Ogni sforzo verrà ricompensato
Decidere di passare un intero anno come volontario del servizio civile non sarà mai una scelta facile: dubbi e preoccupazioni ti assaliranno come sempre accade quando si prendono decisioni così importanti. Ma al Centro Pime ogni sforzo verrà ampiamente ricompensato.
Il progetto “Libro aperto” ci ha permesso di venire in contatto con l’immenso patrimonio culturale del Pime, frutto di secoli di missioni, studio e dialogo interculturale. Tanta bellezza non può che affascinare. È difficile orientarsi in così tanta ricchezza, ed è qui che entrano in gioco i colleghi con i quali stiamo lavorando: persone competenti che da tempo si dedicano a valorizzare e divulgare questo immenso patrimonio, che ci hanno dato gli strumenti per decifrare ciò che avevamo davanti e i giusti consigli per mettere in pratica le nostre idee.
In quanto volontari ci è stata data la possibilità di sbagliare, tra le più preziose che si possono concedere a chi deve per la prima volta entrare in un mondo che non conosce. Ci hanno permesso di scegliere in autonomia a cosa dedicarci e a cosa no. Ci sono stati forniti supporto per sviluppare le nostre idee e pazienza di fronte alle nostre inesperienze.
Un tale ambiente ci permette di capire il nostro potenziale e di prendere coscienza di quali sono i nostri mezzi. Il piacere di questa esperienza si unisce all’utilità in chiave lavorativa. Un’ottima occasione per chi, come noi, aveva la necessità di scoprire e capire il mondo del lavoro in ambito culturale.
Tommaso Abbenda e Silvia Vecchia
volontari Servizio Civile nell’Ufficio Beni Culturali del Pime
Progetto “Libro aperto”
L’anno delle prime volte
Mi chiamo Giulia e a maggio 2024 ho preso per la prima volta il tram. Penserete: e che sarà mai?
Forse avete ragione, ma per me, che lasciavo il mio piccolo paese di montagna per venire a Milano e iniziavo un nuovo capitolo della mia vita, il tram è stata la prima delle tante prime volte che da lì ai mesi successivi avrei vissuto.
Partivo con poche certezze e tanti dubbi. Mi piace scoprire posti nuovi e avere la possibilità di viverli davvero. Mi piace meravigliarmi e sorprendermi per ogni piccola cosa. Mi piacciono gli incontri e le storie che ne nascono. Penso sia la voglia di scoprire, di conoscere, di meravigliarmi, di sorprendermi e di incontrare ad avermi fatto raccogliere il coraggio per iniziare il servizio civile universale al Pime.
Il servizio civile è la scelta volontaria di dedicare un anno di servizio attraverso azioni per le comunità e per il territorio. Io lo sto svolgendo presso l’Ufficio Educazione Mondialità; dopo aver dato il mio contributo ai campus per bambini in estate, da settembre seguo insieme a altri tre ragazzi il progetto di Time Out.
Time Out è uno spazio studio extra-ordinario per adolescenti. È un doposcuola, ma non solo. Proponiamo attività, laboratori, incontri, gite… Il nostro obiettivo è offrire ai ragazzi un luogo in cui possano esprimersi liberamente, essere se stessi, stringere amicizie e ricevere supporto nello studio.
Time Out e il Pime mi stanno offrendo la possibilità di conoscere tante persone, entrare in contatto con diverse culture, imparare a vedere il mondo sotto prospettive differenti e spendere il mio tempo in un ambiente aperto al mondo. L’incontro con persone dalle storie tanto diverse aiuta ad aprire la mente e ad allargare lo sguardo.
Per ora sto cercando di vivere sempre al massimo ogni momento e catturarne tutte le sfumature, anche quelle più piccole. Perché questo è il posto in cui se qualcuno ti saluta e ti chiede come va, trova sempre il tempo per fermarsi e ascoltarti davvero.
