Pietro Veronese, giornalista, ex inviato del quotidiano La Repubblica, presenta il libro “La famiglia. Una storia ruandese” (Edizioni e/o), insieme a Honorine Mujyambere, una delle testimoni, che solo trent’anni dopo il genocidio dei tutsi del 1994, ha deciso di condividere, insieme ad altri otto sopravvissuti, la sua storia di dolore, ma anche il ritorno alla vita, all’amore e alla speranza.
Tra aprile e luglio 1994, tra le 800 mila e il milione di persone, in gran parte di etnia tutsi, sono state massacrate in Ruanda, in quello che è stato il più grave crimine contro l’umanità della seconda metà del XX secolo. Alcuni sopravvissuti sono venuti in Italia, dove hanno creato una “famiglia di elezione”, la Famiglia Igihozo, i cui membri non sono legati (se non in pochi casi) da una parentela di sangue. Si sono scelti, per affrontare insieme sofferenze e difficoltà, ma anche per trovare la forza di andare avanti.
«Il dolore c’è sempre e ci sono momenti in cui lo rivivi, ma cerco di trarne qualcosa di positivo – racconta Honorine -. Quando vivi una simile tragedia, o accetti che il dolore che hai dentro ti schiacci o scegli di andare avanti». «Le loro storie hanno un grande valore testimoniale: ci aiutano a conoscere e a ricordare – dice Pietro Veronese -. Ma sono anche una grande lezione per il presente: ci mettono di fronte alla nostra indifferenza e alle nostre responsabilità».
