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La libraia di Mosul. Rinascere dopo l’Isis | Finis Terrae

Una ragazza coraggiosa che nel contesto della ricostruzione dopo la devastazione dell'Isis decide di creare una piccola libreria, che si trasforma in un polo di rinascita

Un villaggio iracheno devastato dalla furia dello Stato islamico, una ragazza coraggiosa che nel contesto della ricostruzione decide di creare una piccola libreria che si trasforma in un polo di rinascita culturale e sociale: è la storia che vi raccontiamo nella nuova puntata di “Finis terrae. Storie oltre i confini”, la trasmissione quindicinale realizzata da “Mondo e Missione” insieme agli studenti della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La voce di Janan Shaker Elias, giovane appartenente alla comunità yazida, ci porta a scoprire anche la pluralità etnica e religiosa della Piana di Ninive minacciata dal fondamentalismo, e le sfide dell’Iraq contemporaneo tra immobilismo politico e voglia di cambiamento della nuova generazione.

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Una volta, quindi, che Mosè ha esortato alla conversione, passa ad elencare alcune caratteristiche del Signore fino a citare la giustizia, Mishpat, che egli amministra con imparzialità ed equità come si confà ad un bravo Re. E se sulle prime due categorie, l’orfano e la vedova, Mosè non si dilunga, pare invece sottolineare la figura del forestieroGer in ebraico, è colui che è straniero ma risiede stabilmente in un luogo, senza avere le stesse garanzie di un autoctono (terra per il sostentamento e pieni diritti).

Ed è interessante che qui non si chieda di praticare in generale la giustizia verso il forestiero, ma si declini tale necessaria attenzione in tre opere: amare, dare pane e dare vestito. Nell’amore emerge tutta l’unicità del popolo d’Israele; se in molti testi degli altri popoli del Vicino Oriente Antico si ritrovano leggi che intendono tutelare lo straniero, in nessuno di questi si esorta ad amarlo; anche solo per il fatto di esserci passati per primi, di essere stati per primi degli stranieri in terra d’Egitto. Il tema del ricordo della situazione precedente e dei gesti compiuti da Dio in favore del suo popolo, è centrale in tutta la tradizione post-esodica.

Questo Dio che da poco è diventato “ufficialmente” il Dio di Israele non solo ha dichiarato il suo amore geloso e totale per questo piccolo popolo, ma subito ci fa sapere che si impegna a fornire a chi non è israelita pane e vestito, ovvero il sostentamento per l’oggi e la protezione per il futuro; ci dice che il suo cuore è più grande, che il suo abbraccio è più vasto e il suo amore è per tutti.

 

Di Valentina Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità

 

Nei prossimi articoli

La seconda e terza parte di questo contributo si concentreranno sul tema dei disequilibri nell’episodio della vedova (Mc 12, 41-44) e sul Discorso della Montagna (Mt 5, 1-12).

Le foto di questi articoli sono quelle dei finalisti degli Unsplash Awards, un contest online a cui partecipano fotografi da tutto il mondo, selezionati da una giuria di editor internazionali.

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“Secondo le Scritture” è la rubrica di taglio teologico che esplora la Bibbia in cerca dei temi che, mensilmente, scegliamo di affrontare.

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