Il più grande spettacolo…
Correva l’anno 2011 quando Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, lanciava uno dei suoi pezzi più iconici ed originali (già nel titolo): Il più grande spettacolo dopo il Big Bang. Un successo travolgente, tormentone musicale per l’intera estate. Lo stesso Jovanotti commenterà così quella sua creazione:
È una canzone romantica mascherata, anzi forse è il pezzo più romantico che io abbia mai scritto perché è proprio una cosa che ha a che fare con una sensazione apocalittica e allo stesso tempo liberatoria, è un pezzo fatto per ricaricarsi.
Ma di cosa parla questa canzone?
È un elenco di immagini, persone, situazioni diverse, dal luna park a Superman, dall’oro al cinema, da internet ai Rolling Stones, dall’opera alle astronavi, tutte cose che sembrano importanti e prioritarie ma che alla fine non reggono il confronto con ciò che per l’artista è davvero rivoluzionario: l’amore tra i due protagonisti. E così, come abbiamo cantato tutti, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang… siamo noi, io e te.
Il primato della relazione,
il primato dell’amore,
di una vita che si apre all’altro
di una pace che va conquistata ogni giorno
perché come recitano le ultime strofe,
è bello vivere anche se si sta male.
Cosa vuol dire amare
Amare fa rima con rischiare, si diventa vulnerabili, talvolta si soffre per arrivare a imparare a dire “siamo noi”.
E forse Lorenzo Cherubini non lo sapeva, ma in quella estate del 2011 lui stava cantando tutto questo per Mireille Yoga (e contemporaneamente chissà per quante altre persone nel mondo).
Giovane donna camerunese, Mireille in quegli anni frequentava il Centro Edimar fondato a Yaoundé da padre Maurizio Bezzi, per accogliere e prendersi cura di migliaia di bambini e giovani di strada offrendo loro una compagnia nel quotidiano attraverso diverse attività molto concrete come: educazione scolastica ai bambini, attività ludiche e sportive, formazione professionale (agricoltura, meccanica, falegnameria ecc.), assistenza sanitaria e psicologica, accompagnamento a ragazzi che si trovano in prigione e durante il processo giudiziario, programma di re-inserimento nella famiglia di origine.
A Mireille e suo marito Victorien non arrivavano figli naturali e nella loro cultura una donna sterile era una vergogna, se non una maledizione: si sentivano sempre addosso gli sguardi e i commenti della gente. Ma proprio p. Maurizio offrì loro uno sguardo diverso, o meglio, il più grande spettacolo dopo il Big Bang: vivere una maternità spirituale e allargare la loro famiglia ai giovani nanga boko, “quelli che dormono fuori”, tra la strada e il carcere, rubando e fumando sostanze, per accompagnarli uno a uno affinchè anche su di loro potesse posarsi uno sguardo d’amore capace di farli cantare: siamo noi, io e te.
Mireille accetta la sfida, con Victorien accoglie in affido alcuni bambini di strada e si impegna quotidianamente nel Centro Edimar fino a diventarne la responsabile, dopo la partenza di p. Maurizio per l’Algeria.
E così oggi anche noi, insieme a lei, siamo chiamati a partecipare a questo spettacolo: far riscoprire loro il gusto della vita, la voglia di imparare un mestiere, di mettere su famiglia, di scegliere il proprio futuro, di attraversare il fuoco, come canta Lorenzo, con un ghiacciolo in mano.
Sostenere il Centro Edimar vuol dire tutto questo, avere il coraggio, come Mireille, di fare pace coi propri limiti, di accogliere quelli degli altri e aver l’audacia di prender la chitarra senza saper suonare.
Assistenza sanitaria ai ragazzi di strada
Il progetto intende fornire un’adeguata assistenza sanitaria, sensibilizzare circa le campagne di prevenzione, dare accesso alle cure mediche e avviare nuove attività educative e di formazione professionale offrendo un costante supporto psicologico e un accompagnamento per il reinserimento familiare e socioprofessionale.