amava per come ero senza volermi cambiare, provando a venirmi incontro in tutti i modi possibili. Lui c’è sempre stato ed ha sempre accettato le mie titubanze: io l’ho lasciato più volte e lui mi ha sempre lasciata libera di decidere anche se ci soffriva. Di fronte a episodi che l’hanno fatto soffrire molto ha comunque messo il mio bene al primo posto e questo mi ha fatto capire che potevo fidarmi di lui.

Ci sono volute, comunque, tanta riflessione e molta preghiera per capire cosa fare. Anche perché, all’inizio, mi sentivo quasi investita di una enorme responsabilità come se dovessi interpretare il ruolo della paladina cattolica o di una testimone di integrazione e non me ne sentivo assolutamente. Poi ho capito che non stava succedendo nulla di tutto questo perché le cose sono molto più semplici: noi siamo chiamati a testimoniare i progetti che Dio ha su di noi e il suo, per me, passava per questa strada. E avevo capito che, nonostante le difficoltà, stare insieme a questo ragazzo era la cosa giusta per me.

Ora ti faccio una domanda che potrebbe essere delicata: la tua famiglia come l’ha presa?

Bene! Devo dire che sono successe delle cose che ritenevo impensabili. Non era affatto scontato che i miei lo accogliessero e lo trattassero come un figlio, non lo avevano mai fatto neppure con il mio precedente ragazzo (che pure frequentava la comunità francescana, aveva un lavoro, ecc.). All’inizio mia mamma mi ha chiesto se fossi proprio sicura della situazione in cui mi stavo mettendo ma né lei né mio padre si sono mai intromessi davvero; ho scoperto molto dopo che mio papà a volte si sfogava con mia mamma, dicendo: “Ma fra tutti i ragazzi che ci sono proprio un musulmano?”.

Oltre alle tradizioni, come gestite la differenza di fede religiosa?

Se mi avessero raccontato che mi sarei fidanzata con una persona di fede differente dalla mia non ci avrei mai creduto! Ho sempre cercato qualcuno con il quale condividere tutto, messa compresa. E invece, al di là della messa, io prego e lui no!

Lui non è molto religioso difatti, scherzando, dice sempre che tra i due quella integralista sono io che vado a messa tutti i giorni e leggo libri sulla fede e sulla religione… ma per me la presenza del Signore è imprescindibile!

Nel concreto siamo accompagnati dalla mia guida spirituale e facciamo parte del gruppo delle coppie miste della Diocesi di Milano. Ci hanno consigliato di trovare delle preghiere da dire insieme così io ho imparato la prima sūra del Corano e la sera preghiamo con quella (così almeno una volta, Zakaria prega!). Io vivo la mia vita di fede e lui questo lo rispetta molto. Io, a mia volta, rispetto la sua libertà.

Mi fai un esempio concreto in cui senti la diversità?

Non abitando molto vicini capita spesso che uno dei due si fermi a dormire a casa dell’altro. Io sono molto mattiniera, mi sveglio per prima e vado in chiesa mentre lui va avanti a dormire; oppure, se per qualche motivo anche lui si sveglia con me, mi accompagna a messa, fa fare una passeggiata al cane e poi viene a riprendermi.

Anche se non c’è la condivisione della stessa fede che, in astratto, avrei sperato di vivere con un fidanzato, non mi sento sola perché so di avere accanto una persona con la quale posso confrontarmi, con la quale parlo anche di temi religiosi, condividendo davvero qualunque cosa. Anche se certe cose non le viviamo nello stesso modo non ho mai sentito la solitudine che a volte ho percepito in altre coppie miste. Mi sento davvero libera di parlare di tutto, persino dei brani di Vangelo che mi colpiscono.

Questo non è scontato neppure per persone che hanno anche la stessa fede

Vero. Penso che sia possibile se non perdiamo di vista una caratteristica molto importante della nostra vita che è la dimensione dell’affidamento: non sei tu l’artefice della vita ed esisti solo nella relazione. Per noi cristiani, che crediamo in un Dio-Trinità che è già relazione al suo interno, è una questione più forte, ma di fatto il credere in qualcosa mettendosi in relazione con Esso è un valore condiviso che aiuta a vivere insieme.

Mi hai parlato di ciò che vi unisce nonostante le differenze. Ora raccontami qualcosa che invece vivete in maniera profondamente diversa.

La famiglia. Noi, nella nostra cultura, abbiamo il concetto di famiglia nucleare mentre in Marocco la famiglia è grandissima! Mandare soldi alla zia o al cugino è assolutamente normale perché si tende sempre ad anteporre la famiglia originaria a quella che si è creata. In alcune coppie miste questo è un disagio: spesso le persone contribuiscono economicamente più alla famiglia di origine che a quella “nuova”. Anche Zak mi ha raccontato che uno dei suoi fratelli la moglie e i figli vivevano a casa con loro, perché è una cosa normale quella di accorpare più nuclei sotto lo stesso tetto.

