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Di me sarete testimoni. Sempre, in qualsiasi condizione

Rientrata dalla Guinea Bissau all'Italia a causa della malattia, suor Alessandra Bonfanti riflette su cosa significhi essere missionari nel tempo della prova

Ho cercato di vivere la malattia con positività, senza piangermi addosso, lottando per vincerla. Affidando al Signore il momento presente e affidandomi alla sua volontà. La mia richiesta, nella preghiera, era di aumentare la mia fede, o meglio, di sorreggerla: da sola non ce l’avrei fatta. Anche se sapevo che tante persone, in tutto il mondo, pregavano per me e mi davano ancora più forza.

Quando è arrivata la diagnosi qualche lacrima è scappata. Non sono un’eroina pronta a soffrire. Ma subito dopo mi sono sentita fortunata ad avere la possibilità di testimoniare, anche in un momento di prova, quel Gesù che ho scelto e al quale ho dedicato la vita. Del resto è Lui che ha detto “Di me sarete testimoni” (At 1,8).

Io sto cercando di viverlo, come missionaria. 

Ogni battezzato è chiamato alla missione della Chiesa. E la missione si fa insieme, come comunità. Ecco perché ognuno è missionario in modalità diverse, secondo la propria vocazione: ad alcuni è chiesto di partire, ad altri di rimanere. Non si è testimoni solo con quello che si fa o si è fatto, ma soprattutto con quello che siamo, con la nostra vita. Il perno è la coerenza: aderire ogni giorno alle scelte che abbiamo compiuto. 

❮❮ Nella mia esperienza missionaria il “Di me sarete testimoni” ha risuonato in tanti modi, proprio perché la nostra vita è un viaggio e lungo il percorso accadono molte cose: a volte incontriamo belle sorprese, altre volte no. ❯❯ 

Quante volte, in missione, mi hanno chiesto “Perché sei qui? Hai lasciato la tua famiglia, la tua terra, i tuoi amici…” Rifletto e rispondo: è per condividere con voi la

mia vita e testimoniare con il mio comportamento, i miei gesti, i miei limiti, che Dio ci ama e facciamo parte della stessa grande Famiglia che è l’Umanità.

“Di me sarete testimoni”. Per noi missionari questo ha un grande valore. La nostra presenza deve essere credibile, vera. Ma come fare? Certo occorrono anche le strutture per aiutare, occorre l’annuncio esplicito… Ma il nostro motore, ciò che ci spinge nel profondo, lo si trova nel Vangelo: nei nostri gesti, nei nostri comportamenti, nello stare vicino ai poveri, agli indifesi, agli sfruttati, come ha fatto Gesù. Rimanere aperti al dialogo, dire a tutti che Cristo è venuto per starci accanto nel cammino. Siamo inviati non solo per fare la missione, ma per vivere la missione; non solo per dare testimonianza, ma per essere testimoni di Cristo con la coerenza della nostra esistenza

Nella mia esperienza missionaria il “Di me sarete testimoni” ha risuonato in tanti modi, proprio perché la nostra vita è un viaggio e lungo il percorso accadono molte cose: a volte incontriamo belle sorprese, altre volte no.

Come quando in pochi giorni ho dovuto urgentemente lasciare la missione. Ero in piena attività (e con molte attività!), ma la salute non mi permetteva di restare, visto che in Guinea Bissau non esistono possibilità di diagnosticare malattie così complesse. Arrivata in Italia e dopo vari esami, mi dicono che ho un tumore maligno al seno. In quel momento mi crolla il mondo addosso, i pensieri vagano per la testa. Tutto cambia all’improvviso: il senso della vita, il valore delle relazioni, della preghiera, del futuro…

Ma Gesù dice “Di me sarete testimoni”: è chiaro il legame tra il missionario e Cristo. Di Lui dobbiamo testimoniare e sappiamo che il Cristo si è fatto uomo, ha sofferto, è morto ed è risorto. Quindi, anche nella mia vita, devo essere capace di testimoniare nella gioia, nel dolore, in terra di missione, in Italia, quando sono in salute… ed anche nel periodo della malattia.

Io sono chiamata ad essere missionaria adesso, nel qui ed ora. Gesù chiede di essere suoi testimoni ma non mette mai limiti di tempo o di situazioni.

Per sempre, in qualsiasi condizione.

 

di suor Alessandra Bonfanti
Missionaria dell’Immacolata in Guinea Bissau

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