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Vivere o essere già morti. Antigone e Rita Atria spiegano l’educazione alla scelta

Di Antonella Fucecchi
docente di Lettere, redattrice per molti anni di Cem mondialità, esperta di didattica interculturale

Le grandi narrazioni, i grandi codici fondativi nelle loro complesse dinamiche che illustrano lo sviluppo di una civiltà, il viaggio di un eroe, la storia di un popolo precedono necessariamente alcuni passaggi evolutivi essenziali. Tra questi: la scelta, il superamento di un dilemma, lo scioglimento di un dubbio. L’evoluzione e la crescita possono avvenire solo attraverso queste prove.

Nel mito greco Antigone deve decidere se disobbedire alla legge emanata dallo zio Creonte, re di Tebe dopo l’esilio di Edipo, che intende privare della sepoltura i nemici della patria. Nella sanguinosa contesa tra i figli di Edipo, i due fratelli Eteocle e Polinice vengono alle armi: Polinice alla testa di un esercito da Argo muove per riconquistare la città sottraendola a Eteocle. Nello scontro terribile, muoiono entrambi uccidendosi a vicenda.

La legge di Creonte avrebbe impedito la sepoltura di Polinice in quanto nemico della città natale, ma Antigone, sorella di entrambi, decide di concedere anche a lui una sepoltura simbolica infrangendo la legge dello Stato per salvaguardare l’amore provato per il fratello reietto.

Le tre affermazioni di Antigone

Tre affermazioni di Antigone in sequenza chiariscono il motivo della scelta che le costerà la vita: “Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”; “Le leggi immutabili degli dei non sono di oggi né di ieri, ma vivono sempre”; “Io lo seppellirò: è bello morire facendo questo”.

Le tre affermazioni radicano la scelta in un sistema assiologico ben interiorizzato. La coscienza di sé come di un essere che intende rinunciare all’odio. La consapevolezza dell’esistenza di confini etici che non possono essere barattati con l’utile o la tranquillità o il vantaggio. La consapevolezza che agire in conformità con la giustizia rende la morte una testimonianza di umanità, e la vita degna di essere vissuta. Antigone con motivazioni fondate affronta l’estremo sacrificio.

L’altra sorella, Ismene, invece oppone altre ragioni: siamo donne, non possiamo combattere contro gli uomini; bisogna necessariamente obbedire a chi esercita il potere; non ho il coraggio di infrangere le leggi della città. La soluzione al dilemma che anche Ismene sente è cedere al potere del genere maschile, alla forza, alla supina sottomissione alle leggi anche se ingiuste.

Antigone rappresenta la fermezza, la statura morale, la postura etica che rende piena la vita e generativo il gesto: pur morendo resta viva, mentre Ismene è già morta rinunciando a prendere la parola, restando tiepida, interpretando la sciagura come una delle tante sventure che sono capitate alla sua famiglia. Sofocle, attraverso il suo personaggio, ci insegna i passi necessari per uscire dal conformismo e dalla pigrizia mentale, dalla rassegnazione inerte.

Che cosa significa scegliere?

L’etimologia delle parole ci permette di impostare un ragionamento corretto sul tema da trattare. Il termine proviene dal latino exeligere: selezionare, operare una cernita tra opzioni diverse che possono presentarsi tutte più o meno desiderabili o plausibili. Saper scegliere è un’azione che non può essere improvvisata perché richiede già molti prerequisiti.

Chi sceglie deve aver interiorizzato un criterio gerarchico o più criteri in relazione tra loro, avere chiara la consapevolezza di ciò che dovrà essere reciso. Decidere significa potare, tagliare via le opzioni non necessarie. Per farlo occorrono coraggio e fiducia. Sa scegliere chi ha maturato il senso di responsabilità che da tale posizione deriverà. L’alternativa alla scelta ragionata è la rinuncia a prendere posizione.

Essere liberi coincide con la capacità di considerare l’esistenza di limiti per gestire nel modo eticamente migliore tempi, spazi, risorse, relazioni. Significa anche essere disposti a sacrificare tanti piccoli o grandi vantaggi a un bene più grande. Antigone non ha avuto tentennamenti: seppellire Polinice era un atto dovuto perché rientra nei grandi doveri umani che i Greci avevano ben chiari, ciò che l’uomo deve fare e dare all’altro uomo.

“Fa come ti senti” è l’incoraggiamento rivolto agli esitanti che spesso esitano proprio perché non sentono, sono oscillanti tra partiti opposti. Per sostenere l’incertezza della decisione occorre saper stare nel guado, non aver paura di confrontarsi con il dubbio. In questo non ci si può improvvisare: si ha bisogno di maestri, di guide che indichino le strade senza sostituirsi a chi è chiamato ad affrontare un dilemma.

Scegliere la legge dello Stato: Rita Atria

Ma la figura di Antigone trova riscontro nel coraggio di scegliere di figure contemporanee che troppo spesso rischiamo di dimenticare. Una di loro è Rita Atria (1974-1992). La sua è stata una decisione eroica di optare per le leggi dello Stato a difesa della giustizia contro quelle del codice familiare malavitoso.

La scelta di Rita Atria di opporsi alla logica mafiosa di Partanna insieme alla cognata Piera Aiello, divenendo testimone di giustizia nei primi anni Novanta quando era appena adolescente, ha il valore del gesto tragico di Antigone. Figlia del boss di Partanna, Rita vede morire per le faide molti membri della sua famiglia: il padre Vito e il fratello Nicola. Decide prestissimo di manifestare il suo rifiuto di aderire a quei codici di comportamento, tradendo non solo il nucleo familiare, ma le radici, le appartenenze, recidendo legami di affetto in nome di un’idea diversa e coraggiosa della vita.

Finita sotto protezione insieme alla cognata che denuncia e svela le trame, le connivenze e le complicità, Rita si affida al giudice Borsellino come a una figura paterna e sotto copertura si trasferisce a Roma. Lì prova in incognito a nascondersi per sfuggire alla feroce vendetta del clan. Ma l’attentato di via D’Amelio in cui il giudice Borsellino perde la vita le rende chiaro il suo destino. Sa di essere segnata: il 26 luglio 1992 a soli 18 anni si getta dal balcone del settimo piano della casa in cui viveva.

Benché sorgano dubbi sul suicidio, sono rivelatrici le dichiarazioni rilasciate dopo l’attentato:

“Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta”.

Sepolta nel cimitero di Partanna, la sua tomba è stata oltraggiata e la lapide fatta a pezzi dalla madre per punirla del tradimento. Oggi è per noi un testimone di coraggio e di fermezza per la sua fedeltà assoluta a un ideale di giustizia. Come Antigone.

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