Di Matteo Malaisi
esperto cinematografico
Le Olimpiadi invernali sono ormai dietro l’angolo. Volenti o nolenti, ci sarà sicuramente il momento in cui accenderemo la TV per lasciarci affascinare dai gesti atletici di chi dedica la propria vita allo sport.
Per prepararci a questo evento, abbiamo selezionato tre film di cui vale la pena parlare. Tratti tutti da storie vere, raccontano come lo sport possa diventare uno strumento di pace in mezzo ai conflitti, alle ingiustizie e alle discriminazioni.
Race – Il colore della vittoria (2016)
Olimpiadi di Berlino, 1936. In pieno regime nazista, la squadra statunitense decide di inviare l’afroamericano Jesse Owens (Stephan James) a competere. Ci vorrà la mediazione di Avery Brundage (Jeremy Irons) per evitare un incidente diplomatico, ma Owens finirà per conquistare quattro medaglie d’oro (100 e 200 metri, staffetta 4×100 e salto in lungo), facendo la storia e umiliando le politiche razziste hitleriane che volevano escludere neri ed ebrei.
Race è un film che coinvolge fin da subito perché sembra raccontare una storia troppo incredibile per essere vera, e allo stesso tempo purtroppo ancora troppo attuale.
Jesse deve infatti confrontarsi con un’America ancora profondamente razzista, che ha segnato duramente suo padre, chiuso in sé stesso dopo una vita di umiliazioni. La madre, al contrario, lo sprona a dare il meglio. Jesse perciò decide di correre: per amore, per una promessa di futuro, e soprattutto per quei dieci secondi in pista in cui, come dice lui stesso, si sente finalmente libero.
Non è facile conquistarli, quei dieci secondi: dagli spalti gli piovono addosso numerosi “Negro!”, un’eco tristemente familiare del tifo contemporaneo. Jesse impara a ignorare l’odio, ad ascoltare il proprio cuore e la passione per uno sport che cancella differenze e discriminazioni, permettendo alle persone di emergere per quello che sono.
L’arrivo a Berlino è iconico e carico di emozione. Lo spettatore avverte l’adrenalina, la rabbia per la presenza del male assoluto rappresentato dal nazismo, ma anche una profonda commozione per l’incontro sportivo per eccellenza. La stretta di mano e l’amicizia tra Owens e il suo avversario tedesco Luz Long restano immagini iconiche di sport e umanità: su quella pista il male non riesce a entrare. Diventa uno spazio di pace, lealtà e ispirazione.
Dove guardarlo: Prime Video, Google Play, Apple TV
Invictus (2009)
Nel 1995 Nelson Mandela (Morgan Freeman), da poco eletto presidente del Sudafrica nelle prime elezioni a suffragio universale del Paese, cerca di unire una nazione ancora divisa dal pregiudizio razziale. L’occasione sarà la coppa del mondo di rugby in cui la nazionale, gli Springbook, fino a quel momento emblema dell’apartheid, si trasformerà in un simbolo di aggregazione per bianchi e neri.
Clint Eastwood, alla regia, realizza uno splendido affresco attorno alla figura di Mandela, uno dei più grandi leader politici della storia, le cui azioni fanno impallidire quelle dei leader contemporanei. Madiba è capace di intuire come lo sport potesse diventare uno strumento di riconciliazione e, attraverso il dialogo con il capitano della squadra (Matt Damon), riesce a trasmette fiducia e una nuova visione di unità che avranno un impatto incredibile, in campo e fuori.
La regia è concentrata sui volti, sugli sguardi, sui silenzi alternati a parole semplici e profondamente umane. Tutto costruisce un climax emotivo che conduce alla partita finale: intensa, coinvolgente e carica di tensione.
Invictus ci ricorda che lo sport non è solo azione e fisicità – elementi esaltati dal film grazie alle coinvolgenti inquadrature che portano lo spettatore all’interno delle mischie del rugby. Lo sport è anche mentalità e ispirazione, un equilibrio tra corpo e mente senza il quale non possono esistere rispetto, umiltà, determinazione. Mandela, che ha vissuto trent’anni di prigionia in una cella di pochi metri quadrati, lo aveva capito profondamente: il suo corpo poteva essere imprigionato, maltrattato e umiliato, ma la sua anima è rimasta libera. “Sono il capitano della mia anima”, recita la poesia di William Ernest Henley che fu di ispirazione a Mandela e che dà il titolo al film. Ed è proprio questa libertà interiore a rendere possibili il perdono e la pace.
Dove guardarlo: Prime Video, Google Play, Apple TV
Le nuotatrici – The Swimmers (2022)
Le nuotatrici racconta la storia vera delle sorelle siriane Yusra e Sarah Mardini, costrette a fuggire dalla guerra e a tentare la traversata del Mediterraneo per salvarsi la vita. Quando il motore del gommone su cui viaggiano si blocca, sono proprio loro, nuotatrici professioniste, a spingere l’imbarcazione fino a riva, salvando decine di persone.
Già fin qui la storia sarebbe sufficiente, ma è soprattutto la seconda parte del film a lasciare il segno. Arrivate in Europa, infatti, le sorelle finiscono in un campo profughi in Grecia, un luogo sospeso, fatto di attese, di identità spezzate e di sogni che sembrano impossibili da ricostruire. È qui che Yusra decide di non rinunciare a ciò che la definisce: l’acqua e il nuoto. Si allena come può, in piscine improvvisate, con mezzi minimi, ma con tanta determinazione. Così tanta che il suo percorso la condurrà fino alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, dove gareggerà nella Squadra Olimpica dei Rifugiati, il segno concreto di come lo sport sia uno spazio di inclusione e riconoscimento. Non solo partecipazione, ma testimonianza.
Il film di Sally El Hosaini è diretto, emotivo, a tratti duro, ma mai ricattatorio. Lo sport qui non è competizione, né spettacolo: è sopravvivenza, è strumento concreto di salvezza, è possibilità di riscatto. L’acqua, che per molti è confine e morte, per Yusra e Sarah resta anche il luogo in cui riconoscersi, resistere e non perdere la propria identità.
Le nuotatrici parla di migrazione, di guerra, di diritti negati, ma soprattutto di dignità umana. Racconta di come il talento, se accompagnato da coraggio e solidarietà, possa trasformarsi in un gesto di pace. Con le Olimpiadi alle porte, questa storia ci ricorda che le medaglie non sono il traguardo più importante.
Dove guardarlo: Netflix