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Qualcuno che ti sostiene

Tutti abbiamo bisogno di essere sostenuti. La storia di Sachin ce lo ricorda: un piccolo eroe che ha dovuto lottare anche per fare le piccole cose

Sachin è un eroe.

È un bambino allegro, gli piace andare al parco a giocare all’aria aperta, avere degli amici, cantare canzoni, ama ballare. È molto esigente con il cibo, ma ama i fast food. Gli piace il suo nome perché è lo stesso del grande giocatore di cricket Sachin Tendulker. E anche lui ama giocare a cricket, anche se non è in grado di tenere stretta la mazza.

È in grado di mangiare e bere, vestirsi e svestirsi, pettinarsi, lavarsi e pulire, aprire le arachidi, sbucciare le cipolle, cucinare le patate, scrivere e leggere. Sa contare fino a 50. È più bravo con le addizioni che con le sottrazioni. Può comunicare, ma ha ancora qualche difficoltà a gestire la lingua, quindi quello che dice non è sempre molto chiaro.

Sono cose normali, per un bambino di otto anni. Ma Sachin non è un comune bambino di otto anni. Per lui riuscire a fare tutto questo è una grande conquista. Anzi, un miracolo.

Sachin è il primo figlio di Kishan e Suguna. Vivono nella baraccopoli di Jawahar Nagar, nella città di Jaipur. Lui è nato in ospedale: la mamma non ha sentito contrazioni, perciò le è stata fatta un’iniezione per indurre il naturale svolgimento del parto. Quando Sachin è nato, però, non ha pianto per circa due ore.

Nei suoi primi anni di vita, Sachin non riusciva a raggiungere le naturali tappe dello sviluppo. Kishan e Suguna erano convinti che qualcuno gli avesse fatto una stregoneria. Perciò, a due anni, lo hanno portato da diversi stregoni per tentare di “liberarlo” con la magia. Ovviamente senza successo. In seguito lo hanno fatto visitare dai medici e per sei mesi lo hanno fatto curare in diversi modi. Di nuovo senza successo. È rimasta, nei suoi genitori, la convinzione che i problemi di Sachin fossero dovuti a una sorta di malocchio. E con essa, forse, è arrivata anche la rassegnazione. 

❮❮ Inizialmente i suoi genitori non hanno preso molto sul serio le indicazioni dei fisioterapisti e anche lui, durante le sedute, era distratto e poco interessato. Ma ha continuato a venire regolarmente al Centro, anche solo perché lì si sentiva accolto e poteva stare con altri bambini. ❯❯

 

A cinque anni Sachin non era in grado di stare seduto, né tantomeno in piedi. Non sapeva afferrare gli oggetti, mangiare o bere, e passava quasi tutto il tempo sdraiato per terra, nella baracca della sua famiglia. È in questo stato che lo ha trovato, nel 2019, il nostro staff del Centro Navchetan, durante una visita a domicilio vicino a casa sua. Al Centro, gestito dalle Missionarie dell’Immacolata in collaborazione con New Humanity, e supportato anche attraverso i Sostegni a Distanza della Fondazione Pime, i medici hanno diagnosticato a Sachin una paralisi cerebrale infantile di tipo spastico.

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Per lui è iniziato un nuovo periodo di cure. Sua mamma lo accompagnava regolarmente al Centro Navchetan per delle sedute di fisioterapia che lo aiutassero a rafforzarsi per tenersi in equilibrio, e aveva il compito di fare esercizio anche a casa. Inizialmente i suoi genitori non hanno preso molto sul serio le indicazioni dei fisioterapisti e anche lui, durante le sedute, era distratto e poco interessato. Ma ha continuato a venire regolarmente al Centro, anche solo perché lì si sentiva accolto e poteva stare con altri bambini.

Ma pian piano le cose sono cambiate.

Nel giro di un anno Sachin ha imparato a gattonare. Spesso cadeva e si feriva alla testa, perciò gli è stato dato un elmetto protettivo. Gli è stata prestata molta attenzione ed è stato incoraggiato molto a camminasse da solo. La sua fisioterapista gli ha fornito un deambulatore da usare a casa, oltre a quello utilizzato al Centro. Inoltre ha iniziato ad essere seguito regolarmente da un neurologo, che gli ha prescritto integratori per dargli energia, rilassare i muscoli e migliorare in generale la salute.

La prima volta che Sachin è riuscito a camminare, anche se con il supporto di qualcuno, è stata una giornata di grande gioia per tutto lo staff del Centro, ma soprattutto per lui. Ha persino voluto che la fisioterapista andasse a casa con lui, per far vedere alla mamma cosa era capace di fare.

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Oggi Sachin fa ancora fatica a mantenere l’equilibrio a lungo perché i muscoli che contrastano la gravità non sono abbastanza sviluppati. Ma se sa che dietro di lui c’è qualcuno pronto a sostenerlo, Sachim è in grado di tenersi in equilibrio e di camminare da solo.

E dietro Sachim non c’è solo la sua fisioterapista, che per tre anni ha insistito con sempre nuovi sforzi e nuove strategie; non c’è solo tutto lo staff del Centro Navchetan che lo ha sempre supportato e incoraggiato; non ci sono solo i suoi genitori, che non hanno ceduto alla rassegnazione. Alle spalle di Sachin ci sono anche tutti quelli che, dall’Italia, sostengono questo progetto e hanno attivato i sostegni a distanza per i tantissimi bambini con disabilità come lui.

È grazie a loro che riusciamo a vedere questi miracoli.

di Irene Baldissarri

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