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Il prossimo step

In una casa famiglia in Nepal le bambine vittime di sfruttamento possono scoprire la bellezza di vivere in una famiglia. E il futuro non resta solo un sogno, ma diventa un orizzonte a portata di mano

Dopo guerre, calamità e perdite affettive, gli equilibri del mondo devono essere riassestati. Se rivolgiamo la mente a eventi recenti, assistiamo a immani tragedie. Ma la natura stessa dell’essere umano lo porta a reagire e contrastare con forza e determinazione la negatività della situazione; e con l’aiuto e il sostegno di attori esterni la fiducia e la positività possono rinascere.

Ho avuto modo di toccare con mano il cambiamento determinato dalle opere di assistenza in un orfanatrofio nepalese. A Kathmandu mi sono recata in un istituto, fondato nel 2008 da una benestante famiglia locale, che accoglie bambine e ragazze provenienti dalle zone più povere del Paese. In Nepal, quando vengono a mancare i genitori, o uno di essi non riesce più a provvedere al sostentamento dei figli, questi ultimi vengono mandati da parenti prossimi o da famiglie più abbienti. Purtroppo molto spesso questi bambini vivono situazioni di semi schiavitù.

Vengono sfruttati come domestici, come lavoratori nei campi o nelle botteghe, manovali o trasportatori. Non c’è limite al lavoro a cui vengono sottoposti e alle angherie che devono sopportare. Nel caso delle bambine si aggiunge anche lo sfruttamento sessuale. Il trauma che esse ne ricavano è enorme e spegne ogni segno di vitalità nella loro persona.

Un’oasi nel deserto

Non essendoci alcun tipo di assistenza sociale, tutto è in mano alla generosità e alla comprensione di iniziative indipendenti locali o a finanziamenti stranieri. Nel caso di Step, la piccola casa-famiglia dove mi sono recata, finanziata in parte da una Ong olandese, ho trovato un’oasi di serenità in mezzo a un deserto di povertà. Questo orfanatrofio è gestito proprio come una famiglia, in cui le più grandi accudiscono con amore le più piccole. È stato bellissimo passare la giornata con loro, essere accomunate dal gioco, ridendo e scherzando. In questo luogo regnano l’affetto e la prospettiva di un futuro migliore.

una nuova vita

All’epoca della mia visita vi erano ospitate 12 ragazze, tra i 6 e i 13 anni. C’è molta attenzione nella cura della loro persona. Tutto ciò che viene distribuito è nuovo, a partire dagli abiti. I giochi e i libri, anche se ricevuti in donazione, non sono usati. Vengono accompagnate a scuola e poi riprese. Frequentano istituti che permetteranno loro di fare un lavoro retribuito e non dipendere dalla carità “interessata” di nessuno. Devono sentirsi in tutto e per tutto alla stregua dei loro coetanei più fortunati. Con la mia piccola donazione sono state portate per la prima volta in un ristorante a festeggiare l’anno nuovo nepalese e, in seguito, alla proiezione di un film. Quella che per noi è una cosa normale, in questi ambiti è considerata un lusso.

Per loro è iniziata una nuova vita. Ripartire, rinascere! Per queste ragazze, la cui esistenza non aveva aspettative, si è aperto un nuovo orizzonte, un nuovo futuro.

 

Testo e foto di Roberta Lattuada
fotografa e viaggiatrice

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