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Gesù in Perù

Il mistero di una famiglia venuta da lontano in cerca di un posto che li accolga brilla ancora. Anche a Milano. Il racconto di padre Maraschi

Pomeriggio di giovedì 3 novembre. Festa di San Martino de Porres.
Dal centro di ascolto di Casa della Carità mi chiamano per un aiuto nella traduzione durante un colloquio con una famiglia proveniente dal Perù.
Peppe, l’avvocato di Casa della Carità, da qualche tempo sta notando un incremento rilevante al suo sportello delle famiglie latinoamericane, in modo particolare peruviane, spesso mamme con i figli, ma anche ragazze sole molto giovani. I più raccontano di una situazione sociale ed economica che non lascia speranza per il futuro. Le domande e preoccupazioni sulla società peruviana sono aumentate negli ultimi mesi.

Di Gabriela, Diego e Francesco ci colpiscono subito due cose. La giovanissima età: 20 anni appena compiuti lei, 21 lui, 3 il piccolo Francesco; e la fragilità del progetto di migrazione.

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❮❮ I soldi non sono molti, bastano solo per qualche notte in albergo e presto si rendono conto che lo spettro di rimanere in strada si fa molto concreto ❯❯ 

Diego è nato in Venezuela, il nonno era italiano e per questo motivo anche lui ha passaporto italiano. Francesco ha passaporto italiano, essendo figlio di italiano e Gabriela, la mamma, è peruviana. Tutti insieme vivevano a Lima.
Sessant’anni dopo hanno deciso di intraprendere il viaggio compiuto dal nonno al contrario. Come il nonno hanno dalla loro parte sogni e giovinezza e probabilmente l’essere “figli” di quel viaggio è sembrata una buona eredità da cui partire. I loro documenti danno loro i diritti di cittadinanza, ma il resto rimane un grande punto di domanda.

Sono arrivati in Spagna pensando di essere agevolati dalla lingua, ma si sono poco dopo resi conto che per poter rimanere regolarmente avrebbero avuto bisogno di altri documenti ottenibili solo in Italia.

Così eccoli giunti in Italia, un pensiero se andare nel paesino della Sicilia di cui era originario il nonno, l’hanno avuto, ma poi hanno scelto di partire da Milano, la grande città, scommettendo sulla maggior offerta di possibilità.

I soldi non sono molti, bastano solo per qualche notte in albergo e presto si rendono conto che lo spettro di rimanere in strada si fa molto concreto. La città è grande e tanti sono i connazionali peruviani, ma loro non conoscono nessuno.
Trovano su internet il nostro indirizzo ed eccoli arrivati nella stanza del centro d’ascolto. 

Due volontarie molto esperte e Gaia, l’assistente sociale, hanno cominciato il colloquio. Francesco dorme beato avvolto dal cappotto e dalle braccia della mamma. Ascoltiamo la storia. Sono molte più le domande delle risposte e cerchiamo di offrire una mano tesa. Proviamo a mettere ordine invitandoli a presentarsi nei vari sportelli dei servizi del Comune di Milano e poi capiremo come procedere. Lascio il mio numero di telefono. Sono molto spaventati.

Il giorno dopo cominciano a rendersi conto che anche il sogno italiano passerà attraverso più di una porta stretta. I servizi del comune non riescono a farsi carico della loro situazione e se dovessero rimanere in strada l’opzione più plausibile è che si trovi una sistemazione per Gabriela e Francesco. Diego dovrà trovare un’altra soluzione.
Ci guardiamo in faccia e ci domandiamo cosa fare. Dall’altra parte della cornetta la famigliola rimane in silenzio. 

❮❮ I pastori che ignari nella notte di Betlemme hanno tenuto tra le braccia il Salvatore del Mondo, ora hanno tratti somali,tunisini, colombiani e corrono dietro a Francesco per i corridoi della casa ❯❯

Peppe fa una chiamata a un’amica suora comboniana della zona e chiede se hanno disponibilità a casa loro per qualche notte. Proviamo a prendere qualche giorno di tempo. Ci dicono di sì. Li accompagno nella loro casa per quella prima notte fuori da una stanza d’albergo. Francesco da sveglio è un bel bambino vispo di tre anni. Le suore hanno una bella esperienza in giro per il mondo di bambini e di famiglie. La loro cucina ci scalda la pancia e il cuore.

Il sabato è festa in Casa della Carità e Gabriela, Diego e Francesco sono lì con tutti noi, in un miscuglio di popoli che provano a vivere il dialogo e l’amicizia.  Li incrocia Fiorenzo, veterano di Casa della Carità, e di getto dice che dovremmo “adottarli” per un po’. A volte anche grazie a piccole mani tese dei colleghi si prende coraggio e si prova a tessere una rete per aiutare a camminare la famiglia.

Il lunedì seguente arrivano in Casa della Carità.

È solo l’inizio di novembre eppure il mistero di una famiglia venuta da lontano in cerca di un posto che li accolga brilla già e ancora. Non sono arrivati a dorso d’asino e gli unici animali sono i lama sul maglione di lana peruviana di Francesco. I pastori che ignari nella notte di Betlemme hanno tenuto tra le braccia il Salvatore del Mondo, ora hanno tratti somali,tunisini, colombiani e corrono dietro a Francesco per i corridoi della casa.

È solo l’inizio di novembre ed è già Natale. 

di padre Alessandro Maraschi

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