Di Elisabetta Nova
Coordinatrice dell’Area Educazione di Fondazione Pime
Stanno per iniziare i Giochi Olimpici e la fiaccola, che in questi mesi sta facendo il giro del mondo, è simbolo di coraggio, unità, memoria e riconciliazione. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, in cui si registra il numero più alto di conflitti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, viene spontaneo chiedersi: di cosa stiamo parlando davvero?
Di speranza. Della possibilità che lo sport diventi uno strumento di pace.
È da queste battute che prende avvio una riflessione pensata per le scuole, sotto forma di videolezione gratuita e accessibile a tutte e tutti. Entriamo simbolicamente in classe attraverso un video, laddove non ci è possibile farlo di persona, coinvolgendo studentesse e studenti e invitandoli a interagire con noi, per non perdere nessuna occasione di ribadire con forza un messaggio di pace.
Nelson Mandela e il potere dello sport
Olimpiadi e Paralimpiadi riguardano davvero tutte e tutti: ragazze e ragazzi, media, istituzioni, giovani e adulti, professionisti e non dello sport, semplici tifosi. Nessuno escluso.
Lo sapeva bene Nelson Mandela che, nel 1995 in Sudafrica, durante i Mondiali di rugby, utilizzò lo sport come strumento per unire un Paese profondamente segnato dall’apartheid. Alcuni anni dopo durante un discorso pronunciò una frase diventata celebre:
Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare e di unire le persone. Parla ai giovani in un linguaggio che loro capiscono. Lo sport può creare speranza dove c’è disperazione ed è capace di abbattere barriere e discriminazioni.
Proprio partendo da questo potere dello sport e dal desiderio di fare la nostra parte come educatrici ed educatori, quest’anno abbiamo incontrato studentesse e studenti di oltre 140 classi nelle province di Treviso, Padova e Venezia. Con loro abbiamo avviato un percorso di formazione sui diritti umani e sull’inclusione culturale e sociale, con un focus sui valori sportivi, olimpici e paralimpici. Accorgendoci, ancora una volta, che lo sport è davvero un linguaggio universale, capace di abbattere barriere, favorire la partecipazione attiva e promuovere il rispetto delle diversità. Concetti come collaborazione, cooperazione e impegno condiviso passano naturalmente attraverso il gioco di squadra, mentre le regole diventano strumenti concreti per sperimentare responsabilità, inclusione e rispetto dei diritti.
Baskin e sport inclusivo: quando l’accessibilità diventa pratica concreta
Allo stesso tempo, però, lo sport non è ancora pienamente accessibile a tutte e tutti, anche in Italia. Ne abbiamo avuto conferma incontrando realtà che fanno dell’inclusione la propria missione, come Basket Roncaglia A.S.D., impegnata nel portare la pratica sportiva a chi ne è escluso o vi accede con difficoltà.
Grazie a questa associazione, ad esempio, in provincia di Treviso si è diffuso il baskin (basket inclusivo e integrato), nato a Cremona nel 2003 da un’idea del padre di una ragazza con disabilità e del suo insegnante di educazione fisica. Insieme hanno adattato le regole della pallacanestro tradizionale per permettere a persone con e senza disabilità, fisiche e/o cognitive, di giocare nella stessa squadra, valorizzando le abilità di ciascuno e creando un contesto sportivo e sociale realmente inclusivo. Il baskin prevede canestri a diverse altezze e ruoli specifici, così da consentire a tutte e tutti di partecipare attivamente e contribuire al successo della squadra, promuovendo integrazione, collaborazione e divertimento.
In collaborazione con questa realtà, e grazie al progetto “PLAY FOR A BETTER TOMORROW. Giovani cittadini protagonisti del cambiamento”, con il contributo di Regione Veneto, vogliamo promuovere per ogni studentessa e studente incontrati una cultura attenta, inclusiva e partecipativa, capace di guardare alla comunità e al mondo in modo consapevole. Intercultura e sport si intrecciano così nei percorsi formativi e nella videolezione: dai valori sportivi alla tregua olimpica, dai pregiudizi di genere ed etnia all’inclusione come diritto e non come concessione. Volti e storie diventano strumenti per far emergere domande e immaginare buone pratiche.
Un’ora di educazione civica per riflettere insieme sullo sport come ponte di relazioni.