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Ciad: dall’acqua è scomparsa la Q, aiutaci a recuperarla

di Andrea Zaniboni

Ve lo ricordate il Libro degli errori di Gianni Rodari ?

Conteneva una poesia bellissima dove si chiedeva aiuto poichè all’acqua era evaporata la Q. Una tragedia per tutti, piccoli e grandi, perchè con quest’acua asciutta e non potabile, come scriveva acutamente il poeta e pedagogista piemontese, non ci si può navigare, non ci si può fare il bucato, non fa girare le ruote dei mulini…insomma, un vero disastro.

Per questo lo scritto si chiudeva scuotendo l’animo del lettore:

Che ne dite? Che faremo?
Di fame moriremo?
Avvisate il Comune,
il Prefetto, il Presidente…
Oppure correggete
l’errore: non ci vuol niente. 

Il Libro degli errori è del 1964, eppure ancora oggi ci sono tante zone del mondo dove sembra molto difficile non far evaporare la Q, quando si parla o si scrive di acqua.

Proprio pochi giorni fa fratel Fabio Mussi, missionario del Pime in Ciad, ci scriveva a riguardo dal Vicariato apostolico di Mongo, che copre sei province del nord e dell’est del Ciad, dove la situazione è particolarmente difficile.

L’aumento della popolazione, combinato con una rete di approvvigionamento insufficiente e condizioni climatiche estreme, rende l’acqua scarsamente accessibile.

Le precipitazioni si concentrano in soli quattro mesi all’anno e le abbondanti piogge della stagione umida causano anche problemi di inondazioni, degrado del suolo ed erosione.

Le donne e i bambini sono i più colpiti e spesso devono percorrere lunghe distanze a piedi per attingere acqua. In alcuni villaggi camminano in media dai 5 ai 10 chilometri al giorno per raggiungere la fonte più vicina, trasportando taniche da 25 litri. Inoltre, i pozzi a cielo aperto non sono protetti e il percorso per raggiungerli può essere pericoloso. Così come è pericoloso bere l’acqua di queste fonti, che è spesso insalubre e porta con sé numerose malattie come colera, diarrea e gastroenterite. Questi lunghi e faticosi tragitti hanno un impatto non solo sulla salute, ma anche sull’istruzione: per bere molti bambini, soprattutto le bambine, sono costretti a saltare la scuola.

Oltre al consumo quotidiano per la pulizia, l’igiene e la cucina, l’acqua è una risorsa indispensabile per l’agricoltura. Le donne spesso non dispongono di abbastanza acqua per lo sviluppo degli orti che coltivano. Questi orti, che anche noi sosteniamo come Fondazione Pime, contribuiscono alla resilienza delle comunità. Le donne vi producono ortaggi destinati a migliorare l’alimentazione delle famiglie e alla vendita nei mercati. Tuttavia, la mancanza di pozzi e la distanza dalle fonti d’acqua rappresentano un vero ostacolo al loro sviluppo.

Per questo, all’interno di un progetto organico che prevede un percorso di sensibilizzazione, animazione e formazione della popolazione locale, abbiamo deciso di realizzare due nuove perforazioni nella zona.

E così, con la fantasia di Rodari, ci piace immaginare ciascuno di voi intento ad aggiungere insieme a noi una Q all’acua degli amici ciadiani per correggere un po’ di quelle disuguaglianze clamorose che affliggono molte persone nel mondo e che impediscono, soprattutto ai bambini, di scrivere la poesia più bella: quella di una vita felice. Oggi.

Acqua potabile e sostegno alimentare e sociale per le famiglie di Am Timan

Le condizioni di vita ad Am-Timan sono difficili: lo Stato è quasi assente, con pochi servizi essenziali. La percentuale di iscrizione scolastica è inferiore al 50%, e solo il 30% delle ragazze frequenta la scuola.

Questo progetto prevede visite mensili alle comunità più periferiche, formazione di catechisti e responsabili sociali, supporto a scuole materne, elementari e superiori, organizzazione di attività scolastiche, sportive e culturali, realizzazione di due trivellazioni per l’acqua potabile.

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