Homepage » Blog » Custodire la parola: i missionari del Pime e le lingue della Guinea-Bissau

Custodire la parola: i missionari del Pime e le lingue della Guinea-Bissau

Di Isabella Mastroleo
Responsabile Biblioteca Pime e traduttrice

Oltre il 90% della popolazione della Guinea-Bissau parla criolo guineense. Non è la lingua ufficiale (il portoghese) né una delle numerose lingue locali (tra cui felupe, balanta, mandinga e papel) che costituiscono la straordinaria pluralità linguistica del Paese, ma è la vera lingua comune, quella della vita quotidiana. Quando i missionari del Pime arrivano nel Paese, nel 1947, capiscono subito una cosa: se vogliono annunciare il Vangelo e costruire comunità cristiane radicate, non possono prescindere dalla lingua del popolo.

Il criolo guineense: lingua di unità e identità nazionale

«Evangelizzare significa entrare nel mondo simbolico dell’altro, e questo avviene anzitutto attraverso la lingua» osserva padre Luigi Scantamburlo missionario del Pime che ha dedicato anni allo studio del criolo, scrivendo e pubblicando diversi testi per promuoverne la conoscenza e l’insegnamento, tra cui una grammatica e un dizionario criolo-portoghese. Perché il criolo non è soltanto un mezzo funzionale, ma «una lingua che ha accompagnato la storia del popolo guineense, diventando fattore di unità e di identità nazionale». Nato dall’incontro tra il portoghese e le lingue africane locali, il criolo si è imposto progressivamente come lingua della vita quotidiana, della politica, della cultura e anche della fede. L’uso del criolo nella predicazione, nella catechesi e nella liturgia non è stato quindi una semplice scelta pratica, ma un atto di profondo rispetto culturale e di autentica inculturazione.

Lingue locali a rischio: felupe, balanta e la pluralità linguistica

Accanto al criolo, particolare attenzione è stata dedicata anche ad altre diverse lingue locali, spesso trasmesse solo oralmente e quindi più esposte al rischio di marginalizzazione. Nel nord-ovest della Guinea-Bissau, nella regione di Suzana, padre Giuseppe Fumagalli ha svolto un prezioso lavoro di studio e documentazione della lingua felupe. La Biblioteca del Pime conserva il dattiloscritto dei suoi Appunti di grammatica della lingua felupe parlata a Suzana (1977), testo in cui egli sottolinea come «la lingua felupe non è soltanto un mezzo di comunicazione, ma il luogo in cui si esprime una visione del mondo, un modo di pensare e di vivere».

Fumagalli evidenzia anche la responsabilità di chi entra in contatto con queste culture: «Imparare la lingua significa accettare di mettersi in ascolto, rinunciando a imporre categorie estranee all’esperienza della comunità». La raccolta di vocaboli, espressioni e strutture grammaticali del felupe non risponde dunque solo a un interesse linguistico, ma contribuisce a preservare un patrimonio culturale fragile e prezioso.

Un’attenzione analoga è stata riservata alla lingua balanta, studiata da padre Luigi Pussetto, autore di un dizionario balanta-portoghese, pubblicato postumo nel 2005. Anche in questo caso, la ricerca linguistica si intreccia con la conoscenza della struttura sociale, dei rituali e della concezione della vita propri del popolo balanta, confermando come lingua e cultura siano inseparabili.

Valorizzare le lingue locali: tutela della diversità culturale

La Giornata internazionale della Lingua Madre, che si celebra ogni anno il 21 febbraio per promuovere la diversità linguistica e culturale, invita a riconoscere le lingue come patrimonio vivo dei popoli: strumenti di identità, memoria, partecipazione. In Guinea-Bissau questo richiamo assume un valore particolare. In un contesto segnato dalla pressione delle lingue dominanti e dai processi di globalizzazione, l’impegno dei missionari del Pime nello studio e nell’uso delle lingue locali rappresenta una forma concreta di tutela della diversità linguistica. Come ricorda padre Scantamburlo, «valorizzare le lingue locali significa restituire parola e dignità ai popoli che le parlano». Celebrare la Giornata della Lingua Madre significa allora riconoscere anche questo silenzioso lavoro di ascolto, studio e condivisione, che continua a dare frutti nella vita della Chiesa e della società guineense.

I testi prodotti dai missionari del Pime per promuovere lo studio e la conoscenza delle lingue locali della Guinea-Bissau sono conservati e consultabili presso la Biblioteca del Pime.

Articoli correlati

Un salone polivalente per la comunità di Catiò

K899

Guinea Bissau

padre John Phe Thu

Servizi per il Catechistato di Nnloren

F152

Guinea Bissau

Padre Maurilio Da Silva

Promozione umana e pastorale per la missione di São Domingos

F151

Guinea Bissau

Padre Davide Simionato

Supporto e riqualificazione della missione di Catiò

F157

Guinea Bissau

padre Naresh Gosala

Sostegno sociale e idrico per le isole Bijagos

K889

Guinea Bissau

Padre Romeo Catan

Acqua pulita per Bubaque

K888

Guinea Bissau

Padre Stephen Khu Du

Un pozzo per il Centro parrocchiale di Catiò

K887

Guinea Bissau

padre John Phe Thu

Supporto sanitario alla missione di Bubaque

K886

Guinea Bissau

Padre Marcos Tipu

Recupero nutrizionale a São Domingos

K884

Guinea Bissau

Padre Ranjith Kumar

Radio Sol Mansi: formazione e sensibilizzazione

K883

Guinea Bissau

Padre Fabio Motta

Formazione e cura per i giovani di Bôr

K882

Guinea Bissau

Padre Davide Sciocco

Abilitazione all’insegnamento nella scuola inclusiva

K885

Guinea Bissau

Davide Carioni