Ho pensato allora di raccontare la vicenda della famiglia Mavian, che dovette scappare dalla propria terra lasciando casa, lavoro e ogni cosa solo perché appartenente a un gruppo minoritario. Sto parlando della persecuzione armena del secolo scorso che Marina, signora raffinata e gentile che ringrazio di cuore per la sua disponibilità, nonché presidente di Casa Armena – Hay Dun mi ha raccontato per il blog del Centro Pime.
Chi è Marina Mavian?
Mio padre Girair era invece di Bursa, città importante della Turchia, e quando era piccolissimo la sua famiglia (mio papà aveva tre fratellini) si trasferì a Costantinopoli. Oltre che armeni i Mavian erano anche italiani. Doppio problema per l’impero ottomano poiché l’Italia era, nell’assetto geopolitico del tempo, un paese nemico.
Come mai suo nonno era italiano?
Cosa vuol dire crescere in una famiglia con questa storia alle spalle?
Lei è italiana ma cresciuta in un contesto familiare di tradizioni e religione diversa dalla maggioranza: si è mai sentita discriminata per questo?
Possiamo dire che le due siano Chiese sorelle: Giovanni Paolo II, quando andò in Armenia nel settembre 2001 per festeggiare i 1700 anni dalla nascita della Chiesa armena, fu ospite nello stesso edificio del Catholicos che è il capo della Chiesa Armena Apostolica in quanto non c’è una grande differenza. Una importante riguarda il celibato perché i preti armeni che scelgono di rimanere parroci possono sposarsi, diversamente da quelli che fanno carriera ai quali, invece, è richiesto il celibato.
Cosa ha provato la prima volta che è stata in Armenia?
Il popolo armeno, nei millenni, ha subito persecuzioni, violenze, ma ha sempre mantenuto la fede cristiana: infatti nel vasto territorio che formava l’Armenia storica, nei secoli, ha eretto miriadi di chiese e di khachkar. Purtroppo gran parte dell’immenso patrimonio artistico è stato devastato non solo dai terremoti, ma soprattutto da atti volontari dei conquistatori, che hanno distrutto il più possibile effettuando un vero e proprio genocidio culturale, che ancora in questo secolo ha visto in Nachicevan la distruzione di ottantanove chiese armene antiche e di migliaia di pietre tombali dell’antico cimitero medioevale armeno di Giulfa. Scatti satellitari prima e dopo ne confermano la distruzione totale. Al posto delle antiche chiese e cattedrali sono sorte moschee o solo distese di arida terra.
Dal 2008 è presidente di Casa Armena – Hay Dun di Milano: di cosa si occupa questa realtà? È cambiato qualcosa nel suo sentirsi anche armena?
Vorrei concludere con una riflessione generale sulla questione dei rifugiati: lei pensa che oggi, nel mondo globalizzato in cui ci troviamo ma paradossalmente sempre più orientato alla chiusura dei confini e alle identità nazionaliste, sia cambiato qualcosa rispetto a 100 anni fa?
Oggi in tanti fuggono da guerre o da situazioni di miseria e violenza, ma accoglienza e integrazione sono ancora un difficile traguardo da raggiungere.
Di Valentina Venturini
teologa ed educatrice presso la sede di Busto Arsizio dell’Ufficio Educazione Mondialità