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Azzeratori di disuguaglianze pt.3: la giustizia | Secondo le scritture

Il Discorso della Montagna fornisce la chiave di lettura per comprendere fino in fondo il concetto di giustizia. Che per Papa Francesco non può fermarsi al qui e ora

Nella scorsa “puntata” abbiamo potuto dare uno sguardo al Regno dei Cieli grazie all’offerta della vedova che dà tutto quello che ha per i poveri. Il Regno è già qui, ma non è ancora compiuto difatti Gesù, nel famoso Discorso della montagna dice:

❮❮ Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. (Mt 5,6) ❯❯

La parola giustizia non compare solamente qui: la si ritrova a più riprese in questo discorso e anche nel capitolo successivo, il sesto del primo Vangelo. In vocabolo greco è sempre lo stesso, dikaiosúne, giustizia, ma come osserva Carlo Maria Martini nel suo libricino Beati voi! questa parola viene declinata secondo tre sfaccettature, tre atteggiamenti differenti: la giustizia di Dio (“Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” Mt 6, 33), la giustizia dell’uomo (“Guardatevi dal praticare le vostre buone opere – la giustizia, nell’originale greco – davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli” Mt 6, 1) e la giustizia sociale (“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli” Mt 5, 20).

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto, la giustizia sociale, che vorrei soffermarmi.

La Chiesa ha sempre cercato – suo malgrado, a volte, anche per portare avanti i propri interessi – di gestire e orientare la vita laica dello Stivale nelle diverse forme amministrative e giuridiche che si sono avvicendate nel corso dei secoli. Ma è dalla fine dell’Ottocento che, con la promulgazione dell’enciclica Rerum Novarum, nasce quella che verrà definita la Dottrina Sociale della Chiesa: una serie di riflessioni offerte dai pontefici tramite encicliche, documenti e discorsi di taglio sociale. L’obiettivo di tale dottrina è uno e uno soltanto: dare delle indicazioni che possano ispirare la società civile nella costruzione di una collettività in grado di promuovere relazioni rispettose della piena dignità dell’uomo e basate sui principi di giustizia e bene comune.

Il cardine di tale teoria è il cosiddetto principio personalista, che affonda le sue radici nel criterio supremo della carità poiché la Chiesa vede nell’uomo l’immagine vivente di Dio stesso (CDSC 105). Tale principio trova eco in tutte le carte costituzionali dei Paesi che si impegnano a promuovere socialmente i diritti dell’uomo, visti come garanzia della dignità, irrevocabile e irrinunciabile, che gli uomini e le donne di ogni estrazione sociale, orientamento religioso, sessuale e politico hanno. Notiamo quindi un imprescindibile legame tra la sfera personale e sociale: solamente se ogni persona si riconosce come soggetto attivo, consapevole e responsabile della società tutta, allora si potrà costruire una collettività giusta ed equa. E per fare ciò si devono escludere tutti i progetti sociali massificanti (dittature e non solo), ma anche regolare tutti i programmi che esaltano la libertà e l’autonomia soggettiva a danno dei soggetti più fragili e ai margini.

Un altro principio fondamentale è quello della solidarietà, che certamente ha profonde radici bibliche e cristologiche, ma non solo: questo criterio si trova già nel diritto romano, per poi godere di massima considerazione negli ideali della Rivoluzione Francese prima e del Risorgimento poi.

La proposta che la Chiesa avanza circa questo concetto è basata sulla convinzione che Gesù abbia dato sé stesso per il mondo intero, non solo per i suoi. Se la solidarietà, insuperabilmente realizzatasi nell’uomo di Nazaret, è stata con l’umanità intera, allora anche noi siamo chiamati a realizzarla con tutti, senza eccezioni né deroghe. Dal pensiero di Giovanni Paolo II in poi, questo principio è talmente centrale e ampio che sostanzialmente si trova a coincidere con quello della giustizia stessa e assume il ruolo di motore che trasfigura i rapporti tra le persone sia sul piano individuale che collettivo e addirittura trans-generazionale: la responsabilità della quale il criterio di solidarietà ci investe rimanda non solo all’agire bene hic et nunc, ma al sapersi porre in un contesto di gratitudine per ciò che abbiamo ricevuto in eredità dalle generazioni prededenti, spronandoci sempre di più nell’impegno per le generazioni che seguiranno. Facendo in modo non solo di consegnargli ciò che noi abbiamo ricevuto, ma facendo sì che tale “cumulo” di beni, cultura e diritti sia migliore, più ampio e inclusivo.

Torniamo così al pensiero di Papa Francesco che aveva aperto il nostro viaggio nelle Scritture: chi più di lui insiste proprio su questo impegno giusto ed etico verso gli ultimi, le periferie, gli scartati e la nostra casa comune? In definitiva, l’attuale pontefice ci chiede di costruire un presente dignitoso per tutti, che possa diventare un futuro pieno di opportunità non solo per chi appartiene a certe classi sociali, alle maggioranze o alle correnti politiche dei potenti di turno, ma per tutti, davvero tutti.

Però… c’è un però. “Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. (Fratelli Tutti, 30)

La questione è: come cambiare paradigma? Come passare dal vivere, lottare e implementare i diritti miei e della comunità alla quale appartengo, all’impegnarmi per far sentire la voce di chi è fisicamente o socialmente lontano, per farmi carico delle sue lotte e delle sue necessità?

Concludiamo questo percorso con un detto che amo molto dell’Imam ‘Ali ibn Abi Talib, cugino del profeta Maometto:

❮❮ Le persone sono di due tipi: o sono tuoi fratelli nella fede o tuoi simili nell’umanità ❯❯

Se tenessimo sempre a mente questo, ovvero che il prossimo è nostro simile nell’umanità, al di là delle differenze che a volte uniscono e a volte dividono, tutto sarebbe un pochino più semplice.

 

Di Valentinva Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità

 

Questa rubrica

“Secondo le Scritture” è la rubrica di taglio teologico che esplora la Bibbia in cerca dei temi che, mensilmente, scegliamo di affrontare.

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