In occasione dei 50 anni di presenza del Pime in Costa d’Avorio, abbiamo chiesto a Ezio Meroni, ricercatore presso l’Ufficio Beni Culturali, di raccontare la storia dell’Istituto in questo Paese partendo dalle fonti storiche dell’Archivio generale Pime (Fondo Costa d’Avorio), Mondo e Missione, Quaderni di Inforpime e dalla Biblioteca Pime.
Costa d’Avorio. Un nome che evoca savane e foreste, elefanti e bracconieri. Ma anche colonialismo e lotta per l’indipendenza. Ricchezza di materie prime e povertà. Guerre, violenze e voglia di riscatto.
Sulla spinta dei movimenti indipendentisti africani, il sogno della Costa d’Avorio comincia il 7 agosto 1960 con la conquista dell’indipendenza sotto la guida di Felix Houphouet Boigny, il primo presidente. La sua politica non prevede alcuna rivoluzione o ritorsione contro la Francia colonizzatrice e i Paesi sviluppati, ma si basa su un saggio pragmatismo: «L’Africa ha bisogno dell’Europa, l’Europa ha bisogno dell’Africa ».
All’epoca la Costa d’Avorio era un Paese giovane di quasi quattro milioni di abitanti, suddivisi in una settantina di etnie, con una netta prevalenza della religione animista, una consistente presenza musulmana al Nord e una cristiana al Sud, e un’economia basata sull’esportazione di caffè, legname, cotone, cacao e ananas.