Un missionario che ho conosciuto, raccontando i suoi 12 anni di missione, diceva così: “Ho imparato a guardare il mondo da un altro punto di vista; ho imparato che è possibile vivere non avendo sempre fretta; ho imparato che quando piove, non sempre è brutto tempo, ma semplicemente piove…”
Mi auguro di imparare anch’io qualcosa di così bello dal mio anno di servizio civile. Per ora so che ogni persona incontrata mi sta insegnando pian piano come rendere piena la mia vita.
di Giulia Gianola
Volontaria Servizio Civile nell’Ufficio Educazione Mondialità
Progetto “Alta frequenza”
Conoscersi, imparare e insegnare
Ho trovato la proposta del Centro Pime solo dopo essermi candidato per diversi bandi e concorsi pubblici. Non conoscevo questa realtà, ma sapevo che nonostante appartenesse ad un contesto religioso offriva diverse attività che non rientravano solo ed esclusivamente nella devozione. Ammetto che il Pime è stato davvero una sorpresa e una scoperta. Intraprendere un cammino è anche questo: scoprire durante il percorso esperienze che non ci si aspetta. Non mi aspettavo di affrontare molte delle sfide che ho vissuto nei mesi trascorsi al Pime. Mi hanno sorpreso e mi hanno insegnato molto, forse perché quello che ci stupisce è quello che ci rimane di più.
Ho scelto il progetto Evergreen perché mi sembrava il miglior modo per rispondere nel concreto al bisogno di aiutare chi necessita di un sostegno o di una presenza. La sensazione di essere utile al prossimo mi fa sentire bene e il Pime permette proprio questo. Grazie a questa possibilità ho potuto anche aiutare nella promozione dei corsi dell’Accademia Senza Frontiere. Prendere parte al processo di organizzazione e allestimento di un importante evento del Pime a settembre è stata un’ulteriore azione per creare e stimolare un buono spirito di condivisione e convivialità.
Bisogna dire che durante il servizio civile non si è mai soli: oltre i colleghi c’è una figura alla quale fare riferimento in caso di bisogno. E mentre i referenti iniziavano a parlarmi del servizio civile ho percepito una grande emozione e un forte senso di responsabilità. Ci hanno trasmesso chiaramente e con molta sensibilità che il nostro impegno, nonostante fosse una scelta volontaria, si posiziona quasi come un lavoro a tutti gli effetti.
Poi ci sono i compagni di viaggio, i colleghi. È molto stimolante sentire le storie di ciascuno: si capisce davvero che attraverso lo sguardo di ognuno si può vedere il mondo con un altro punto di vista. Durante il cammino ci si sostiene e ci si aiuta, anche quando questo non viene richiesto esplicitamente, costruendo la fiducia reciproca. È straordinario pensare che quando abbiamo iniziato non ci conoscevamo nemmeno e ora si è instaurato un legame.
Un altro aspetto che ritengo molto importante sono i momenti di formazione. Qualcosa che è stato davvero una scoperta e che mi ha lasciato un grande senso di convivialità è stato il ritiro formativo di qualche giorno con alcuni dei ragazzi e delle ragazze che prestano servizio in Lombardia. Questi pochi giorni sono stati ricchi di emozioni, e ho avuto modo di conoscere persone nuove con cui si è stretto un buon legame, scoprendo cosa i miei compagni pensano e desiderano.
Durante il Servizio Civile si ha la possibilità di conoscersi, imparare e alle volte insegnare. E forse la chiave di lettura per capire bene l’importanza di un’esperienza come questa sta proprio qui.
Tutt’ora cerco ogni giorno di imparare da quanto accade intorno e dentro di me. Potersi collocare in un ambiente sicuro, che permette e stimola questa ricerca, è una grande possibilità. Come Volontario del Servizio Civile, cerco ogni giorni di stimolare me stesso e il prossimo ad essere la migliore versione di sé stessi. In una società che mira ad omologare i cittadini, spingendoli a seguire ideali che allontanano dal conoscere se stessi, la scelta migliore è svegliare le conoscenze di chi ancora rimane in uno stato di torpore della coscienza.
Se consiglierei il Servizio Civile? Senza troppi dubbi o perplessità direi di sì. Perché in qualche modo ognuno di noi ha bisogno di imparare, crescere, conoscere se stessi e gli altri. E questo può essere un bel modo per sentirsi bene con sé stessi e con gli altri.
di Bruno Daniel Castellano
Volontario Servizio Civile nell’Accademia Senza Frontiere
Progetto “Evergreen”
Accendere una luce in me
Non riuscirei mai a scrivere tutto ciò che sento quando penso al mio percorso, perché nonostante siano passati solo sette mesi ho fatto molte esperienze diverse.
Non nascondo che all’inizio era più il timore di non avere le capacità adatte per essere lì che l’emozione di essere arrivata a quel punto. Ma questa paura è passata subito, perché sono stata accolta da tutti con gentilezza e semplicità.
Il primo mese è stato di formazione, per poter capire quali fossero gli obiettivi da raggiungere e il percorso per farlo, ma anche di preparazione alle diverse situazioni in cui potevamo imbatterci. Durante questi incontri ho conosciuto altri volontari che stavano iniziando il loro percorso, con i quali mi sono potuta confrontare e ritrovare.