Quando cercavamo casa abbiamo parlato apertamente anche di questo: io sono aperta ad ospitare qualche parente, ma per periodi di tempo limitato, non in pianta stabile.

In questa fase di costruzione del nostro futuro insieme abbiamo dovuto approfondire tante cose per capire anche i veti che lui poteva mettere.

Al di là di Zakaria con il quale mi sembra di aver capito ci siano molte posizioni comuni, non ti spaventa la sua famiglia così differente?

Ti dico la verità: sono serena. E non perché ho la palla di vetro per predire il futuro ma perché sono sicura di essere amata e so che in qualunque decisione avrò un alleato: ci sono stati dei momenti in cui chiunque se ne sarebbe andato da me e lui invece è sempre rimasto per me. Ho capito cosa vuol dire essere amata grazie a lui. Di più: ho capito cos’è l’amore di Dio grazie a lui perché, per me, quella persona è la testimonianza dell’amore di Dio per me. Amore è quando sei disposto a sacrificarti per qualcuno senza avere nulla in cambio, soprattutto quando non se lo merita. E questo spaventa. La nostra società è abituata a vivere soddisfacendo le aspettative degli altri, i sogni dei genitori, i progetti degli amici… Si pensa che le persone ti vorranno bene solo se raggiungi quegli obiettivi. Quindi se trovi qualcuno che ti vuole bene quando sei sterile e gli stai dando solo male, ecco che ti spaventi perché quell’incontro ti cambia la vita. O scappi o accogli la meraviglia e impari l’amore.

Avete anche parlato dell’educazione dei futuri figli, immagino.

Certo. Anche su questo tema sono molto serena perché, nella mia esperienza fino ad oggi, ho visto attuarsi quello che dice San Vincenzo dé Paoli: le vie del Signore vanno da sé. È vero che tu devi dire “sì” ma i piani del Signore procedono con una tale naturalezza che ti ci ritrovi dentro. Se penso al futuro certamente vorrei battezzare i bambini che verranno, non tanto per una “affiliazione cattolica” quanto perché lo considero un “vaccino” contro il male. Poi, quando arriverà il momento, vedremo insieme.

La Chiesa cosa consiglia?

Su questo tema la Chiesa non ha molta giurisdizione perché le scelte sono della famiglia.

A me preme che i figli vedano le due tradizioni: la mamma che fa il presepe, che va in chiesa, che insegna religione e il papà che va in moschea. Mi piacerebbe che vedessero il papà pregare e l’idea che i nostri figli vadano anche loro in moschea e imparino l’arabo a me va bene.

Noi offriamo la nostra testimonianza come persone che vivono quotidianamente la loro fede e i nostri figli sceglieranno da soli la strada da prendere. Non vivo la questione con ansia perché so che, qualsiasi cosa noi decideremo come coppia, verrà fatta nel rispetto del bene dell’altro e dei nostri figli. Qualsiasi cosa succeda la strada si trova.

Zakaria una volta mi ha detto che si è innamorato di me anche grazie alla mia fede quindi posso stare tranquilla su questo tema perché ci sarà sempre rispetto e comprensione e la cosa, chiaramente, è reciproca.

Come viene visto il valore del matrimonio?

I vincoli del matrimonio cattolico devono valere anche per la parte musulmana. Le caratteristiche del sacramento cattolico sono state illustrate a Zak chiedendogli anche apertamente la sua posizione sulla poligamia, dato che è consentita dalla sua religione. Questo ci ha fatto un po’ ridere perché per lui il matrimonio è assolutamente monogamo come lo è anche per i suoi genitori.

Quindi come sarà il rito?

Si tratterà di un rito misto e abbiamo deciso di celebrarlo nella villa dove dopo ci sarà la festa. La ricerca di un luogo neutro non è obbligatoria ma dipende dalla sensibilità delle due parti.

Per quanto Zakaria non sia molto praticante, una cosa è accompagnarmi a messa e un’altra è promettere davanti ad un crocifisso che è una rappresentazione [Nell’Islam c’è divieto assoluto di farsi immagini di Dio, NdA]. Anche io, se mi dovessi sposare in una moschea, mi sentirei in soggezione.

Il celebrante sarà la mia guida spirituale, fra Marco, ma vogliamo che la parte islamica sia rappresentata quindi faremo una lettura dall’Antico Testamento, una dal Corano e concluderemo con un brano di Vangelo. Poi reciteremo la Fathia (NdA: letteralmente “apertura” perché è la prima sūra del Corano che racchiude l’essenza del libro e viene utilizzata come preghiera anche in speciali occasioni come i matrimoni), il Padre Nostro e non verranno utilizzate formule cristologiche o trinitarie. La Chiesa prevede anche delle formule laiche ma noi vogliamo inserire il richiamo al divino.

 

Avete già scelto le letture?

Non ancora, le stiamo scegliendo in questi giorni. Io vorrei inserire Isaia 55: “Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.” E menomale! I piani di Dio, per fortuna, non sono i nostri e ci sorprendono sempre.

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