Homepage » Blog » Le guerre del mondo e il diritto alla pace

Le guerre del mondo e il diritto alla pace

Oltre all’Ucraina, sul Pianeta sono in corso una cinquantina di conflitti armati, che colpiscono soprattutto i bambini. Partendo dalle parole di un missionario ad Haiti, un percorso doloroso attraverso guerre, armi e diritti violati

Cosa succederebbe se domani un commando armato entrasse in una scuola italiana, sequestrasse due o tre classi di bambini e si accanisse su di loro con ogni genere di violenza? Come minimo scoppierebbe il panico. Le forze dell’ordine interverrebbero in maniera massiccia, la stampa ne parlerebbe per settimane, l’opinione pubblica obbligherebbe il governo a prendere provvedimenti drastici perché l’episodio non si ripeta più. Probabilmente dedicheremmo all’episodio almeno una piazza.

Provate davvero a visualizzare questo fatto cruento. Provate a immaginare come vi sentireste se accadesse, magari con i vostri figli coinvolti.

Orrendo, vero? C’è un motivo se vi chiedo questo esercizio così stomachevole. Tenete a mente quest’immagine e facciamo un salto ai caraibi. 

Haiti e le altre

“Da qualche giorno si sente parlare di ospedali che stanno chiudendo per mancanza di carburanti. Il Paese è allo sbando e la risposta della comunità internazionale è il silenzio; o al massimo delle sanzioni dal governo americano verso qualche politico o qualche membro di queste bande armate… sanzioni??? Capisco che ci sono molti problemi nel mondo e che sicuramente Haiti non è la priorità. Però quando sento parlare di 500 milioni di dollari o più spesi in armamenti da mandare in Ucraina, e solo dagli Stati Uniti, provo un senso di tristezza. Ci sono mille ragioni valide, forse, per continuare a sostenere una guerra… ma è possibile che non ci sia una pur piccola ragione valida per aiutare questo popolo disperato?”

Così rifletteva lo scorso settembre in una lettera Maurizio Barcaro, missionario laico ad Haiti. Dall’uccisione, nel luglio 2021, del Presidente Jovenel Moïse questo piccolo Paese è sprofondato in una vera e propria guerra civile ed è ormai in ostaggio delle bande criminali, che bloccano i rifornimenti e le strade, saccheggiano e si scontrano costantemente tra loro e contro le forze dell’ordine. 

Haiti è solo una delle dieci aree di conflitto a rischio escalation, individuate a febbraio 2022 dall’Acled, insieme a nomi ormai stabilmente associati ai conflitti: Etiopia, Yemen, il Sahel, la Nigeria, l’Afghanistan, il Libano, il Sudan, la Colombia e il Myanmar. A cui si è poi aggiunta, ovviamente, l’Ucraina.

L’Armed conflict location & event data project (Acled) è un’organizzazione indipendente che aggrega i dati relativi agli scontri armati e alla violenza su scala mondiale. E li usa per generare un’interessante e dolorosamente precisa mappa interattiva, che dà una chiara idea della situazione in cui versiamo, quella in cui sono in corso almeno una cinquantina di conflitti armati di diversa intensità.

(qui sotto, mappa Acled degli scontri armati registrati dal 28/10/2021 al 28/10/2022. Sono esclusi dal conteggio gli eventi relativi a violenza sui civili, esplosioni e bombardamenti, sommosse e proteste violente) 

immagine cliccabile: https://acleddata.com/dashboard/#/dashboard 

Non c’è un modo per  indorare la pillola. È lampante che è in corso una “guerra mondiale a pezzi”, come la chiama con grande lucidità Papa Francesco: una guerra che colpisce con più forza i Paesi del Sud del mondo.

Le armi che compriamo

Cosa stanno facendo i governi per far cessare questa guerra? Di sicuro non aiuta investire miliardi in armi. La spesa militare globale è cresciuta con placida regolarità negli ultimi vent’anni, fino quasi a raddoppiare. Solo l’anno scorso il mondo ha speso più di duemila miliardi di dollari in strumenti di morte. 

Immagine con link: https://www.statista.com/statistics/264434/trend-of-global-military-spending/ 

Find more statistics at Statista

Fermiamoci un attimo a contemplare l’enormità di una simile montagna di denaro. Non sono due miliardi. Non sono duecento miliardi.

Duemila miliardi. In un anno. 

All’incirca l’intero prodotto interno lordo dell’Italia nel 2021. 

Restiamo con i riflettori puntati sull’Italia, visto che su questo tema il nostro Paese gioca un ruolo non di secondo piano. Il Milex, l’osservatorio indipendente sulla spesa militare italiana, ha calcolato che nel 2022 il Bel Paese avrebbe speso circa 25 miliardi di euro per l’esercito, di cui almeno 8 miliardi solo per nuovi armamenti.

i abbiamo comprato, oltre a mezzi anfibi leggeri, navi da guerra e qualche batteria missilistica antiaerea, anche dei droni kamikaze. Cosa se ne fa di droni kamikaze un Paese che, come da Costituzione, “ripudia la guerra”? 

 

(In foto: il drone Hero 30 in dotazione all’esercito italiano)

❮❮ Che decisione coraggiosa sarebbe quella di costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un “Fondo mondiale” per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri. ❯❯

Così diceva Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale della pace 2021. E come avevamo calcolato su Mondo e Missione l’idea non è affatto irrealizzabile: secondo Fao, Ifad e World Food Programme, i tre organismi Onu che si occupano di alimentazione, basterebbero 265 miliardi di dollari all’anno per sconfiggere la fame. E ci avanzerebbero altri 1.735 miliardi per le spese extra. 

IL PREZZO PIÙ, ALTO 

“Quando la pace viene a mancare, i bambini sono i primi a pagare il prezzo di questa tragica perdita” ha detto Virginia Gamba, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Bambini e i Conflitti Armati. Il rapporto annuale delle Nazioni Unite sui bambini e conflitti armati registra infatti 24mila gravi violazioni dei diritti dei bambini direttamente causate dai conflitti solo nel 2021. Dove per gravi violazioni si intendono: uccisione, mutilazione, reclutamento forzato, violenza sessuale, rapimento, attacchi a scuole e ospedali…

“Coloro che sono sopravvissuti saranno afflitti da cicatrici fisiche e psicologiche per tutta la vita” sottolinea Gamba.

24mila casi come questi vuol dire circa 65 al giorno. È come se due o tre classi di una scuola italiana li subissero tutte le mattine.

Capito dove volevo arrivare? Riprendete l’episodio fittizio a inizio articolo: non era fittizio. Succede davvero, e non siamo abbastanza arrabbiati.

Il 20 novembre si celebra la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Quel giorno 65 bambini subiranno una o più gravi violazioni di quegli stessi diritti, tra cui prima di tutti il diritto alla pace.

Questo non è accettabile.

Riprendo e modifico la frase di Maurizio Barcaro: “Ci sono mille ragioni valide, forse, per continuare a sostenere una guerra… ma è possibile che non ci sia una pur piccola ragione valida per fermarle?”

 

di Gabriele Monaco

Articoli correlati

Ho viaggiato fin qui. Storie di giovani migranti

Dubai: l’altra faccia della medaglia

Ascolta