Era nota agli storici la straordinaria perizia musicale raggiunta dai nativi americani nelle Riduzioni gesuitiche del Sei-Settecento. Restava un mistero, però, quale musica suonassero gli indios sotto la guida dei gesuiti.
Il velo si è sollevato solo nel 1972, quando l’architetto Hans Roth, impegnato nel restauro delle riduzioni boliviane, ritrovò per caso in un cassone abbandonato migliaia di spartiti: le partiture composte da musicisti gesuiti e da artisti nativi tanto raffinati da diventare essi stessi eccellenti compositori. Fu il più grande evento della musicologia latino-americana: la testimonianza di un multiculturalismo che fonde il più alto barocco europeo con le risonanze della tradizione vocale e strumentale indigena.
Con questo concerto si chiude il nostro ciclo di incontri per l’Ottobre missionario Pime 2026: le creazioni di autori europei, tra cui Domenico Zipoli, si accostano in un dialogo serrato alle composizioni degli autori nativi, a mostrare come l’incontro tra culture generi sempre qualcosa di inedito e fecondo.
