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Azzeratori di disuguaglianze pt.2: la vedova | Secondo le scritture

L'offerta della vedova è un episodio del Vagelo letto troppo spesso in chiave moralista. Dietro quelle due monete c'è molto di più: una giustizia sovrabbondante e totalizzante

Passeggeri ignari

Nello scorso articolo abbiamo visto come l’amore verso lo straniero, nel Deuteronomio, sia collegato alla virtù divina della giustizia e come l’abbraccio di Dio racchiuda non solo il popolo eletto, ma ogni uomo. Ora passiamo ai Vangeli, dove vedremo altri aspetti di questa giustizia: vorrei soffermarmi innanzitutto sull’episodio della vedova fuori dal tempio in Marco 12, 41-44.

❮❮ E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.
Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.
Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere. ❯❯

la tzedakà: l’offerta per i poveri

Siamo a Gerusalemme, dentro al Tempio e, più precisamente, Marco narra che Gesù si trova seduto davanti al tesoro ovvero a quella parte del tempio che conteneva la cassa delle offerte, intento ad osservare la folla attorno a sé.

Vi sono tantissime persone e tanti ricchi, tutti lì per adempiere alla prescrizione della Tzedakà – che letteralmente significa “giustizia” ed è diversa dal concetto di carità – ovvero dell’offerta che si deve devolvere per aiutare i più poveri. Ci sentiamo anche noi quasi sopraffatti dal passaggio di tutte quelle persone che gettano il loro denaro.

Ma, improvvisamente, ecco comparire sulla scena la protagonista di questo brano, che attirerà l’attenzione di Gesù: una povera vedova. La sua offerta è misera poiché si tratta di due monetine, ma è interessante la specificazione del numero in quanto, essendo due, una di esse poteva tranquillamente essere trattenuta dalla povera donna, senza per questo venire meno all’obbligo di compiere giustizia verso il Tempio e i poveri. Sottolineando questo gesto estremamente generoso si va delineando il contrasto tra i tanti ricchi che offrono tante monete e la singola donna che ne offre solamente due.

la vedova e l’albero di fico

Solo davanti a questa opposizione prende iniziativa Gesù: raduna i suoi discepoli e apre il suo discorso con la solenne formula “in verità io vi dico” che, in questa sezione del Vangelo ambientata al Tempio, era stata precedentemente usata (cfr. Mc 11, 20-25) in un altro momento di insegnamento rivolto esclusivamente ai suoi, davanti all’albero secco di fichi.

Questa pianta viene citata già dal profeta Isaia, nell’episodio della guardigione del re Ezechia (Is 38,21); simboleggia operosità e generosità ed è proprio la mancanza di queste a far arrabbiare Gesù. Si viene a delineare un secondo contrasto, stavolta tra la pianta, che potenzialmente è molto generosa ma, di fatto, non lo è, e la vedova che invece è molto povera ma che, non risparmiandosi, si scopre artefice di una fruttuosità che avrà un degno parallelo solamente con l’offerta dell’olio di nardo a Betania.

Inoltre, il fico, secondo una simbologia elaborata da C. Boureux, teologo domenicano francese, rimanda alla scienza religiosa e al timor di Dio; la vedova potrebbe quindi essere definita come donna davvero pia che, pur di essere giusta, mette in pericolo la sua sopravvivenza donando tutto ciò che ha.

 

La vedova: il simbolo della giustizia eccedente

Per molto tempo questo episodio e il discorso di Gesù sono stati interpretati in chiave moralista, con l’intento di fare della vedova un esempio da seguire. Però la maggioranza dei più recenti biblisti sembra concordare nel rifiuto di un tale intento cercando, invece, di indagare sulle peculiarità dell’episodio e non tanto sull’intento di Gesù di portare questa scena all’attenzione dei suoi discepoli.

Focalizzandoci quindi sul brano il Maestro vuole, dapprima, sottolineare il comportamento di coloro che, in qualche modo, si mettono in mostra davanti agli uomini e davanti a Dio con offerte molto generose e, solo dopo, l’attenzione si concentra su una povera donna che diviene emblema della giustizia eccedente.

Ed è proprio con quell’avverbio invece – in greco dè – che Gesù sembra voler sottolineare il capovolgimento chiave di tutto l’episodio: il poco che caratterizza la donna diviene non solo tanto, ma pánta ósa, tutto, e non si tratta “solamente” di tutto quello che possedeva ma di ciò che le era davvero essenziale per vivere.

Si capisce quindi la solennità di questo insegnamento: si tratta di una parola sul Regno, dove tutto è nuovo, dove tutto viene capovolto, dove tutto è giusto.

 

Di Valentinva Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità

Nel prossimo articolo

La terza parte di questo contributo si concentrerà sul tema dei disequilibri nel Discorso della Montagna (Mt 5, 1-12).

Le foto di questi articoli sono quelle dei finalisti degli Unsplash Awards, un contest online a cui partecipano fotografi da tutto il mondo, selezionati da una giuria di editor internazionali.

Questa rubrica

“Secondo le Scritture” è la rubrica di taglio teologico che esplora la Bibbia in cerca dei temi che, mensilmente, scegliamo di affrontare.

 

Condizioni di schiavitù

Il turno di lavoro della manodopera è di 12 ore al giorno, tutti i giorni della settimana. Si alzano alle 5, in modo da essere al lavoro alle 6. Vengono trasportati ai vari cantieri da pulmini con orari stabiliti.  Da maggio a ottobre la temperatura diurna raggiunge 45-50 gradi, ma non possono tirare il fiato se non per un’ora a pranzo. Durante il Ramadan gli viene concessa un’ora in più. Troppo stanchi per mangiare, preferiscono trovare un riparo all’ombra e riposare.

Per questo motivo alcuni professionisti occidentali, residenti a Dubai, hanno fondato un progetto chiamato Sameness for Workers (uguaglianza per i lavoratori) il cui scopo è quello di focalizzare l’attenzione su questa parte di umanità altrimenti dimenticata. Portare loro dell’acqua, scambiare qualche parola gentile li fa sentire ancora esseri umani.

Due mondi opposti

È grazie a loro se oggi ammiriamo quelle incredibili opere edili che sono il più esteso lungomare del mondo (25 chilometri), la Marina (una baia all’interno della città che ci ricorda Manhattan) e innumerevoli alberghi a 5 stelle.

Questi due mondi opposti, i ricchi Emirati e i lavoratori indigenti, confluiscono insieme solamente al tramonto, sulle diverse spiagge della capitale, per ammirare il sole che si tuffa nel mare, nel momento in cui il muezzin intona il canto della quarta preghiera della giornata.

 

Testo e foto di Roberta Lattuada
fotografa e viaggiatrice

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