E se tutte le città del mondo altro non fossero che la bancarella di un mercato?
“Il teatro dovrebbe essere soltanto un incontro tra esseri umani. Tutto il resto serve a confondere”, scrive Ingmar Bergman. L’umanità che vive il teatro, nel pubblico o sulla scena, condivide la propria storia. A volte raccontandola, come fanno gli attori, altre restando anche solo in ascolto. Una cosa è certa: l’esperienza di uno spettacolo ci cambia sempre e non lasciamo mai un teatro uguali a come ci siamo entrati. Come quando un bambino ascolta a bocca aperta le imprese del nonno, accanto al camino.
Sono le prime luci di un giorno di lavoro come tanti altri, eppure diverso, al Mercato Centrale della Grande Città. A due mercanti venuti a vendere la propria mercanzia, accade qualcosa di insolito. Nessuno degli altri banchetti è stato allestito e nessun cliente sembra venire loro incontro. La piazza è deserta, come prima di una tempesta. Ponente e Levante si guardano con gli occhi di chi si conosce da una vita, pur senza essersi mai visti. E pensare che hanno visto i mercati d’ogni angolo del Globo… I venti che portano nel loro nome soffiano da sempre tanto sulla Vecchia Europa quanto sui Paesi più esotici e hanno attraversato le città più moderne e i caravanserragli più insoliti.
Le città, i mercati, le esperienze vissute hanno riempito le loro valigie e i loro occhi, ma l’incontro delle loro vite sta per regalare loro la storia più bella.
E se tutte le città del mondo altro non fossero che la bancarella di un mercato?