Il mio servizio è iniziato con i campus estivi, durante i quali abbiamo svolto attività numerose e diverse, che hanno stimolato nuove mie capacità e accresciuto il mio entusiasmo. In passato avevo già collaborato a dei campus, ma questa esperienza è stata del tutto diversa. Ho respirato un clima di amicizia e rispetto, ho conosciuto delle realtà nuove e affascinanti, mi sono dedicata all’ascolto e alla partecipazione nel lavoro di squadra.
Successivamente ho avuto l’opportunità di andare all’interno di alcune scuole a presentare il progetto di TimeOut, vivendo un’esperienza del tutto diversa rispetto ai campus. È stato bello vedere i ragazzi entusiasmarsi e interessarsi a quello che stavamo portando. Sono molto soddisfatta di quest’esperienza, perché mi ha arricchito e mi ha permesso di affrontare un contesto del tutto nuovo per me.
Il mio scopo, fin dall’inizio, è stato poter aiutare altre persone con i mezzi che possedevo, volevo fare qualcosa di utile alla comunità. Time Out e il Servizio Civile mi hanno permesso di farlo e mi hanno aiutata a capire che il percorso universitario che ho iniziato lo scorso anno è compatibile con quello che desidero.
Con l’inizio di ottobre è iniziato finalmente il progetto Time Out, quello che mi ha affascinata fin da subito e che mi ha convinta a candidarmi per il Servizio Civile. È un progetto interamente rivolto all’adolescente e questa sua caratteristica mi ha motivato. Offriamo diversi laboratori, alcuni dei quali ho avuto l’opportunità di organizzare e a cui i ragazzi possono scegliere liberamente di partecipare, dove possono crearsi momenti per loro e dove possono esprimersi parlando dei temi che stanno loro a cuore.
Ho potuto conoscere molti aspetti di cui non si parla spesso: non è facile essere adolescenti e il fatto che esista uno spazio dedicato, che mette al centro ognuno di loro con le proprie peculiarità è una cosa che mi fa sperare e fa accendere una luce in me. Sono consapevole che se avessi preso parte anch’io ad uno spazio a misura di adolescente mi avrebbe aiutata e dato più certezze.
All’inizio avevo paura di non riuscire a rapportarmi con i ragazzi, di non riuscire a creare un ponte, ma poi è stata una cosa molto naturale. Con alcuni è stato più immediato, con altri ci è voluto più tempo, ma durante questi mesi ho imparato a non abbattermi; e soprattutto ho capito che ognuno è bello a modo suo, con i suoi tempi e le sue caratteristiche. Nessuno è sbagliato.
Mi è stato d’aiuto aver trovato una persona con cui condividere fin dall’inizio questo progetto, la mia compagna di Servizio Civile, Giulia.
Ho imparato molto a livello personale: a lavorare in équipe, a riconoscere i miei limiti e farmi aiutare dove non sono capace, mi sono sentita libera di sperimentare e di portare le mie capacità, soprattutto grazie alla mia Operatrice Locale di Progetto (Olp) Francesca, che fin da subito mi ha fatto sentire accolta e mi ha dato la possibilità di dare un mio contributo al progetto.
Se dovessi descrivere con una parola il mio percorso di Servizio Civile, sarebbe possibilità. Imparare da quello che succede, porsi domande e mettersi in discussione, con il fine di trovare risposte senza sentirsi sbagliati, ascoltare per creare un ponte per aiutare l’altro, comunicare emozioni e condividere pensieri. Mi sto impegnando molto, ma sto anche ricevendo molto, cosa che mi ha permesso di conoscermi un pochino di più.
Il Servizio Civile al Pime ti permette di variare tra diverse esperienze, ti permette di sperimentare e di condividere. Sono molto entusiasta del mio servizio e sono molto felice di aver fatto questa scoperta, che mi ha permesso di uscire dai miei schemi e di ampliare il mio punto di vista.
Consiglio a tutti di fare un’esperienza di questo tipo, perché non solo aiuta, ma dà la possibilità di arricchirsi e di sperimentare.
È stato sufficiente lasciarsi andare, senza farmi bloccare dalla paura, e oggi posso raccontare queste esperienze incredibili che mi hanno permesso di crescere e di conoscere una nuova versione di me stessa. E soprattutto di avere fiducia nel prossimo.
di Elsa Demarco
Volontaria Servizio Civile nell’Ufficio Educazione Mondialità
Progetto “Alta frequenza”