Pubblichiamo i racconti dei volontari del Servizio Civile Universale che hanno svolto la loro attività presso le nostre sedi durante l’anno 2025-2026.
Alla scoperta di me stessa – Maddalena M.
A febbraio 2025 non sapevo bene cosa fare della mia vita e del mio tempo, che mi sembrava in parte sprecato. Così ho deciso, senza molte aspettative, di fare domanda per il Servizio Civile Universale al Pime: una realtà che già conoscevo, con cui avevo vissuto un pellegrinaggio nel 2024. Quell’esperienza mi aveva portato a fare riflessioni importanti e ad operare scelte che mi hanno cambiato la vita.
Inizialmente il Servizio Civile mi sembrava una bella occasione per mettere il mio tempo libero – che allora era tanto – a disposizione di una realtà che fa bene al territorio e non solo. Con il passare del tempo, però, si è rivelato essere molto di più.
Il Servizio Civile mi ha aiutato a trovare la mia strada in un momento in cui mi sentivo persa. Qui ho scoperto una dimensione nuova, un lato di me che non conoscevo: mi sono messa in gioco, ho imparato tanto e ho potuto conoscere un ambiente accogliente e non sempre formale, dove sperimentare, sbagliare e scegliere.
Il Pime non è soltanto un luogo fisico. Chi lo costruisce e lo fa essere ciò che è sono le persone che lo abitano, ci lavorano e lo frequentano: ogni giorno lo portano avanti, lo fanno conoscere, lo rinnovano, lo fanno crescere.
In particolare, partecipando al progetto “Liberi di leggere”, ho avuto l’opportunità di conoscere l’ambiente della biblioteca e del museo, partecipando attivamente all’organizzazione delle attività e alla loro realizzazione. Una delle cose che più mi hanno emozionato è stata proprio la possibilità di mettere del mio in quello che facevo: di lasciare un segno, e non essere soltanto mani che eseguono, ma anche testa che crea.
Consigliereste il Servizio Civile? Se avete tempo e voglia di mettervi in gioco per fare qualcosa di bello – non solo per la propria crescita personale e professionale, ma anche per la comunità – perché no?
Il Pime non è soltanto un luogo fisico. Chi lo costruisce e lo fa essere ciò che è sono le persone che lo abitano, ci lavorano e lo frequentano: ogni giorno lo portano avanti, lo fanno conoscere, lo rinnovano, lo fanno crescere.
La vita è un esperimento – Davide C.
Quando mi sono candidato per il Servizio Civile Universale, il Pime era soltanto un luogo che conoscevo attraverso i racconti di alcuni parenti più anziani, che lo frequentavano per le attività legate all’Accademia Senza Frontiere.
Tra i possibili bandi del Servizio Civile, ho visto che al Pime offrivano anche un servizio di doposcuola e uno spazio di crescita per ragazzi. Questa scoperta ha incontrato il mio desiderio di fare esperienza con gli adolescenti in un contesto slegato dal mondo scolastico, dove avevo già avuto occasione di incontrarli in piccole esperienze passate.
Nei primi momenti al Pime mi sono mosso con curiosa cautela: a differenza di altri compagni, conoscevo poco la missionarietà. Una delle prime domande che mi sono posto, all’inizio della formazione specifica con lo staff, era proprio legata al significato della missione.
Col tempo ho imparato che la missione non è necessariamente legata al sacerdozio: tutti possiamo essere missionari, laici compresi. Quando desideriamo conoscere l’altro, quando facciamo spazio alla diversità e, nell’incontro con altre persone, testimoniamo i nostri valori di bellezza, verità e bontà, siamo già missionari.
Ho capito così che questo è, in fondo, ciò che si fa anche in ambito educativo: incontrare l’altro e testimoniare i propri valori con l’esempio quotidiano, attraverso gesti semplici – spesso frutto di buone abitudini consolidate – che fanno la differenza.
Uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere di dedicare un anno della mia vita agli altri è stato il desiderio di concedermi il tempo per capire quale direzione dare alla mia vita, oltre alla voglia di cambiamento e di sperimentazione. Al momento sto ancora cercando, ma mi sento ogni giorno più arricchito, più sicuro e più consapevole dell’importanza delle scelte legate al mio futuro.
Durante questi mesi ho avuto la possibilità di mettermi alla prova in diverse situazioni, superare difficoltà, incontrare persone di ogni età, vedermi riflesso nei sorrisi dei ragazzi e sentirmi utile accompagnandoli per un tratto, seppur breve, di strada. Grazie a questa esperienza mi sento più pieno nel cammino della vita: come suggerisce il titolo, vivere è un esperimento.
Complessivamente quella che sto vivendo è un’ottima esperienza, consigliata a chi ha voglia di sperimentare e sperimentarsi in un contesto che non giudica, ma guida e aiuta a crescere personalmente e professionalmente.
La bellezza dell’incontro – Ana Maria F.
Ho scelto di intraprendere il percorso del Servizio Civile al Pime perché credo profondamente nell’educazione alla bellezza. Al Pime, grazie al progetto “Liberi di leggere”, ho trovato un luogo in cui questa bellezza emerge in forma concreta: dagli oggetti, ma soprattutto dalle persone che lo animano giorno dopo giorno.
Fin dall’inizio ero convinta che questa esperienza avrebbe arricchito il mio bagaglio di competenze in vista del mio futuro lavorativo da educatrice museale. Il mio ruolo mi ha permesso di occuparmi della valorizzazione e della trasmissione del patrimonio artistico e librario del Centro missionario: ho potuto mettere in campo le mie capacità, progettando attività e percorsi, ma anche imparare quotidianamente da professioniste competenti e appassionate del proprio lavoro.
Ciò che rende speciale questo luogo non è solo il patrimonio conservato, accumulatosi nel corso degli anni grazie all’impegno dei missionari, ma anche il modo e lo stile con cui esso viene comunicato: al centro c’è sempre l’ascolto della persona, la curiosità nel conoscere il diverso e la disponibilità a mettere in gioco le proprie capacità per costruire insieme qualcosa di più grande.
Ho imparato a cogliere la bellezza presente in ogni cultura, testimoniata dalle storie dei popoli e dagli oggetti esposti in museo. Ho compreso quanto la ricchezza nell’incontro con l’altro sia preziosa e quanto si possa imparare da chi è diverso da me. Più volte mi sono messa in discussione, imparando a vedere la realtà con occhi e punti di vista differenti.
Ogni luogo, come ogni relazione, ha bisogno di ascolto, cura e rispetto. Per questo credo fermamente che questo percorso sia stato formativo non solo per acquisire competenze utili al futuro lavorativo, ma soprattutto dal punto di vista umano.
Consiglio questa esperienza a chiunque sia curioso e abbia voglia di mettersi in gioco: a chi vuole lasciare un segno, ma che allo stesso tempo sia disposto a lasciarsi trasformare dagli incontri e dalle esperienze.